TAV già si annunciano ritardi dei lavori (e dei finanziamenti europei neanche l’ombra)

Apriamo questa piccola rubrica per comprendere quanto successo negli scorsi giorni durante le audizioni della Commissione Trasporti al Senato sul dossier TAV. Una irripetibile sequela di balbettii e arrampicate sugli specchi d’altura che hanno generato un certo imbarazzo nelle aule istituzionali, ma di cui i giornali si sono “dimenticati” di scrivere. Partiamo dalla portata principale:
Audizione del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli alle Commissioni congiunte di Senato (Lavori Pubblici e comunicazioni) e Camera (Trasporti), iniziata oggi alle 14.00 e appena conclusa. La seduta è stata registrata.
Elementi salienti:
- Il Ministro ammette un ritardo di ulteriori 3 anni
Il cronoprogramma dei lavori approvato dal CIPE (Delibera n. 67/2017) prevedeva la partenza dei cantieri principali nel 2017 e l’entrata in esercizio del Tunnel a fine 2029. Oggi il Ministro De Micheli ha ammesso ufficialmente che tale data deve essere posticipata di 3 anni a fine 2032. - Il Ministro non è in grado di dimostrare il finanziamento francese dell’opera
Nell’audizione è stato chiesto al Ministro quali provvedimenti del Bilancio dello Stato francese riportano esplicitamente l’indicazione della copertura dei costi della Torino Lione, su quali capitoli di spesa siano contenuti i fondi e con quali autorizzazioni all’utilizzazione. Il Ministro ha risposto di non avere informazioni a riguardo, promettendo di girare la domanda allo Stato Francese. - Il Ministro ammette che il finanziamento europeo non è attualmente disponibile
Nell’audizione è stato chiesto al Ministro quali ulteriori fondi europei siano già stati stanziati e assegnati alla Torino Lione, su quale bando di finanziamento e attraverso la stipula di quale nuovo accordo di finanziamento. Il Ministro ha risposto che ad oggi i finanziamenti non sono definiti in quanto ancora oggetto di “negoziazione” con l’Unione Europea, in particolare per quanto concerne il raggiungimento di una quota di contribuzione del 55%. Si segnala che, notoriamente, i contributi europei non sono oggetto di “negoziazione” ma di assegnazione su bandi competitivi. - I finanziamenti europei sono già a rischio
Come già denunciato in estate dalla Corte dei Conti Europea, la Torino Lione dovrebbe utilizzare contributi erogabili nella cornice del regolamento comunitario relativo alle reti transeuropee. Tale regolamento prevede che tutte le opere finanziate debbano entrare in servizio entro il 2030. Successivamente (a legislazione vigente) non sono previsti contributi. Ne consegue che larga parte della realizzazione della Torino Lione è già oltre il perimetro temporale di finanziabilità.
E’ un buon inizio, in pratica non v’è certezza di nulla, ma intanto l’occupazione militare in Val Susa non accenna a finire e milioni di euro dei contribuenti vengono spesi per permettere a TELT di fare cassa. Rimanete collegat* per le prossime succose puntate!
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