
Valsusa, territorio da sacrificare
Da anni la Valsusa viene raccontata dai proponenti dell’opera, come un territorio da “rilanciare”, da rendere finalmente produttivo, moderno e competitivo. Questa narrazione accompagna, fin dal principio, l’imposizione della tratta alta velocità Torino-Lione e si declina in un linguaggio apparentemente inclusivo: opportunità di lavoro, formazione, accoglienza, promozione turistica e culturale. Ma dietro a questa retorica si consolida un modello preciso, che trasforma l’intero territorio valsusino in una zona di sacrificio, dove il danno ambientale e sociale viene considerato un prezzo inevitabile e accettabile.
In questo schema, la valle non è più un luogo da abitare, ma uno spazio da utilizzare. Un luogo funzionale ad un’opera che risponde a interessi esterni e che richiede cantieri permanenti, consumo di suolo, militarizzazione e stravolgimento della vita quotidiana. Tutto il resto – lavoro, casa, cultura – viene piegato a questa logica insensata.
Anche il tema occupazionale, spesso portato come argomento determinante, va rimesso al suo posto. C’è lavoro e lavoro. Non ogni posto di lavoro produce benessere, non ogni occupazione è automaticamente un valore aggiunto per un territorio. Il lavoro legato ai cantieri del Tav non è un fattore neutro: è parte integrante di un sistema che devasta, consuma risorse e altera irreversibilmente l’equilibrio sociale e ambientale.
Gli operai impiegati nei cantieri non sono il problema in sé, ma il loro lavoro è inscritto in un meccanismo che genera distruzione e dipendenza. Si tratta di occupazione temporanea, spesso precaria, che non costruisce prospettive di lungo periodo né per chi lavora né per il territorio che la ospita. Un lavoro che arriva insieme al cantiere e se ne va con esso, lasciando dietro vuoti e un tessuto sociale ulteriormente indebolito.
Anche i percorsi di formazione e riqualificazione professionale promossi da Telt si muovono nella stessa direzione. Non nascono da un confronto con i bisogni reali delle comunità locali, né mirano a costruire percorsi di autonomia e autodeterminazione, ma sono pensati esclusivamente in funzione alle esigenze dei cantieri. Non rafforzano il territorio: lo rendono funzionale all’opera. In questo modo lavoro e formazione diventano strumenti di gestione compensazioni offerte in cambio dell’accettazione di un modello che produce perdita di diritti, di salute e di futuro.
Un esempio concreto di questa impostazione emerge anche all’interno della vicenda che riguarda il nuovo autoporto di San Didero, presentato come operazione strategica capace di tutelare l’occupazione e garantire continuità ai lavoratori dello storico autoporto di Susa. La pubblicazione imminente del bando per le subconcessioni dei servizi di ristorazione e rifornimento, accompagnata dall’introduzione di una clausola sociale vincolante, viene raccontata come un risultato positivo e condiviso tra istituzioni, Sitaf e Telt. Tuttavia, anche in questo caso, la salvaguardia occupazionale si inserisce all’interno di una più ampia operazione di ricollocazione infrastrutturale funzionale al sistema Tav e al riassetto logistico connesso al cantiere.
La continuità lavorativa promessa non mette in discussione il modello che produce lo spostamento forzato dell’autoporto, né il contesto di trasformazione territoriale che lo rende necessario. Al contrario, il lavoro viene nuovamente utilizzato come leva di legittimazione di un progetto imposto, presentando come “opportunità” ciò che è in realtà una compensazione a valle di una scelta già compiuta. Anche i percorsi di formazione annunciati dalle istituzioni regionali rispondono principalmente all’esigenza di adeguare la forza lavoro alle nuove funzioni del polo logistico.
Questa visione strumentale emerge con particolare chiarezza anche sul piano dell’abitare. Le iniziative legate alle soluzioni abitative per i lavoratori dei cantieri (come, ad esempio, il grande progetto “Maison del Habitat”) parlano chiaramente di un territorio pensato sempre meno come luogo di vita e sempre più come infrastruttura di supporto all’opera. Le case vengono concepite come alloggi temporanei per gli operari, destinati all’uso foresteria, funzionali alla permanenza provvisoria di una forza lavoro di passaggio. Non di politiche abitative per chi vive in Valsusa o vorrebbe tornarci, ma risposte logistiche alle esigenze cantieristiche.
In questo quadro, persino immobili che richiedono adeguamenti minimi vengono recuperati non per contrastare lo spopolamento o sostenere la residenzialità stabile, ma per essere messi a disposizione di un sistema che consuma territorio e relazioni. È un modello che incentiva la trasformazione delle case in spazi temporanei, scoraggiando la costruzione di percorsi di vita duraturi.
Il risultato è un paradosso solo apparente: mentre si parla di opportunità e rilancio, la Val di Susa corre il rischio concreto di svuotarsi. Lo spopolamento non è un dato naturale, ma l’esito di scelte politiche precise che rendono sempre più difficile restare, costruire legami, immaginare un futuro. La casa, da diritto e fondamento della comunità, diventa una variabile accessoria al servizio del cantiere. Questo processo ha conseguenze profonde sul tessuto sociale. Le comunità si frammentano, i legami si indeboliscono, il senso di appartenenza viene eroso. Alla devastazione ambientale si affianca una devastazione sociale.
Anche la promozione culturale e turistica si inserisce in questa cornice distorta. Le realtà locali vengono chiamate a svolgere un ruolo compensativo: offrire attività e benessere ai lavoratori dei cantieri. Insomma, la cultura ridotta ad un servizio di intrattenimento per chi distrugge un territorio.
In tutto questo, Telt, il governo e le istituzioni che sostengono l’Alta Velocità Torino – Lione non possono essere considerate soggetti tecnici. Sono attori politici a pieno titolo, responsabili di un modello che produce devastazione mentre parla di sviluppo, che alimenta spopolamento mentre promette opportunità, che genera precarietà mentre invoca il futuro.
La Val di Susa non ha bisogno di essere sacrificata per essere “salvata”. Ha bisogno di essere sottratta a un progetto che la consuma pezzo dopo pezzo e di poter decidere autonomamente il proprio destino. Tutto il resto è propaganda costruita sulla testa di un territorio che continua a resistere da oltre trent’anni.
Leggi anche

