
“Vietato parlare dei No Tav”, chiesto il processo per Adriano Chiarelli
da Contropiano – L’accusa è di «diffamazione aggravata», l’oggetto del contendere è un articolo uscito nel luglio 2012 sulle pagine di contropiano.org: «Il movimento No Tav accerchiato dalla legge», la cronaca fedele di un viaggio che Adriano Chiarelli aveva realizzato in Val di Susa «per capire a che punto siano le lotte del movimento contro la linea ad alta velocità» e come «la magistratura abbia messo a punto un disegno repressivo ben congegnato».
Lui non si scompone più di tanto, racconta i fatti con freddezza e aspetta la decisione del gip del Tribunale di Torino, l’uomo che dovrà decidere se il caso andrà o no a giudizio.
«Io avevo fatto i nomi e i cognomi – dichiara Chiarelli –, ho riportato semplicemente i fatti e delineato la strategia repressiva della procura: quando c’è di mezzo il movimento No Tav la procura di Torino arriva sempre a ipotizzare una miriade di reati».
Chiarelli, recentemente, ha anche fatto uscire un libro inchiesta sull’argomento, «I Ribelli della Montagna» per Odoya: «Se gli ha dato fastidio quell’articolo immagino l’abbia fatto anche il libro. Ma non lo so, hanno chiesto il processo per un articolo di due anni fa».
Una storia simile, la settimana scorsa, è capitata anche a un altro cronista: Davide Falcioni, che nel 2012 per Agora Vox andò anche lui a vedere cosa succedeva veramente in Val di Susa. L’accusa per lui è di «violazione di domicilio», reato per cui è indagato. Falcioni si era limitato ad andare insieme ad altri militanti nell’edificio della Geovalsusa (una delle aziende impegnate nella costruzione della linea ferroviaria) dove poi i manifestanti avrebbero esposto uno striscione. Scrisse Falcioni a proposito di quell’episodio di protesta tutto simbolico: «Nessun danno è stato arrecato agli oggetti dello studio. Nessuna minaccia ai dipendenti che, anzi, hanno amabilmente chiacchierato con i militanti No Tav presenti».
Da notare che il 28 novembre dello stesso anno, Falcioni andò in aula a Torino, come testimone a sostegno di 17 persone accusate di vari reati per quei fatti. Nel mezzo della sua deposizione il pm Manuela Pedrotta lo interruppe e lo informò che, visto il contenuto delle sue dichiarazioni, si poteva considerare indagato per gli stessi reati degli altri. «Penso che la mia vicenda rappresenti un attacco inaccettabile al diritto di cronaca e alla libertà dei cronisti di raccontare in modo indipendente ciò che osservano – ha detto Falcioni –. Per questo ribadisco che rifarei esattamente ciò che feci in quell’agosto di tre anni fa, indipendentemente da come evolverà l’eventuale processo a mio carico».
Anche notav.info si schiera a fianco di Adriano contro l’ennesima opera di persecuzione del movimento notav e di chi prova a raccontarlo uscendo dallo spartito ammesso dal sistema tav.
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