Tav: la cresta italiana è ufficiale! Vale 1 a 190
Chissà come l’ha scritto l’articolo che riportiamo qui sotto una delle penne torinesi più convinte della realizzazione della Torino Lione…Ma tant’è che tocca dire come stanno le cose. E così si scopre che la “nuova Ltf” ovvero la nuova società mista italo-francese che sostituirà la Lyon-Turin Ferroviarie per i prossimi step come da accordo fra i governi, fa fatica a nascere perchè la “cresta” che la lobby del Tav propone è a dir poco imbarazzante. Rfi vorrebbe raggranellare un pò di soldi anche da questo atto, visto che questa fase del Tav è sempre più fuori budget e fuori tempo e anche il finanziamento europeo è sempre più a rischio, così fa un calcolo che la Francia boccia senza appello. La su a metà di Ltf vale 95 milioni di euro a fronte della stessa parte francese che è stimata per 500 mila. Insomma una cresta con un rapporto da 1 a 190.
Tentativo maldestro che fa emergere quanto stia tutto in piedi con il nastro adesivo e ma che rappresenta anche, l’arroganza e la superbia con la quale in Italia questa vicenda è trattata.
Di seguito l’articolo di Repubblica
Quel che in Francia vale 500 mila euro, in Italia vale 95 milioni. Una differenza clamorosa, un rapporto di uno a 190 che nessuna differenza di principi contabili sembra in grado di giustificare. Quella differenza di valutazione sta bloccando la nascita della società mista italo-francese che dovrà sostituire Ltf per costruire e gestire il tunnel di base della Torino-Lione. Una vicenda imbarazzante che crea in queste ore discussioni e scontri nei ministeri romani. Mario Virano sta lavorando a trovare una soluzione. Tutto nasce dalle scelte contabili delle ferrovie italiane nel 2007. Fino ad allora infatti il valore di Ltf era lo stesso di qua e di là delle Alpi. La Lyon-Turin Ferroviarie era stata costituita nel 2001 con un capitale sociale di 1 milione di euro ed era posseduta per metà dalle ferrovie francesi e per metà da quelle italiane. Ciascuno aveva una partecipazione del valore di 500 mila euro. Nel 2007 il colpo di scena: le ferrovie italiane iscrivono a bilancio il valore della partecipazione di Ltf a 95.121 milioni di euro. Quel valore è rimasto tale fino ad oggi, come si deduce dal bilancio 2013 di Rfi (pagina 134). All’epoca le ferrovie sostennero che l’incredibile aumento di valore era stato deciso per osservare i principi contabili imposti dalla legge italiana. In sostanza, calcolando diversamente il di una stessa cosa, quel che in Francia vale mezzo milione in Italia ne vale 95.
La circostanza sta creando non pochi problemi. Il 7 otto- bre scorso infatti la Francia ha annunciato di voler affidare al suo ministero del Tesoro la quota del 50 per cento della nuova Ltf che costruirà e gevalore stirà il supertunnel. Dunque lo Stato francese pagherà 500 mila euro alle ferrovie d’oltralpe, esattamente il valore della partecipazione. Analogamente dovrebbe fare il Tesoro italiano. Ma Rfi si mette di traverso perché se ottenesse, come dovrebbe, i 500 mila euro dallo Stato italiano, svaluterebbe di quasi 95 milioni la sua partecipazione creando un buco, tecnicamente una minusvalenza, nel bilancio. Così da settimane il braccio di ferro tra Tesoro italiano e Rfi sta bloccando l’operazione. “Una situazione che si risolverà entro pochi giorni”, garantisce Mario Virano che in queste ore sta tenendo i contatti con i ministeri romani.
“Una storia incredibile”, commenta il parlamentare del Pd Stefano Esposito. E aggiunge: “Senza un intervento delle istituzioni locali per sbloccare la vicenda, si rischia ancora una volta di dare fiato a chi l’opera la osteggia “.
Al di là dei riflessi che la storia finirà per avere sulla vicenda Tav, resta il fatto singolarissimo che si possa moltiplicare per 190 il valore di un bene e iscriverlo così a bilancio. Una stranezza sulla quale si preannunciano non poche polemiche
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