Sioux, sgomberato il campo di Standing Rock

L’ultimo presidio Sioux è stato sgomberato.
Il campo di Standing Rock, diventato famoso in quanto ultimo avamposto delle tribù Sioux in lotta contro il mega-oleodotto DAPL, è stato sgomberato dalle forze dell’ordine nella giornata di ieri. L’ordine è arrivato dal presidente Trump in persona.
Oltre lo sgombero, sono stati fatti di 9 arresti dei pochi attivisti presenti poiché, da diversi mesi, le stesse tribù avevano chiesto ai solidali di abbandonare il campo, dopo averli ringraziati, per via delle condizioni climatiche troppo rigide.
Gli attivisti hanno tentato una resistenza non-violenta e agli arrestatati sono imputati per insulti alle forze dell’ordine.
Il movimento indiano rilancia così l’appello ad una solidarietà internazionale. E’ stata lanciata per la giornata del 10 marzo una marcia denominata “Defend Unci Maka” (Difendi NonnaTerra), con l’intenzione di portare centinaia di migliaia di persone a Washington per marciare insieme i capi indiani: «Chiediamo che aumenti la solidarietà con i popoli indigeni di tutto il mondo i cui diritti proteggono Unci Maka (Nonna Terra) per tutte le future generazioni».
La marcia descritta dalle tribù sarà di preghiera e di azione, i Sioux chiedono a chi non potrà essere presente di organizzare azioni pacifiche locali. L’intenzione, al termine della marcia, è soprattutto quella di incontrare il presidente Trump affinché i leader tribali possano spiegare le ragioni per le quali è fondamentale proteggere i loro diritti, al posto di accantonarli a favore di corporations e governi.
Il programma prevede che dal 7 al 9 marzo i leader delle nazioni indiane e i loro alleati facciano pressione su chi comanda a Washington, per chiedere che vengano protette tutte le tribù, mentre il 10 si terrà la marcia che dal centro della Capitale degli Stati Uniti d’America raggiungerà la Casa Bianca.
Nel frattempo sta prendendo sempre più vita un movimento di disinvestimento da parte delle banche che hanno investito nell’oleodotto a favore di quelle indiane. Secondo la rete europea Banktrack sono stati oltre 700mila i firmatari dell’appello al boicottaggio delle banche finanziatrici, stimando un ritiro dei fondi attorno ai 55 milioni di euro.
Per l’Italia risulta la partecipazione della banca Intesa San Paolo.
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