
Siccità, il paradosso della Valsusa: nei Comuni l’acqua arriva con le autobotti, mentre “il cantiere Tav ne sottrae alla montagna 50 litri al secondo”
Da https://www.ilfattoquotidiano.it/
Paesi di montagna riforniti con le autobotti mentre a pochi chilometri di distanza il cantiere Tav da 12 anni “spreca acqua”. È questo il “paradosso” della Valsusa secondo il naturalista Luca Giunti. Il riferimento è ai lavori per l’alta velocità di Chiomonte dove tra il 2011 e il 2017 lo scavo del tunnel geognostico ha intercettato diverse falde acquifere. “Vengono chiamate in gergo tecnico ‘venute d’acqua’ e in assenza del cantiere sarebbero rimaste nella montagna” spiega il naturalista che è anche membro della commissione tecnica Torino-Lione dell’Unione Montana Valsusa. Quanta acqua è stata intercettata? “In media la portata è stata di 100 litri al secondo, un valore che equivale al fabbisogno annuo di un comune di 35mila abitanti – spiega Giunti – poi il valore si è attestato sugli 89 litri al secondo e a oggi è circa 50 litri al secondo”. Una diminuzione che secondo il tecnico potrebbe essere una notizia “preoccupante” perché significherebbe che “il serbatoio della montagna si sta svuotando”.
L’acqua intercettata esce dalla montagna molto calda e per questo dev’essere raffreddata e chiarificata. Un processo “dai costi energetici molto alti” fa notare Giunti che ci tiene poi a precisare un punto: “Anche se quelle acque vengono reimmesse nei torrenti o nei fiumi della zona, sono sottratte all’ecosistema”. Il naturalista paragona la montagna a “una spugna che progressivamente si prosciuga. Noi non ce ne rendiamo conto perché vediamo l’acqua tornare nel torrente ma in realtà doveva completare i suoi cicli all’interno della montagna per poter svolgere un servizio ecosistemico complessivo”. Fino ad ora sul versante italiano si è scavato il tunnel geognostico ma il grande punto interrogativo riguarda il destino delle sorgenti quando inizieranno i lavori del tunnel di base. “Le previsioni parlano di venute d’acqua in grado di sostenere una città da un milione di abitanti” spiega Giunti citando i dati degli stessi proponenti dell’opera. E queste previsioni sono diventate anche l’oggetto di un esposto alla Procura della Repubblica di Torino presentato l’11 aprile dall’associazione Pro Natura.
Intanto la Valsusa continua a vivere gli effetti della crisi climatica. Uno dei comuni che patisce più in sofferenza è San Giorio. Nelle frazioni montane del paese l’acqua arriva con le autobotti. “Una volta era la montagna a portare l’acqua in pianura, adesso invece accade l’inverso” racconta il sindaco Danilo Bar. A 1300 metri non c’è un filo di neve. “Di norma in questa stagione ne vedevamo almeno mezzo metro” ricorda Bar che dal 1975 è impegnato nell’amministrazione di questo piccolo comune. “La siccità ha iniziato a mostrare i primi segni tre anni fa. Abbiamo una carenza d’acqua spaventosa”. Da queste parti si guarda con preoccupazione all’estate. La stagione turistica è alle porte e non è facile programmare per chi ha investito nelle attività ricettive senza sapere quanta acqua avrà a disposizione. La situazione di San Giorio non è isolata. Al momento i comuni in crisi idrica sono tre ma nei prossimi mesi “potrebbero diventare molti di più se la situazione si manterrà così” conclude il sindaco. Anche lui prova “sconforto” nel vedere che nella stessa valle dove manca l’acqua a poco più di quindici chilometri di distanza , quella stessa risorsa “viene consumata per costruire una grande opera inutile”.
Ma il rischio per le risorse idriche non riguarda solo il cantiere di Chiomonte. Spostandosi verso Torino, lungo quello che dovrebbe essere il tragitto della “grande opera”, si arriva in un’altra zona che ha destato grande preoccupazione tra i tecnici della Commissione Torino-Lione. L’area intorno a Cascina Romana, a Rivalta, ospita i pozzi che alimentano l’acquedotto di Torino. “Il progetto prevede di portare qui il materiale di scavo che uscirebbe dai lavori più a monte – spiega l’ingegnere Alberto Poggio, membro della commissione – parliamo di milioni di metri cubi di materiale che verrebbe scaricato su quest’area agricola per realizzare una collina artificiale, di fatto una discarica a cielo aperto del materiale di scavo”. Il timore dei tecnici è che quel materiale, seppur trattato, “possa dare problemi alle acque delle falde che portano l’acqua a Torino. Questo progetto potrebbe mettere a rischio le risorse idriche della città di Torino”.
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