Se la sua è cattiveria, io la prendo per mano

da Il Manifesto di M. Zucchetti – C’è una ragazza studente che sta a Torino. La chiameremo Francesca, ma è un nome che potrebbe essere di fantasia. Frances, diciamo.
Frances è nei suoi vent’anni, nella prima parte, perciò è giovane; dopo il liceo ora studia Sociologia. È brillante, così ci dicono i professori.
Frances è una compagna. Ed è — come è naturale ed ovvio che sia — una notav. Ma non è, per nulla, ovvio, l’impegno che mette nell’avere coscienza di com’è quella certa società — ingiusta — dove vive.
Ingiusta. È una parola che pesa come un macigno, a vent’anni. Che può piegare le gambe. Ma in questo caso non schiaccia, quel macigno: fa da contrappeso, come. Pensiamo ad una leva, e da una parte c’è il macigno, mentre dall’altra c’è lei che viene proiettata in alto. Come sull’altalena di un parco giochi, quello frequentato vicino a casa non tanto tempo fa, nel 2000, ad esempio. Appena ieri.
Ma nel 2015 non è più il parco giochi, è la vita. Dove abbiamo imparato che non si gioca più, che ci costringono, loro che giocano sporco, a non poter giocare più.
Frances si trova su quella nuova altalena, e viene proiettata in alto. Vede il mondo — ingiusto — sotto di lei, intorno a lei. Ma non dentro, per fortuna. E non ovunque, intorno: ci sono i compagni, sparsi un po’ intorno.
Essere sbalzata in alto la porta a scrivere “Rifugiati welcome”, e la porta ad essere antifascista, ed antirazzista. La porta a voler andare ad un presidio, a Torino, il 6 settembre, in solidarietà con sei compagni arrestati, sotto il carcere torinese delle Vallette. Solidarietà con loro che avevano manifestato contro il razzismo di un politicante che non vale la pena di nominare qui.
Quel presidio c’è stato, questa sera 6 settembre, ma Frances non c’era. O meglio: c’era, ma dall’altra parte, dato che la notte precedente era stata arrestata, insieme ad altri compagni, mentre oltre le reti del fortino dell’inutile tunnel di prova del Tav di Chiomonte cercava di avvicinarsi al cantiere.
Leggiamo sui resoconti di un paio di mezzi della polizia con la carrozzeria danneggiata e vetri infranti. Leggiamo di nessun ferito.
Leggiamo poi il resoconto scarno del Movimento. “Ieri sera un nutrito gruppo di no tav ha cercato di avvicinarsi al cantiere della Val Clarea. Durante l’iniziativa un reparto di polizia è riuscito a dividere il gruppo in due tronconi uno dei quali non è più riuscito ad allontanarsi. Gli arrestati sono otto tra cui uno studente delle scuole superiori di Torino che è stato portato al carcere minorile di Torino. Altri 4 sono studenti universitari torinesi, un altro un compagno del centro sociale Askatasuna e due No Tav bolognesi. Questi arresti non ci intimidiscono e non fermeranno la nostra lotta che è fatta di tanti momenti, tra cui le iniziative notturne contro quel cantiere che devasta e uccide il nostro territorio e il futuro di tutti. Stasera confermiamo il presidio sotto il carcere delle Vallette, appuntamento alle 19 al capolinea del tre.”
Riflettiamo, spogliandoci per un momento dalle nostre convinzioni. Se qualcosa porta 14 persone in carcere in due giorni, per occasioni diverse, deve appunto esserci, questo qualcosa. Studenti. Anche minorenni. Non pare essere “il gesto criminale di un folle”. Pare di più essere il carico che piega le gambe, l’ingiustizia. Pare essere quel macigno del quale parlavamo prima, che opprime molti, piega le gambe a certi, e prioietta molti altri verso l’alto. Fino a farli partecipare ad un presidio sotto un carcere. Poi certuni ci finiscono, in quello stesso carcere, e il presidio cui volevano partecipare lo fanno i compagni rimasti liberi: si fa anche per loro.
Francesca; auguro esca fuori — insieme a tutti i compagni — da quel carcere, velocemente. E che possa continuare con Sociologia. Perché c’è molta ingiustizia, da contrastare.
Se la sua è cattiveria, io la prendo per mano. Ce ne andremo lontano.
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