
La salute sacrificata
C’è una parola che ricorre spesso nei discorsi politici ufficiali: priorità.
La usano i governi quando parlano di bilanci pubblici, le regioni quando devono scegliere dove investire, le istituzioni quando spiegano perché alcune decisioni vengono prese e altre rimandate e si leggono nelle leggi, nei rinvii e nei tagli. Ed è qui che emerge un dato sempre più evidente: quando entrano in gioco interessi economici, grandi opere, vincoli di bilancio o pressioni da parte della “legge del profitto”, la tutela della salute diventa negoziabile.
Negli ultimi tempi diversi fatti, raccontano sempre lo stesso schema. Episodi differenti che, messi uno accanto all’altro, compongono un quadro chiaro: la salute pubblica continua a essere trattata come una variabile sacrificabile.
Partiamo dall’aria che respiriamo.
La Pianura Padana è una delle aree con la qualità dell’aria peggiore d’Europa, con livelli di inquinamento che superano i limiti di sicurezza e comportano gravi conseguenze per la salute pubblica. Eppure, arrivano notizie sorprendenti: i fondi nazionali destinati al contrasto allo smog sono stati drasticamente ridotti. Infatti, secondo le previsioni contenute nella nuova legge di bilancio, le risorse scenderebbero dai 105 milioni previsti per il 2027 a soli 20 milioni, con una riduzione intorno al 75-80%. Anche nel 2028 il calo sarebbe analogo, passando da 110 a 25 milioni. Il risultato è immaginabile: meno risorse per la riduzione delle emissioni, meno interventi strutturali, meno strumenti per affrontare una crisi sanitaria che colpisce milioni di persone. Non si tratta solo di numeri. Significa accettare che l’emergenza sanitaria legata all’inquinamento atmosferico continui ad essere gestita con misure parziali e risorse limitate.
Anche quando parliamo di acqua non va molto meglio.
Dal gennaio 2026 l’Unione Europea ha introdotto nuove regole per il monitoraggio dei PFAS – le sostanze per- e polifluoroalchiliche – conosciute come “inquinanti eterni” perché non si degradano e si accumulano nell’ambiente e nel corpo umano. Sono composti associati a effetti tossici, interferenze endocrine e possibili rischi cancerogeni. Eppure, mentre queste norme entravano in vigore, l’Italia ha deciso di rinviare di sei mesi l’applicazione di alcuni limiti più severi che lo stesso governo aveva stabilito per quattro PFAS prioritari. Una proroga “tecnica”, spiegano le istituzioni, per dare tempo ai gestori degli acquedotti di adeguarsi. Ma nella pratica significa una cosa molto concreta: più tempo durante il quale queste sostanze possono continuare a circolare nell’ambiente e nelle acque destinate al consumo umano, senza ulteriori limitazioni.
Ancora una volta, quando la tutela della salute entra in “concorrenza” con tempi amministrativi, costi industriali o equilibri economici, è la prima a slittare.
A tutto ciò si aggiunge un altro tassello: la sanità territoriale.
Le cosiddette Case di Comunità, che ci hanno venduto come uno dei pilastri della medicina di prossimità finanziata dal PNRR, procedono a rilento. In alcune aree i cantieri non sono ancora partiti, mentre i fondi restano bloccati tra procedure e burocrazia.
È il caso, ad esempio, della Casa di Comunità ad Oulx in Alta Valle di Susa, che dovrebbe rafforzare i servizi sanitari di un territorio montano dove l’accesso alle cure è più complesso. Ma anche qui il progetto resta fermo tra ritardi e fondi bloccati.Il risultato è che servizi fondamentali, prevenzione, medicina territoriale, assistenza di base, restano sulla carta mentre i territori continuano a perdere presidi sanitari e accesso alle cure.
Aria inquinata, acqua contaminata, servizi sanitari che non ci sono. Tre ambiti diversi, ma un’unica linea: quando si tratta di salute pubblica le decisioni politiche sembrano sempre tardive, ridimensionate o rimandate. Si rinviano i limiti ambientali. Si tagliano i fondi per migliorare l’aria. Si rallentano gli investimenti nella sanità territoriale. Intanto le conseguenze sono sulla pelle delle persone: malattie respiratorie, contaminazioni ambientali, servizi sanitari sempre più distanti.
Qui la questione diventa inevitabilmente politica. Perché mentre si riducono al lumicino i fondi per la qualità dell’aria, si prorogano i limiti agli inquinanti e si frenano investimenti nella sanità territoriale, miliardi di euro continuano a essere destinati invece a infrastrutture e grandi opere presentate come inevitabili. La Val di Susa ne conosce bene il meccanismo: da oltre trent’anni siamo minacciati dal progetto della linea ad alta velocità Torino-Lione, un’opera che assorbe risorse enormi e che continua a trasformare il territorio con cantieri, scavi e impatti ambientali significativi. Pensate ai 35 milioni di euro investiti per comprare la Talpa, quanto invece avrebbero potuto dare aria al sistema sanitario territoriale al collasso.
Ma la questione non riguarda solo la Val di Susa. Riguarda il modello di sviluppo: le grandi infrastrutture trovano sempre finanziamenti, accelerazioni normative e sostegno politico, mentre le politiche ambientali e sanitarie procedono tra rinvii, tagli e promesse. Il filo che unisce queste vicende è sempre lo stesso: la salute pubblica viene trattata come una variabile da soppesare con altre priorità e da sacrificare sull’altare del profitto.
Prima vengono le opere, gli investimenti, la crescita economica misurata in chilometri di infrastrutture e cantieri aperti. Solo successivamente – se resta spazio – arrivano l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, i servizi sanitari di cui abbiamo bisogno. Non è una fatalità, è una scelta politica. Ed è proprio questo modello che continua a produrre territori più fragili, comunità più esposte ai rischi ambientali e sistemi sanitari sempre più sotto pressione. Per questo parlare di salute significa inevitabilmente parlare di politiche pubbliche, di risorse e di priorità.
E significa anche ricordare che l’ambiente in cui viviamo, le infrastrutture che vengono costruite e i servizi che vengono finanziati non sono elementi separati, ma parti dello stesso sistema. Un sistema in cui, troppo spesso, la salute collettiva continua a essere il prezzo da pagare.
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