Torino-Lione: lavori per la nuova linea, disagi su quella esistente
Dal 12 settembre al 9 ottobre stop ai collegamenti ferroviari tra Chambéry e Modane. In Valle di Susa lavori e modifiche alla circolazione sulla linea storica. Intanto, sul versante francese, si costruisce l’interconnessione con la nuova Torino-Lione. Per quasi un mese spostarsi in treno tra Italia e Francia sarà più complicato. Infatti, dal 12 settembre al […]

A 1.800 metri sottoterra, l’incendio smentisce la favola della sicurezza TELT
Lunedì 7 settembre, intorno alle 14, un incendio è divampato in una galleria di accesso al tunnel di base della Torino-Lione, a Saint-Martin-de-la-Porte, in Maurienne. Dentro la galleria, a circa 1.800 metri sottoterra, c’erano 79 lavoratori. Il fuoco è stato domato intorno alle 16 e l’evacuazione dei lavoratori si è conclusa alle 17.30. Una persona è […]

PUNTO INFORMATIVO 15/09 ore 16 Arco di Augusto, Susa
Martedì 15 settembre 2026, alle ore 17.00, presso il Castello di Adelaide, si terrà un incontro pubblico dedicato alla presentazione da parte dei tecnici di TELT del progetto esecutivo relativo agli interventi che interesseranno la mobilità sul territorio di Susa. L’incontro sarà pubblico ma a numero chiuso a discrezione dell’amministrazione. Invitiamo la popolazione a venire […]

Verso la marcia popolare No Tav del 3 ottobre
Aspettando la marcia popolare No Tav del 3 ottobre da S.Ambrogio ad Avigliana, condividiamo i primi appuntamenti informativi che la precederanno! Vi aspettiamo numerosi e numerose • Sabato 12 settembre, dalle h.15 alle h.18 a Rivoli troverete un banchetto informativo in Piazza Martiri • Martedì 15 settembre, alle h.21 a Rivalta di terrà un’assemblea informativa […]

Oltre la propaganda dei partiti, la valle torna in marcia
Il 3 ottobre il Movimento No Tav torna in piazza, da Sant’Ambrogio ad Avigliana, contro la realizzazione della tratta nazionale. Molte assemblee e iniziative sono in programma in tutta la Valle nei prossimi giorni: importanti tappe di avvicinamento a una mobilitazione che coinvolge un territorio sempre più esteso, colpito o destinato a essere colpito dagli […]
