
Il Movimento No Tav aderisce al Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili (TNPCF)
Il Movimento No Tav, che si batte da oltre 30 anni contro la realizzazione di un secondo e smisurato tunnel ferroviario sotto le Alpi, aderisce alla campagna globale per giungere a un Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili (TNPCF). La campagna è stata rilanciata in Italia da GEA – Scuola di Giustizia Ecologica e Ambientale.
L’industria dei combustibili fossili alimenta un modello di sviluppo che provoca una crescita illimitata senza comprendere e rispettare i limiti fisici del nostro pianeta e che porta a una sistematica distruzione degli ecosistemi e a uno sfruttamento incontrollato dei territori e delle risorse.
L’industria dei combustibili fossili è responsabile di quasi i tre quarti di tutte le emissioni storiche di CO2 dall’inizio della rivoluzione industriale a oggi, emissioni che sono causa di quell’innalzamento delle temperature che rischia di mettere in discussione la nostra stessa esistenza sulla Terra. Inoltre l’economia basata sui combustibili fossili è la più diretta fonte di conflitti e guerre a livello planetario.
Il movimento notav si batte per la difesa del territorio della valle di Susa dall’aggressione e dallo scempio conseguenti alla imposizione di un secondo e smisurato tunnel ferroviario sotto le Alpi, una grande opera inutile che si inserisce perfettamente in questa logica di crescita ininterrotta. Il tunnel ferroviario che si vuole costruire è legato a interessi economici che mettono in secondo piano o non si curano per nulla della salute del territorio e dei suoi cittadini.
Contrariamente a quanto i promotori hanno cercato di far credere – la realizzazione della linea TAV non ridurrebbe affatto le emissioni di CO2 grazie allo spostamento di traffico dalla gomma alla rotaia, poiché – come risulta anche da un documento della Corte dei Conti Europea, le emissioni dovute alla realizzazione dell’infrastruttura verrebbero compensate dal passaggio di treni merci decenni più tardi rispetto a quando dovremmo azzerare le emissioni secondo quanto stabilito dall’accordo di Parigi del 2015.
Per questo la lotta del movimento notav è strettamente in sintonia con la campagna per giungere a un Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili (TNPCF)
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