Il lato oscuro della Torino – Lione: Novità eclatanti che rivelano la manipolazione dei dati
Riprendiamo da Presidio Europa il comunicato stampa in cui si rileva la manipolazione dei dati da parte di Telt per quanto riguarda le previsioni di traffico e quelle di risparmio di CO2 nel progetto della nuova Torino – Lione. Ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, ecco svelata la grande balla del TAV, inutile e inquinante.
La Corte dei Conti Europea (ECA) ha esaminato il progetto Torino-Lione con l’obiettivo di appurare se la Commissione Europea avesse provveduto affinché questa infrastruttura transfrontaliera, cofinanziata dall’UE e facente parte della rete centrale di trasporto europea, fosse pianificata in maniera adeguata e risultasse efficiente.
Le conclusioni dello studio sono contenute nel Rapporto Speciale n. 10/2020 dedicate al progetto Torino-Lione e dimostrano la palese manipolazione dei dati presentati dai promotori del progetto.
Per vederci più chiaro è stato richiesto alla Corte dei conti europea lo studio dei ricercatori (in particolare del prof. Yves Crozet del Laboratorio Pianificazione Economia Trasporti dell’Università di Lione) sulla base del quale ECA ha tratto le sue conclusioni negative, che sono trascritte al fondo di questo Comunicato.
ECA ha accolto la nostra richiesta inviandoci il documento1 che svela l’inconsistenza delle argomentazioni a sostegno della nuova linea, il vero e proprio lato oscuro del progetto Torino-Lione.
Il prof. Yves Crozet ha scritto nel suo rapporto che “I promotori di grandi progetti infrastrutturali devono produrre dati per convincere i responsabili delle decisioni e i finanziatori. Nel caso dei finanziamenti privati, essi tendono in genere a gonfiare le previsioni di traffico da un lato e a sottovalutare i costi di attuazione dall’altro.”
E prosegue: “La galleria Lione-Torino è un tipico esempio di questa manipolazione del calcolo economico in cui, oltre alla sopravvalutazione del traffico, vi sono valutazioni fantasiose dei guadagni in termini di emissioni di CO2. Una volta rivisti, i dati del calcolo economico danno al progetto un quadro completamente diverso”.
Queste affermazioni confermano ciò che era stato immaginato, ossia che i decisori politici dell’UE, di Francia e di Italia hanno approvato e continuano a sostenere il progetto Torino-Lione sulla base di dati artefatti e fuorvianti.
Il Rapporto Speciale n. 10/2020 tralascia i necessari dettagli interpretativi presenti nel Rapporto del prof. Crozet del quale, per una più agevole lettura, proponiamo una sintesi.
Ricordiamo che il Parlamento Europeo voterà domani 6 ottobre 2020 la Legge Clima che prevede la drastica diminuzione delle emissioni di CO2 entro il 2030 e il 2050 rispetto ai livelli del 1990 in coerenza con l’accordo di Parigi del 2015.
Sintesi ragionata del rapporto Crozet
Inattendibilità dei dati di traffico
Secondo i proponenti il traffico merci ferroviario complessivo sulla direttrice Torino-Lione sarebbe, nel 2035, più di 41 milioni di tonnellate/anno pari a circa 14 volte il traffico attuale.
I proponenti avevano valutato per il 2004 un traffico di 8,2 milioni di tonnellate con una tendenza alla crescita che avrebbe portato il traffico a 13 milioni di tonnellate nel 2020, cioè 4 volte il traffico effettivamente misurato nel 2016.
I proponenti hanno poi affermato che il traffico, tra il 2020 e il 2035, sarebbe cresciuto del 7,6% all’anno; il tasso di crescita indicato deve confrontarsi col fatto che il traffico complessivo (strada più rotaia) attraverso l’intero arco alpino è cresciuto, tra il 1984 e il 2014, del 2,6% all’anno. L’autore si chiede come sarebbe possibile avere un risultato tre volte maggiore della tendenza negli ultimi 30 anni, tanto più che dal 2008 il volume del trasporto merci risulta solo debolmente legato alla crescita del PIL.
