
Torino-Lione: lavori per la nuova linea, disagi su quella esistente
Dal 12 settembre al 9 ottobre stop ai collegamenti ferroviari tra Chambéry e Modane. In Valle di Susa lavori e modifiche alla circolazione sulla linea storica. Intanto, sul versante francese, si costruisce l’interconnessione con la nuova Torino-Lione.
Per quasi un mese spostarsi in treno tra Italia e Francia sarà più complicato. Infatti, dal 12 settembre al 9 ottobre la circolazione ferroviaria tra Chambéry e Modane sarà completamente interrotta: niente TER, niente TGV, niente Frecciarossa e niente treni merci.
Una nuova interruzione che arriva dopo altri stop programmati nel corso del 2026 e che interesserà un collegamento internazionale che, nelle dichiarazioni politiche e istituzionali, dovrebbe invece rappresentare uno degli assi strategici del trasporto ferroviario europeo.
La ragione ufficiale sono i lavori di modernizzazione e manutenzione che interessano entrambi i versanti delle Alpi. In Francia, però, c’è qualcosa di più: a Saint-Jean-de-Maurienne si sta difatti realizzando l’interconnessione tra la linea storica della Maurienne e la nuova linea ferroviaria della Torino-Lione. Intervento, questo, presentato come necessario per collegare l’attuale rete ferroviaria con quella che, nelle intenzioni dei promotori dell’opera, dovrà portare verso il futuro tunnel di base del Moncenisio.
Per realizzare questi lavori la linea tra Chambéry e Modane dovrà quindi fermarsi completamente per quasi quattro settimane. Una ferrovia internazionale spacciata come il simbolo del futuro trasporto ferroviario europeo si ritrova così, ancora una volta, a fare i conti con interruzioni e disagi.
Sul versante italiano la situazione risulta lievemente diversa, ma il quadro complessivo è tutt’altro che irrilevante: RFI sta intervenendo sulla linea storica tra Bussoleno e Chiomonte, con il rinnovo di circa dieci chilometri di binario, lavori su tre gallerie e interventi di consolidamento e mitigazione del rischio idrogeologico. Il programma ha un valore dichiarato di circa 20 milioni di euro.
La circolazione non viene completamente sospesa, ma viene modificata e una parte dei collegamenti viene sostituita con autobus.
Da una parte, dunque, la linea storica viene sottoposta a lavori e limitazioni; dall’altra, oltre il confine, viene completamente chiusa la tratta tra Chambéry e Modane per permettere anche la realizzazione delle opere che dovranno collegarla alla nuova infrastruttura.
Ed è proprio qui che emerge una delle tante, troppe, contraddizioni della Torino-Lione. Da anni viene raccontato che la nuova linea ferroviaria è indispensabile per trasferire il traffico dalla strada alla ferrovia, aumentare il trasporto merci su rotaia e costruire un collegamento europeo moderno ed efficiente. Ma mentre si spendono miliardi per costruire una nuova infrastruttura, il collegamento ferroviario che già attraversa la Valle di Susa e la Maurienne continua a essere quello sul quale si concentrano disagi, lavori, interruzioni e problemi di servizio.
E non si tratta soltanto di una questione tecnica.
Per chi vive in Valle di Susa la ferrovia non è un progetto o una promessa per il futuro: è il treno che dovrebbe permettere ogni giorno di andare a scuola, al lavoro, all’università, di spostarsi tra i comuni della Valle e di raggiungere Torino.
Lo stesso vale per chi vive in Maurienne. Il collettivo degli utenti della linea TER 53 ha già contestato il servizio sostitutivo previsto durante l’interruzione, evidenziando come il viaggio in autobus tra Chambéry e Modane possa allungarsi di circa un’ora e come la capacità prevista non sia sufficiente per rispondere alle esigenze di studenti e pendolari.
La retorica sulla Torino-Lione parla continuamente di futuro, di grandi corridoi europei, di alta velocità, di merci trasferite dalla gomma alla rotaia, di connessioni internazionali.
Ma c’è anche un presente.
Ed è quello di chi aspetta un treno, di chi deve prendere un autobus sostitutivo, di chi scopre che il collegamento transfrontaliero è sospeso, di chi deve modificare il proprio viaggio e di chi vive lungo una linea ferroviaria che continua a essere considerata secondaria proprio mentre si costruisce una nuova infrastruttura dal costo enorme.
Il paradosso è evidente: per preparare la ferrovia del futuro bisogna fermare quella del presente.
Quello che accadrà dal 12 settembre al 9 ottobre non è soltanto un problema di orari ferroviari.
È la fotografia di una scelta precisa: si continua a investire enormi risorse nella costruzione di una nuova infrastruttura mentre il trasporto ferroviario quotidiano continua a essere costretto a convivere con disagi e limitazioni.
E ancora una volta la Val Maurienne e la Valle di Susa si trovano nel mezzo: valli gemelle, territori attraversati dalla grande opera, sui quali vengono concentrati lavori e trasformazioni e che devono fare i conti con una ferrovia che non garantisce neppure continuità nei collegamenti.
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