
Val di Susa, 8 dicembre: in migliaia in marcia per ribadire il NO alla devastazione che avanza
Alla testa del corteo, comodamente seduti sulla pallet-panchina in equilibrio sul trattore, c’erano i tre anagraficamente più anziani, ma belli sorridenti e combattivi come sono sempre stati. Qualche fila più in là, la caricatura di cartone del treno che da decenni promette di sfrecciare lungo la valle, ma nell’attesa (e secondo le rinnovate “previsioni” ci vorranno ancora dieci anni!) produce solo danni, nella più indigeribile militarizzazione.

E subito dietro viene il bello: a sfilare, tra quelle migliaia che ieri si sono mossi dalla piana di Venaus fino a quella di San Giuliano in alta Val Susa, sono per lo più giovanissimi, molti che vent’anni fa avevano solo pochi anni di vita o non erano ancora nati, e che questa storia dei violenti sgomberi e poi della riconquista dei terreni, quell’8 dicembre del 2005 a Venaus, l’hanno rivissuta chissà quante volte nel racconto dei loro genitori, zii, nonni. Tra loro anche parecchi che in Val di Susa ci erano venuti magari solo qualche giorno in campeggio per il Festival dell’Alta Felicità – ed eccoli ieri dietro lo striscione dello spezzone–giovani, il più numeroso di tutti.
Una splendida giornata di sole, ci aveva accolti tutti quanti in tarda mattinata sulla piana di Venaus per la tradizionale polentata e banchetti vari: quello dei libri Made in Tabor, quello per le T-shirt e borse varie, quello per l’immancabile NoTav calendario che già ci ricorda la prossima commemorazione: il capitolo importante della NoTavStory nel 2026 sarà per i 15anni della Maddalena, ahimè finito com’è finito e quindi ben poco da festeggiare e semmai molto di cui vergognarsi, per come vanno le cose in questo nostro paese. Ma intanto oggi eccoci qui e di nuovo in marcia, bellissimo serpentone che via via si mette in moto dietro lo striscione Avere vent’anni è avere grandi sogni che una volta tanto (vista l’età media dei marciatori) non è solo uno slogan.
Molto ben rappresentato anche lo striscione degli Amministratori delle Val Susa, con parecchi sindaci (dei comuni di Caselette, Chianocco, Moncenisio, Sant’Ambrogio, San Didero, Venaus) e bel contorno di amministratori e consiglieri di altri comuni, che in tricolore confermano il loro NO alla Grande Opera, che invece dell’Alta Velocità continua a garantire la peggior devastazione e militarizzazione ad una intera valle, per chissà quanti anni a venire. A nome di tutti loro parla Pacifico Banchieri, Presidente dell’Unione Montana oltre che sindaco di Caselette. “Non abbiamo ancora completato la linea 1 della metropolitana di Torino e ancora deve iniziare la linea 2, che verrà fatta solo a pezzi! Entrambi progetti che avrebbero ben più urgente priorità dal punto di vista ambientale, del traffico e dei bisogni dei cittadini, e invece eccoci a sprecare risorse che dovrebbero essere investite in modo ben diverso” fa notare per le telecamere inviate da Torino.
Prende la parola anche Nicoletta Dosio, quando il corteo ha quasi raggiunto la cittadina di Susa:
“Quel giorno della liberazione di Venaus, una manganellata mi aveva rotto il naso e anche gli occhiali, proprio qui, dove siamo fermi adesso. Ma chiaramente volevo esserci, mica potevo andare in ospedale! Per cui vi posso assicurare che anche se in mancanza degli occhiali non riuscivo a vedere quasi niente, quel giorno io c’ero! Per fortuna c’erano parecchi compagni che adesso non ci sono più, c’era ancora Silvano… Molti di loro non sono qui oggi a ricordare quei momenti, ma la lotta contro i sporchi interessi di chi vuole distruggere questo nostro bel paesaggio, questa natura e mondo bello che ci circonda, non si è mai fermata. La vecchia resistenza si è unita alla nuova resistenza, e siamo tutti più forti nel difendere le ragioni del giusto e del futuro. Ora e sempre No Tav!”

Le fa eco Loredana Bellone, ex sindaca del piccolo comune di San Didero e gli occhi si fanno lucidi, la voce le si incrina nel ricordare “la perdita di tant* compagn*, donne e uomini capaci, resistenti, determinati, in tanti anni di lotta… Ma bello vedere oggi tutti questi giovani che marciano anche per loro. E questo intreccio di istanze che si aggiungono alla nostra storia…”
Tra le tante istanze ecco manifestarsi ieri un neonato comitato che “dalla Brianza allo stretto di Messina, dalla Valsusa al Trentino, da Genova al Veneto, ma anche in Nord Africa, in Sud America e nel sud ovest asiatico” è in via di aggregazione nei confronti della premiata WeBuild, colosso ormai internazionale delle peggiori devastazioni. La nefasta Pedemontana in Lombardia, il pluribocciato Ponte sullo Stretto a Messina, l’infinita sciagura del TAV in Valsusa, il Tunnel del Brennero, il Terzo valico in Liguria… per non dire della diga Gibe III, che da tempo impedisce quelle esondazioni stagionali del fiume Omo, da cui tra Etiopia e Kenya dipendevano 100 mila persone, disastro ripetutamente denunciato da Survival International. Per non dire del Grande Affare della ‘ricostruzione’ di Gaza, per la quale WeBuild è da tempo in pole position!
Sono quasi le 17 quando il corteo arriva a destinazione, davanti a quella casa che un paio di settimane fa avevamo raccontato in via di penosa requisizione, e che da qualche giorno è diventata l’ennesimo presidio dei giovani NoTav, con fitto cartellone di iniziative, laboratori creativi, momenti di riflessione, assemblee nei giorni che precedenti l’8 dicembre – e gran finale appunto ieri, con un incontro con la delegazione francese che si era già svolto la mattina.

Era già buio e cominciava a fare freddo, quando tutti stavano in coda per i calderoni fumanti di vin brulè, con cui scaldarsi un po’. Qualcuno si sarà avventurato all’interno, avrà notato le assi di legno per rendere di nuovo percorribile quella scala che era stata vandalizzata in fase di esproprio… In pochi si saranno accorti del tetto, che più di ogni altra parte della casa era stato assurdamente danneggiato, e che adesso è quasi completamente riparato. “E’ stata la prima cosa di cui ci siamo preoccupati” mi conferma uno dei presidianti.
A tutti loro, e all’anziana nonna Ines che fin da subito aveva inviato un messaggio di gratitudine per essere riusciti a rendere di nuovo vivibile la sua amata casa, la nostra vicinanza.
Di Daniela Bezzi da Centro Studi Sereno Regis
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