
Spagna, tragedia sulla Madrid-Andalusia: la retorica sulla sicurezza dei treni “veloci” viene purtroppo scavalcata dai fatti. Ma chi ne paga il prezzo?

Altro sangue sulle rotaie dell’alta velocità, questa volta però parliamo di quella spagnola. Il 28 ottobre infatti, sulla linea Madrid-Andalusia, un treno Renfe Ave ha tamponato a circa 200 km/h un Iryo fermo sui binari nei pressi di Urda (Toledo). Il bilancio provvisorio è di almeno 68 morti e 80 feriti, 50 dei quali gravi, alcuni dispersi tra cui tre cittadine italiane.
La ricostruzione del ministro dei Trasporti Oscar Puente è già di per sé un atto d’accusa contro la logica stessa del sistema: intorno alle 8.30 un guasto a tre computer fa cadere il sistema di segnalamento LZB su 63 chilometri di linea e sei treni si fermano. Alle 8.36 il centro di controllo di Adif ad Atocha autorizza la ripartenza del Renfe. Peccato che più avanti ci sia l’Iryo fermo e il semaforo sia rosso. Tra le 8.36 e le 8.54 il treno Renfe percorre 25 chilometri a 200 all’ora prima del inevitabile impatto con l’altro treno.
La tragedia avvenuta in Spagna è il prodotto di un sistema che sulla pelle dei passeggeri scarica i costi di una infrastruttura che non regge. Di una sicurezza risicata e spesso sottovalutata, in nome di un progresso e una modernità esasperati.
È lo stesso copione che conosciamo bene in Val Susa, dove da anni ci raccontano che l’alta velocità è sinonimo di sicurezza e innovazione: ma la sicurezza vera si misura nella capacità di fermarsi, di controllare, di garantire la vita prima del profitto.
Non possiamo che stringerci attorno a le famiglie delle persone ferite e quelle delle vittime, mentre però ci interroghiamo se il sistema ferroviario italiano sarebbe ingrado di evitare incidenti come questi in caso di malfunzionamento dei sistemi di controllo elettronici, di cui si nutre una cieca fiducia.
Per ora le stragi di Viareggio e Andria (32 e 23 vittime), così come la morte dei cinque operai di Brandizzo, e in generale i continui malfunzionamenti sulle linee, non ci rassicurano per nulla.
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