OTTAVO GIORNO DI DIGIUNO ALLA BAITA CLAREA
Ottavo giorno di digiuno, e cresce il numero dei digiunanti e la determinazione. Fabrizio e Peo hanno certamente dato un segnale importante, che ho raccolto per portare avanti questa staffetta CONTRO la militarizzazione e la REPRESSIONE, ora c’è anche Cristina che da questa mattina (al suo terzo giorno di digiuno) è, insieme a Fabrizio e ad alcuni NO TAV del Presidio di Piazza Castello, davanti alla Regione Piemonte. Ci saremo anche domani, e nei prossimi giorni, con uno striscione che spieghi le ragioni di questa lotta non violenta. L’arrivo di Fabrizio e Cristina ha messo in agitazione le FdO che si sono agitate subito per identificare i “pericolosissimi white bloc” ed allertare la massima sicurezza. Chissà, forse abbiamo disturbato il pranzo di Cota? Con i compagni del Presidio di Piazza Castello ci stiamo organizzando per essere presenti con i digiunanti anche nella mattinata, è chiaro che crea un certo disturbo la presenza del presidio di fronte agli uffici della Regione, quindi chiediamo a tutti quelli che hanno il tempo e la voglia di supportare questa iniziativa di venire con noi dal mattino, intorno alle 10:00, per aiutarci a spiegare le ragioni di questa lotta. Ricordo che tutti i giorni in Piazza Castello dalle 17:30 c’è il Presidio NO TAV (che ogni giorno ci vede presenti dal 17 agosto), a volte siamo senza volantini perché nonostante l’autofinanziamento Torino è una piazza con grande passaggio, quindi ogni settimana ci vanno mediamente 3-4000 volantini, quindi chiediamo a tutti i comitati che avessero materiale informativo di portarcelo per sostenere questa iniziativa. Se aumentasse la presenza anche al mattino potremmo organizzare una “battitura” simbolica, tanto per ” far sentire” la forza e la determinazione di questo movimento che NON SI FERMA davanti alla minaccia di militarizzare un territorio, NON SI FERMA davanti alla squallida repressione attuata con decine di fogli di via e con le assurde accuse a carico di Nina e Marianna. Dopo Cristina la staffetta passerà a Giampiero, ma io so che il numero dei digiunanti aumenterà….. e chissà che un giorno non possiamo davvero essere in 300 (come diceva quel gandhiano che venne a trovarci durante la libera repubblica della maddalena…. ) Saluti resistenti Simonetta
Sesto giorno di digiuno. Contro questa assurda militarizzazione, contro una repressione che si preannuncia sempre più dura… Sesto giorno, non posso fare a meno di passeggiare tra questi colori che davvero scaldano il cuore. La fame, quella psicologica, non c’è più. C’è una profonda sensazione di benessere, c’è una forza sempre maggiore, una forza interiore che permette di compensare la mancanza di “energie”. E quella forza aumenta, passo dopo passo, percorrendo il sentiero che da Giaglione porta alla baita Clarea. Una luce intensa illumina questo spettacolare scenario autunnale, e c’è silenzio, nonostante l’autostrada a poche decine di metri, c’è un silenzio che aumenta il senso di rilassamento e di equilibrio. Si arriva alla baita, dove sono tutti in movimento, chi taglia la legna, chi costruisce un riparo per l’inverno ormai prossimo, chi (purtroppo per me) prepara prelibati piatti per il pranzo. L’immancabile Olga mi accompagna alle reti e qui l’atmosfera romantica che fino a quel momento mi aveva fatto sentire quasi in paradiso si sgretola in un istante. Ancora quel filo spinato, quello “lamellare”, made in Israele, la cui vista crea davvero un taglio profondo nell’anima, ancora decine di carabinieri, poliziotti, alpini, e quei mezzi militari che percorrono il perimetro, avanti e indietro.. Ma una volta gli alpini camminavano, ricordo, con zaini pesantissimi, per ore ed ore. Possibile che per controllare il perimetro debbano per forza usare quei mezzi? Si sente in lontananza il rumore della trivella, continua a scavare. Quando si tratta di buchi sono iperattivi. Buchi alle finanze, buchi ad un territorio già devastato dai lavori dell’autostrada. Buchi. Stramaledetti buchi. Come ci avviciniamo alle reti si agitano, ed eccoli estrarre fotocamere, videocamere, manco fosse “il grande fratello!”… e dire che di videocamere ne hanno già installate abbastanza, potrebbero evitare questo sforzo ulteriore. La mia presenza in quell’area è un reato, vista la nuova ordinanza del 30 settembre. Lo so, ne sono consapevole, e disobbedisco, ancora una volta. Perché essere li’ è la cosa giusta da fare. Ed è qualcosa che non possiamo delegare. Arriva una mamma con il piccolo Matteo, ha 10 anni, prende il megafono e si avvicina alle reti, un po’ esitante all’inizio, ma poi inizia a spiegare perché è lì: “Io nella mia scuola non ho i fogli e i pastelli per disegnare. Mio fratello ha aspettato 6 mesi per un incontro con la logopedista. E io ho fatto una notte in ospedale ma ho dovuto andare a Rivoli perché qui, per noi non c’è niente”. Lo guardo ammirata, quasi commossa. Matteo ha le idee chiare, ha solo 10 anni ed ha la saggezza e la maturità che manca a molti dei “potenti” che schierano le truppe per imporre un’opera inutile, devastante, costosa. Intanto alla baita si mangia, c’è l’angolo dei vegani e c’è chi addenta una bella bistecca, con l’immancabile vino rosso. Arrivano altri amici, si fanno progetti, si confrontano idee, si festeggia l’anniversario del Seghino, si immaginano scenari futuri. Ci guardiamo intorno e non possiamo fare a meno di constatare che dovremmo essere molti di più per “salvaguardare” questo presidio che non è solo un simbolo ma è un punto importante per poter continuare la nostra resistenza. L’autunno è meraviglioso, fortunatamente il freddo non è ancora insopportabile ed il sole illumina ogni giornata, non c’è neanche il “problema” della pioggia. Nessuno ci ha fermati e identificati, all’andata come al ritorno. Incontriamo molti amici, anche al rientro, ci sono i cattolici della Valle che vanno, come tutti i giorni, a pregare al pilone votivo, ci sono famiglie con bambini, ci sono quei volti che sorridono sempre e che riescono ogni volta ad infonderti fiducia. Ogni giorno trascorso alla baita è speciale. Ogni giorno, alla baita, è il 25 aprile. Si resiste, perché resistere è l’unico modo per sentire di esistere davvero Simonetta
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