
Sul TAV Macron non mette un euro
Pubblichiamo questo articolo dal Fatto quotidiano del 5 marzo che completa il quadro con quanto scrivevamo ieri (Macron: TAV progetto importante. Sarà perché l’Italia paga 1/3 di più della Francia?). Al disequilibrio nei costi con la Francia si aggiunge il tassello del mancato finanziamento. Buona lettura!

Emmanuel Macron s’appella all’“amore”. È “l’amour” che può superare i conflitti tra Italia e Francia. Ma nell’intervista a Fabio Fazio, a dispetto dei titoli dei giornali italia- ni, il presidente francese non pro- nuncia parole nette sul Tav: “È u- na cosa molto importante per le regioni transfrontaliere. È una cosa molto attesa, ed è la scelta che è stata fatta dai nostri predecessori che hanno sottoscritto quegli accordi che noi abbiamo conferma- to”. Le parole si moltiplicano, ma senza mai dire: si faccia, e si faccia subito. Anzi: “Quando si va troppo veloci, si fanno errori, io ne ho fatti in passato”. Non stupisce, questa cautela di Macron. Perché a dispetto della leggenda secondo cui la Francia vuole il Tav e l’Italia frena, Parigi ha da tempo mostrato molto scetticismo sulla Tori- no-Lione. Nei fatti: non ha ancora stanziato nemmeno un euro per il tunnel di base; e ha rinviato addirittura a dopo il 2038 la realizzazione del tratto francese. Ma si sa: quando c’è “l’amour” è brutto parlare di soldi.
IL CERINO DI MACRON. Il nodo è l’articolo 16 dell’Accordo tra Italia e Francia del 30 gennaio 2012 che stabilisce le regole per la realizzazione della Torino-Lione ed è stato ratificato dal Parlamento italiano e da quello francese. Dice che “La disponibilità del finanziamento sarà una condizione preliminare per l’avvio dei lavori delle varie fasi della parte comune italo-francese della sezione internazionale”. Orbene, questa “condizione preliminare” non è soddisfatta, perché la Francia non ha reso finora disponibile neppure un centesimo per la fase che dovrebbe iniziare l’11 marzo a Parigi, con il lancio dei primi due bandi per il tunnel da parte del cda di Telt (la società italo-francese che deve realizzare la Torino-Lione). Ne discutono oggi, in un vertice del governo italiano, Giuseppe Conte e i ministri Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Danilo Toninelli. I due bandi riguardano l’intero tratto francese del traforo, i tre quarti dell’opera, 45 dei 57,5 chilometri totali, del valore di 2,3 miliardi di euro. Senza “disponibilità del finanziamento”, dice l’Accordo tra Italia e Francia del 2012, non può esserci “l’avvio dei lavori”. L’Italia ha stanziato, per questa fase della realizzazione del tunnel (costo 9,63 miliardi di euro), 2,63 miliardi, il 27 per cento della spesa totale, assegnati dalla legge di stabilità 2013 (governo Monti) e approvvigionati in quote annuali nel bilancio dello Stato tra il 2015 e il 2027. L’Unione europea dopo i finanziamenti per gli studi e i lavori preliminari, per il tunnel ha messo a disposizione 0,57 miliardi, il 6 per cento. La Francia zero: non ha ancora deciso alcuna programmazione futura su base pluriennale per i finanziamenti del traforo, neppure attraverso l’agenzia pubblica Afitf (Agence de financement des infrastructures de transport de France) che ha pagato i lavori preparatori realizzati finora. Il Fatto Quotidiano ha chiesto al ministero dei trasporti francese se, quando e quanto vorrà finanziare l’opera. Al momento non ha ricevuto risposta. In queste condizioni, a dar retta all’articolo 16 dell’Accordo, l’11 marzo il cda di Telt dovrebbe dunque fermarsi e chiedere a Macron che cosa vuol fare del Tav. Gliel’hanno già chiesto i rappresentanti della regione Auvergne-Rhone-Alpes, guidata dai Repubblicani, che accu- sano il presidente di scarso amore per la Torino-Lione. La spiegazione che gira in Francia è questa: Macron non lo vorrebbe fare, il Tav, giudicato troppo costoso e poco utile; ma tira in lungo, lasciando che sia l’Italia a restare con il cerino della decisione in mano.
LE CALENDE FRANCESI. Il tunnel di base di 57,5 chilometri è per il 21 per cento (12,5 chilometri) in territorio italiano, per il 79 per cento (45 chilometri) in territorio francese. Nella ripartizioni dei costi, però, l’Italia paga di più (il 58 per cento del to- tale), con il risultato che l’esborso per l’Italia è di 280 milioni a chilo- metro, per la Francia 60 milioni a chilometro. Questa asimmetria è giustificata dal fatto che i francesi hanno però molte più spese per il lo- ro tratto nazionale, dallo sbocco del tunnel di base fino a Lione, che com- prende anche due tunnel a due can- ne, quello di Belledonne e quello di Glandon. Ma nel gennaio 2018 è stata presa in Francia una decisione che ribalta gli accordi: il Coi (Conseil d’orientation des infrastructures) presieduto dal deputato socialista Philippe Duron, decide di rimandare le opere del tratto francese a dopo il 2038. Lo scrive il Coi a pagina 77 del suo rapporto sulla mobilità francese: “Ritiene che non sia stata dimostrata l’urgenza di intraprendere questi interventi, le cui caratteristiche socioeconomiche appaiono chiaramente sfavorevoli in questa fase. Sembra improbabile che prima di dieci anni non vi sia alcun motivo per continuare gli studi re- lativi a questi lavori che, nel migliore dei casi, saranno intrapresi dopo il 2038”. Un rinvio alle idi di marzo, o alle calende francesi. Intanto l’Italia paga di più il tunnel di base, finanziando di fatto la Francia in cambio di lavori che la Francia forse farà, “nel migliore dei casi”, dopo il 2038. Ci vuole davvero molto “amour” per fare da banca a Macron.
FQ 5/3/2019 | Gianni Barbacetto
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