
Susa: il miracolo che dura poco
Succedono cose curiose a Susa.
Talmente curiose che, a voler essere maliziosi, verrebbe da pensare che il Tav non sia solo una grande opera: è anche un ottimo laboratorio di metamorfosi politiche.
Solo pochi giorni fa raccontavamo sulle nostre pagine il piccolo “miracolo segusino”: il vicesindaco Giorgio Montabone, noto sostenitore dell’alta velocità, che in sede di Unione Montana vota insieme agli altri amministratori un parere negativo sulla tratta nazionale Avigliana–Orbassano. Un voto che risulta approvato all’unanimità dai presenti.
Un momento quasi mistico: anni di fervente attivismo a favore dell’opera e all’improvviso, tac, un voto contro uno dei tasselli fondamentali della stessa opera. Miracoli della politica locale.
Ma come in ogni storia di prodigi che si rispetti, la fase dell’incanto dura poco.
Prontamente, infatti, arriva la pronta normalizzazione della realtà: sulle pagine dei quotidiani, l’amministrazione segusina, denunciando “le provocazioni e gli insulti” che sarebbero stati rivolti al proprio vicesindaco, spiega che non c’è nessuna contraddizione, nessuna conversione sulla via di Damasco. Anzi. Il messaggio è rassicurante: bisogna “governare il progetto TAV per tutelare il territorio”.
Tradotto dal politichese: l’opera si fa, ma tranquilli, ci pensiamo noi a farla bene. Un po’ come dire che, visto che sta arrivando un disastro l’importante è organizzarlao al meglio.
Del resto, la linea Torino-Lione è contestata da decenni proprio per i suoi costi, per l’impatto sul territorio e per la dubbia utilità rispetto alla linea esistente.
Eppure, nella narrazione ufficiale, il problema non è più se l’opera serva o meno: il problema è come accompagnarla con la dovuta eleganza amministrativa.
E così il quadro diventa perfetto.
Da una parte il voto contrario espresso nelle sedi istituzionali quando il progetto mostra il suo lato più indifendibile. Dall’altra la rassicurazione pubblica che, in fondo, l’importante è gestire bene l’inevitabile.
Un capolavoro di equilibrio politico: dire no senza dire no, criticare senza mettere in discussione, opporsi governando.
In Val di Susa questo balletto lo conosciamo bene.
È la versione amministrativa del “sì, però”: sì al Tav, però con attenzione; sì ai cantieri, però con compensazioni; sì alla devastazione, però con la promessa di qualche mitigazione paesaggistica.
Il risultato è che il territorio continua a fare i conti con un progetto ecocida, mentre la politica locale oscilla tra piccoli miracoli istituzionali e rapide professioni di responsabilità.
Ma forse è proprio questa la vera specialità dell’amministrazione segusina: trasformare l’inadattabile in compatibile, l’inconciliabile in adeguato e, quando serve, anche un voto contrario in una nuova prova di “fedeltà” alla grande opera.
Miracoli, appunto.
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