
Tav: l’Europa concede la scadenza al 2027. In Regione, Cirio prova “democraticamente” a chiudere il dibattito
Da una parte c’è un’opera che, a sentire la politica piemontese (e non solo) sarebbe ormai fatta, finanziata, appaltata e addirittura prossima al traguardo. Dall’altra ci sono i cantieri, i cronoprogrammi e le scadenze europee, che continuano a raccontare una storia diversa.
È questo il paradosso emerso il 16 settembre, durante la seduta straordinaria del Consiglio regionale del Piemonte interamente dedicata alla Torino-Lione. Una seduta voluta dalla maggioranza dopo gli episodi avvenuti nei pressi dei cantieri della Valle di Susa alla fine di luglio e che si è svolta proprio nel giorno in cui è arrivata una nuova proroga da parte dell’Europa.
La novità riguarda i 700 milioni di euro di finanziamento europeo legati a una serie di opere della Torino-Lione, stanziati nel 2024. La CINEA, l’agenzia esecutiva della Commissione europea che gestisce i finanziamenti, ha infatti ufficializzato lo spostamento della scadenza per la realizzazione delle opere finanziate: dal giugno 2026 al giugno 2027. La richiesta di proroga era stata presentata da TELT e tra gli interventi interessati c’è anche l’avvio dello scavo del tunnel di base sul versante italiano, da Chiomonte verso Susa.
Una scadenza che non arriva nel vuoto. Il cronoprogramma richiamato negli ultimi anni indicava infatti giugno 2026 come momento previsto per l’avvio dello scavo del tunnel principale. Nel frattempo TELT aveva già indicato informalmente un possibile slittamento all’inizio del 2027. Ora quel rinvio trova una formalizzazione anche nelle tempistiche legate al finanziamento europeo.
E mentre questa nuova proroga viene resa ufficiale, a Palazzo Lascaris il presidente della Regione Alberto Cirio ha scelto di ribadire democraticamente che sulla Torino-Lione non ci sarebbe più nulla da discutere. Nel suo intervento ha definito una «follia» l’idea di riaprire il dibattito su un’opera che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe ormai decisa a livello nazionale, francese ed europeo, finanziata e appaltata, con un’apertura prevista tra il 2033 e il 2034. Cirio ha inoltre sostenuto che mostrare all’esterno un Piemonte ancora diviso sulla Tav possa rappresentare un messaggio negativo per gli investimenti. Nel tentativo maldestro di chiudere il dibattito, arriva anche ad affermare “..se serve, scavo io il tunnel con le mie mani”. Non vediamo l’ora di vederlo armato di pala e picco insieme alla cricca dei sostenitori più agguerriti.
La maggioranza regionale si è presentata compatta su questa linea. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Carlo Riva Vercellotti, ha rivendicato la necessità di portare avanti la Torino-Lione in nome del collegamento ferroviario con l’Europa, del trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia e della riduzione del traffico pesante sulle Alpi. Nel suo intervento ha anche richiamato gli accordi tra Italia e Francia e il cofinanziamento europeo dell’opera.
Il quadro delle opposizioni è stato invece più articolato: Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno ribadito la propria contrarietà all’opera, riportando al centro della discussione gli impatti territoriali e ambientali della linea, dalla tratta nazionale Avigliana-Orbassano alla cantierizzazione della piana di Susa. Alice Ravinale ha richiamato in particolare il consumo di suolo, le conseguenze sulle falde e le responsabilità della Regione rispetto ai progetti di RFI ancora in discussione.
Diversa la posizione del Partito Democratico, che non ha messo in discussione la realizzazione della Torino-Lione (cosa di cui non ci stupiamo affatto). I consiglieri dem hanno invece concentrato le proprie critiche sulle modalità con cui Cirio ha affrontato il confronto e sulle responsabilità della Regione nella gestione delle opere collegate alla linea.
Ed è proprio mentre questo confronto istituzionale si sviluppava che arrivava la nuova proroga europea. Un altro anno per raggiungere un obiettivo che, secondo il precedente cronoprogramma, avrebbe dovuto essere raggiunto entro giugno 2026.
Il dato non è secondario. Perché, mentre nelle istituzioni si continua a ripetere che la Torino-Lione sarebbe ormai un’opera definitivamente acquisita, le sue stesse scadenze continuano a essere spostate. Non si tratta, in questo caso, di una valutazione né di una previsione sul futuro dell’opera: è l’aggiornamento plastico della scadenza europea legata alle attività finanziate.
Da anni ci viene raccontato che la Torino-Lione sarebbe ormai irreversibile, che il tempo del dibattito sarebbe finito e che resterebbe soltanto da completare quanto già deciso. Eppure è proprio il tempo, quello concreto dei cantieri e dei cronoprogrammi, a continuare a mettere alla prova questa narrazione. Le scadenze vengono rinviate, gli obiettivi vengono aggiornati, i lavori procedono secondo tempi (biblici) che continuano a modificarsi.
La questione, ovviamente, non si esaurisce nei ritardi di un cronoprogramma. La contrarietà alla Torino-Lione nasce da una valutazione complessiva dell’opera, dei suoi costi, del consumo di territorio, degli impatti ambientali e delle scelte di politica dei trasporti che la accompagnano. Ma proprio per questo ogni nuova proroga, ogni nuovo aggiornamento e ogni nuova discussione pubblica rappresentano anche l’occasione per riportare al centro le contraddizioni enormi che porta in senso quest’opera e ciò che da decenni viene considerato già deciso.
Il Consiglio regionale avrebbe potuto essere un’occasione per discutere nel merito di tutto questo. Invece, nelle parole del presidente Cirio, è sembrata prevalere l’idea che persino il confronto sull’opera debba ormai essere considerato superato. Una posizione che stride con il fatto che, proprio nello stesso giorno, l’Europa ha concesso un altro anno di tempo per raggiungere uno degli obiettivi legati al finanziamento.
La discussione, dunque, non è affatto chiusa. Non lo è nei cronoprogrammi, che continuano a cambiare. Non lo è nei territori, che continuano a fare i conti con cantieri, consumo di suolo e trasformazioni profonde. E non lo è soprattutto per chi da oltre trent’anni continua a opporsi a un’opera considerata inutile e dannosa.
Mentre a Palazzo Lascaris si prova ancora una volta a raccontare la Torino-Lione come una storia già scritta, in Valle di Susa quella storia continua invece a essere messa in discussione. E una nuova proroga europea, ancora una volta, ci ricorda che tra ciò che viene dichiarato irreversibile e ciò che accade realmente esiste ancora uno spazio. Uno spazio che il Movimento No Tav con convinzione e determinazione continua a praticare, attraversare e allargare.

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