
Se la suonano e se la cantano, sulle “compensazioni”
Se la suonano e se la cantano, questa è un po’ la sintesi di ciò che stiamo leggendo in questi giorni sui principali quotidiani locali rispetto alla vicenda delle “compensazioni” per la Valsusa e si parte dalla falsa notizia (si sapeva infatti da diversi mesi) che il Cipe ha tagliato di 80 milioni di euro dalle compensazioni per il Tav in Valsusa, trasformando i 112,5 milioni di euro previsti nel progetto definitivo ai 32,1 effettivamente deliberati.
Fa sorridere come da Roma il vicepresidente della Commissione Trasporti del senato e ora neoassessore ai trasporti della capitale Esposito (che già si sta distinguendo per la sua arroganza nella relazione con i lavoratori in protesta ) tuoni rispetto ad eventuli responsabilità all’interno del ministero e tra i suoi funzionari.
Un gioco delle parti, diciamolo, che oramai ci appassione ben poco ma che ci restituisce la miseria del sistema di potere che oggi continua a decidere rispetto la devastazione dell’ambiente, dell’utilizzo del denaro pubblico e della qualità della vita delle persone che vivono in questo paese.
A quietare tutto però oggi è intervenuto il ministro delle infrastrutture Delrio, affermando mezzo stampa che «i fondi mancanti verranno attribuiti con le future approvazioni progettuali». Una dichiarazione questa che, ammettiamolo, vale ben poco ma tanto serve a calmare gli animi dei Si Tav più esagitati e a continuare questa pantomima delle compensazioni.
Dal nostro punto di vista, come sempre, ben poco ci è interessato e ben poco ci interesserà: la nostra contrarietà a quest’opera rimane sempre intatta, qualsiasi sia la cifra che vorrebbero spendere per comprarci.
I territori e le persone vanno tutelati a prescindere e tutto ciò non può essere oggetto di un ricatto.
Continuate pure a suonarvela e cantarvela, il futuro che meritiamo è evidente che non lo costruirete voi, non sta nelle vostre corde.
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