Considerando il solo traffico ferroviario classico (senza autostrada ferroviaria) la progressione presentata dai proponenti porta a 28 milioni di tonnellate/anno nel 2035 cioè 10 volte i valori attuali. L’autore si chiede per quale sortilegio sarebbe possibile conseguire un simile risultato quando, tra il 2000 e il 2016, il traffico ferroviario mercantile in Francia è calato del 40%.
Passando all’autostrada ferroviaria, secondo i proponenti il traffico nel 2035 sarebbe ben 65 volte quello del 2004.
Inattendibilità dei risparmi di CO2
Secondo i proponenti la costruzione del tunnel riverserebbe in atmosfera circa 10 milioni di tonnellate di CO2 aggiuntive rispetto al livello attuale di emissioni. Poi, entrando in funzione la nuova linea e sostituendo una parte rilevante del traffico su strada, le minori emissioni compenserebbero quanto liberato durante la costruzione giungendo, entro il 2037 (circa 25 anni dopo l’inizio dei lavori), a recuperare tutto l’eccesso; da lì in poi la nuova modalità porterebbe ad una riduzione netta del livello di emissioni generato dal trasporto. Dopo ulteriori 30 anni (55 dall’inizio lavori) la CO2 “risparmiata” ammonterebbe a circa 70 milioni di tonnellate, al ritmo di 2,5 milioni di tonnellate all’anno.
Tutto ciò con l’ipotesi che i flussi di traffico siano quelli indicati dai proponenti, la cui attendibilità è stata già criticata. Comunque, con quei flussi di traffico i proponenti affermano che, con l’entrata in funzione della linea, si avrebbero 900.000 camion all’anno in meno sulle strade. 1 A partire da questo dato e valendosi delle tabelle ufficiali disponibili in Francia2 l’autore effettua un calcolo di verifica riguardo al risparmio di CO2.
Si assume che il camion la cui merce finisce sulla nuova ferrovia avrebbe effettuato un viaggio standard di 300 km (la linea ferroviaria è lunga circa 270 km). Le emissioni di CO2 di un articolato da 40 tonnellate sono oggi pari a circa 86 g per tonnellata trasportata e per km percorso. Il carico medio di un mezzo pesante da 40 tonnellate lungo un asse come il Lione-Torino è 16,2 tonnellate. Di conseguenza evitando un viaggio si risparmiano
(0,086 x 16,2 x 300) = 417,96 kg di CO2 per viaggio
Se i camion (cioè i viaggi) evitati ogni anno sono 900.000 il risparmio annuale risulta essere
(0,41796 x 900.000) = 376.164 tonnellate di CO2 all’anno
Molto meno (quasi sette volte) dei 2,5 milioni dichiarati dai proponenti. 3
In questo modo per compensare le emissioni in più durante la costruzione occorrono più di 25 anni e così si arriva oltre il 2050 prima di cominciare a risparmiare. Per altro il risparmio totale in capo a 30 ulteriori anni risulterebbe pari a circa 11 milioni di tonnellate, non le 70 dei proponenti.
Se poi i camion in meno all’anno fossero la metà (450.000) gli anni necessari a recuperare la costruzione diventerebbero più di 50 dalla fine dei lavori, portandoci ben avanti nella seconda metà del secolo. In seguito ad altri 30 anni (ormai nel XXII secolo) il risparmio sarebbe di sole 5,6 milioni di tonnellate.
Per completare il quadro, l’autore osserva che tutto il ragionamento fatto dà per scontato che basti “la magia” di un tunnel per ottenere il trasferimento modale dalla strada alla rotaia, ma non si capisce perché dovrebbe essere così visto che negli ultimi vent’anni in tutta la Francia la quota della ferrovia nel trasporto merci si è ridotta, come già ricordato, del 40%.
Commento
È appena il caso di ricordare che l’obiettivo previsto dall’Unione Europea nella nuova legge sul clima è quello di ridurre del 60% le emissioni di CO2 entro il 2030.
____________________________________
1 Attualmente il numero totale di mezzi pesanti nella Valle di Susa e al Monte Bianco è intorno a 1.400.000 unità all’anno.
