
Tav: il carnevale di Delrio
La Torino Lione è un progetto in avanzato stato di decomposizione. Uno ad uno cadono i trucchi e le bugie intorno alla grande opera di cartapesta che non convince più nessuno. E così arrivano anche i saldi di fine stagione con le ipotesi di drastico ridimensionamento . Più che una ferrovia sembra una raccolta punti. Un illusionismo dietro il quale si nasconde però l’ennesimo bluff da smascherare.
I soldi non ci sono. Lo avevamo detto con largo anticipo e avevamo ragione noi. Il Governo Francese, fustigato dalla sua Corte dei Conti , ha già dovuto fare marcia indietro ammettendo che la parte transalpina della Torino Lione non è un’opera prioritaria e rinviando la decisione tra vent’anni . E in Italia? La progettazione creativa degli architetti di governo (Virano e Foietta) ci regala l’ultima trovata carnevalesca: una Torino Lione da realizzare a pezzetti. È Graziano Delrio, ministro e sedicente ambientalista, ad annunciarla venerdì scorso: ”useremo gran parte della linea esistente”, dice, grazie ad “un’intelligente rivisitazione dei progetti per fare le opere nei tempi giusti, con i costi minori e che siano davvero utili”. Spesso la politica non ha il senso del ridicolo.
Da oltre vent’anni Il Movimento No Tav dimostra che si può utilizzare la linea esistente. Ora anche il ministro ci dà ragione ma sotto gli slogan il cemento gronda a fiumi. Meglio andare a vedere chi resta in questa hit parade di “opere davvero utili” che vorrebbero propinarci.
Il Tunnel di Base (57 km di doppia galleria ancora da scavare sotto le Alpi) resta la priorità numero uno. Il governo lo conferma pervicacemente malgrado sia un doppione inutile del traforo ferroviario già in esercizio al Frejus, ammodernato pochi anni fa per il transito dei grandi container (high cube) e del tutto sottoutilizzato. Nei programmi di Renzi e Delrio non si può rinunciare a bruciare 8,6 miliardi di euro e oltre di denaro pubblico .
Nella tratta nazionale gli architetti di governo reinventano la geometria: il percorso più breve tra 2 punti? Una curva che scende vertiginosamente verso sud per poi risalire, allungando inutilmente il percorso tra Avigliana e Torino (già collegate dalla ferrovia esistente). Lo scopo? Attraversare il defunto scalo merci di Orbassano, un deserto dei tartari definitivamente abbandonato dai servizi merci di Trenitalia. 13 km tra tunnel a doppia canna sotto la collina morenica e cantieri a cielo aperto, al modico prezzo di 1,5 miliardi di euro (interamente a carico dello Stato italiano).
Ma tutto questo ha ancora uno scopo? Le merci non ci sono mai state, le previsioni esponenziali di crescita sono miseramente sconfessate dalla storia. Ma ora è il progetto Torino-Lione ad evaporare , fatto a fette come un salame, un pezzo si e uno no. Una realizzazione schizofrenica che mette in discussione la funzionalità stessa dell’opera. Una volta finiti l’enorme buco nella montagna e l’ottovolante ferroviario tra Dora e Sangone, i treni merci (ammesso che ci siano) continueranno a non sapere dove passare. Difficilmente potranno attraversare Torino, il cui passante ferroviario è un vero collo di bottiglia: difficile convivenza fra traffico merci e passeggeri, limitazioni di sagoma e impossibilità di far passare merci pericolose. Gli architetti di governo si aggrappano disperatamente ad una soluzione di emergenza: instradare i treni merci verso sud (ma non dovevano andare ad est?), lungo la ferrovia Torino-Alessandria-Novi Ligure (9). Peccato sia una delle linee più strette del regno, le cui sagome impediscono il transito dei grandi container.
Un gran pasticcio. L’incapacità di politici e architetti di governo è imbarazzante, i loro progetti sono inutili e fallimentari. L’unica cosa certa è il costo, inaudito, che vorrebbero farci pagare. Depredando la già esangue finanza pubblica. E violentando la nostra terra e le nostre comunità, trattate come colonie, sfigurate dalla devastazione perenne dei cantieri e dalla militarizzazione.
Se ne stanno accorgendo in molti, pare. Prima in Valsusa e a Rivalta, poi a Venaria. E infine, clamorosamente, a Torino. Il partito del cemento è in affanno, sta progressivamente sparendo dalla carta geografica. A cancellarlo sono le persone che riprendono in mano le proprie vite e il proprio futuro. Quelle che rispediranno al mittente anche gli ultimi 25 km di allucinazioni di Renzi, Delrio, Virano, Foietta & C.
Come sempre, da generazioni, abbiamo più fiato di voi. Quando vi avranno dimenticato, noi saremo ancora qui. Perché il Movimento No Tav è un interlocutore credibile: dice quello che fa, fa quello che dice. Sempre.
Il Movimento Notav
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