
Tav. Anche Venaria esce dall’Osservatorio “tecnico”
Lentamente ma inesorabilmente si va sfaldando l’incastellatura che Pd e lobby del Tav hanno eretto negli anni a sostegno del progetto devastatore della Torino-Lione. Lunedi sera il consiglio comunale di Venaria ha votato l’uscita dall’Osservatorio che all’origine (2006 – governo Prodi) era stato spacciato per sede di discussione tecnica per valutare costi e benefici del Tav ma che si è rivelato presto come organismo politico che escludeva a priori l’opzione contraria alla costruzione della linea. Sono ormai 20 i comuni della Val Susa e del bacino originariamente interessato al percorso Tav che uscendo dall’Osservatorio hanno voluto denunciarne la strumentalità e allo stesso tempo ribadire il no, con tanto di delibere, al Tav.
Della Bassa Valle, rimangono dentro solo S. Antonino di Susa, feudo di quel Ferrentino che ha scelto di barattare la sua terra e la sua gente con una carriera politica, Meana che sconta ancora (fino alle prossime elezioni) la lunga subordinazione alle politiche dell’ex sindaco di Susa di centrodestra Amprino, e Giaglione con il suo sindaco ondivago e imprevedibile.
La decisione di Venaria è un altro successo della collaborazione tra i comitati popolari del territorio e le forze politiche contrarie alla Torino-Lione, in questo caso i Cinque Stelle del neo sindaco Falcone che aveva messo l’uscita dall’Osservatorio nel suo programma elettorale. A lui va il plauso del senatore Marco Scibona in un comunicato in cui si augura che “venga sciolto l’Osservatorio tecnico e venga revocato l’incarico all’attuale Commissario di Governo” il Pd Foietta, uno che – sottolinea a sua volta la consigliera regionale Francesca Frediani – “dopo l’imbarazzante audizione in Commissione regionale trasporti, ha dimostrato di non conoscere nemmeno i presupposti alla base della grande opera (saturazione della linea storica e una seria valutazione costi – benefici)”.
“Grande soddisfazione” per la decisione di Venaria è espressa anche dal Comitato Gronda No Tav che si propone “di rendere il territorio intorno alla valle di Susa attivo nella lotta contro il Tav. Le priorità dei comuni – ricorda un portavoce del Comitato – sono altre e non lo spreco di risorse per un’opera inutile e costosa”.
Non poteva dunque esserci miglior benvenuto al ministro Delrio che mercoledi 29 riceverà a Torino i sindaci dell’Unione dei Comuni contrari al Tav dai quali verrà ribadita la richiesta di sciogliere l’Osservatorio e di convocare un vero tavolo tecnico che lavori sui dati reali e non escluda a priori l’Opzione Zero. Difficile che la richiesta venga accolta da un ministro che tende a rinviare le decisioni non gradite in attesa che si modifichino le condizioni ma l’eventuale diniego darebbe la conferma della non volontà del governo di avere il dialogo da sempre invocato nonchè dell’assoluta inattendibilità dei dati su cui per venti anni e più si è voluto fondare il progetto. I sindaci sicuramente ribadiranno anche il no alla pacificazione e alle compensazioni se intese come “premio-ricatto” per i comuni che dicono si al Tav e non come risorse a cui hanno comunque diritto per le opere ritenute indispensabili per il territorio (F.S. 27.10.2015)
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