2 http://www.objectifco2.fr/docs/upload/85/Info%20GES%20Guide%20Methodo_vf.pdf pagina 78
3 Considerando che ovviamente anche il trasporto in ferrovia comporta una emissione di CO2 il risparmio possibile è ancora minore di quello prudenzialmente valutato nel rapporto.
Per una migliore comprensione di questo Comunicato Stampa riportiamo qui alcuni estratti del Rapporto Speciale ECA n. 10/2020.
Riquadro 2 – Notevoli differenze tra i livelli di traffico effettivi e quelli previsti (pagina 27)
1) Sul collegamento ferroviario Lione-Torino, gli ultimi dati (2017) dell’Osservatorio permanente sui traffici stradali, ferroviari e combinati nella regione alpina indicano che meno di 3 milioni di tonnellate di merci vengono trasportate ogni anno sulla linea convenzionale esistente. Ciononostante, la più recente previsione di traffico per il 2035 è di 24 milioni di tonnellate, ossia otto volte l’attuale flusso di traffico. Questa notevole differenza può essere spiegata dall’inadeguatezza della linea convenzionale esistente e dal fatto che il traffico può utilizzare altri passi alpini. Una volta ultimato il collegamento, parte dell’attuale traffico complessivo di 44 milioni di tonnellate (insieme di traffico stradale e ferroviario) tra Francia ed Italia potrebbe potenzialmente essere spostato sul nuovo collegamento. Tuttavia, affinché tale spostamento si verifichi, dovranno essere soddisfatte condizioni complementari: eliminazione delle strozzature, costruzione di collegamenti mancanti a livello di corridoio, promozione delle condizioni del traffico multimodale per garantire traffico ferroviario interoperabile e senza soluzione di continuità.
37 Per quattro delle IFT incluse nel campione di audit (il collegamento Lione-Torino, il collegamento Senna-Schelda, l’autostrada A1 in Romania e il collegamento Fehmarn Belt), gli auditor della Corte, per la valutazione dell’impatto e dei costi associati ai requisiti ambientali, si sono avvalsi del contributo di esperti indipendenti20. Detti esperti hanno concluso che i diversi requisiti ambientali UE, nazionali, ed a volte regionali, complicano e ritardano la pianificazione e l’attuazione delle IFT; i fattori maggiormente limitanti rimangono però quelli riguardanti la dotazione finanziaria.
20 Università di Lione, insieme a ricercatori di Anversa, Milano, Bucarest e Berlino.
38 In aggiunta, i vantaggi ambientali apportati dalle IFT in termini di emissioni di CO2 devono tener conto degli effetti negativi della costruzione, e degli effetti positivi a lungo termine dell’operatività, una volta ultimata l’infrastruttura. In realtà, la costruzione di nuove grandi infrastrutture di trasporto è una fonte rilevante di emissioni di CO2, mentre i vantaggi ambientali dipendono dal volume di traffico effettivamente trasferito da altri modi di trasporto più inquinanti. Visto che il trasferimento modale è stato molto limitato in Europa negli ultimi 20 anni, vi è un forte rischio che gli effetti positivi multimodali di molte IFT siano sovrastimati. Ad esempio, nel 2012 il gestore dell’infrastruttura francese ha stimato che la costruzione del collegamento transfrontaliero Lione-Torino, insieme alle relative linee di accesso, avrebbe generato 10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. Secondo le sue stime, l’IFT (la Torino-Lione, N.d.R.) non produrrà un beneficio netto in termini di emissioni di CO2 prima di 25 anni dopo l’inizio dei lavori. Invece, sulla base delle medesime previsioni di traffico, gli esperti consultati dalla Corte hanno concluso che le emissioni di CO2 verranno compensate solo 25 anni dopo l’entrata in servizio dell’infrastruttura. Per di più, quella previsione dipende dai livelli di traffico: se i livelli di traffico raggiungono solo la metà del livello previsto, occorreranno 50 anni dall’entrata in servizio dell’infrastruttura prima che le emissioni di CO2 prodotte dalla sua costruzione siano compensate.
Documentazione integrativa
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