
‘ FRAINTESA giovani no tav
“Oggi, 3 maggio, è la giornata mondiale dedicata alla libertà e alla sicurezza dei giornalisti”. “Se chiedi a un giornalista tedesco o inglese che cosa sia pericoloso, ti risponderà: andare in Iraq, in Pakistan o in Mali”. Un russo ti risponderà che rischia la vita chi “ficca troppo il naso nelle manovre del potere”, un messicano dirà invece che è pericoloso “raccontare il narcotraffico e le guerre della droga”. E un italiano? Per un italiano è rischioso “partire per la Siria, l’Afghanistan, la Libia”, “fare inchieste sulla ‘ndrangheta o la camorra” e “avere spirito critico ad una manifestazione contro la Tav”.
Così il direttore della Stampa Mario Calabresi si pronuncia in merito ai crescenti pericoli cui va incontro un giornalista svolgendo il suo lavoro. Considerazioni che aprono ad alcune riflessioni, ad alcune richieste spassionate.
Non ci paragoni alla ‘ndrangheta, non ci metta sullo stesso piano dei narcotrafficanti messicani o dei guerriglieri iracheni, perchè ciò che noi chiediamo alla stampa non è di tacere l’azione di un movimento che necessita di risonanza mediatica, ma di non utilizzare quegli strumenti forti che sono la carta e la penna per manipolare e strumentalizzare la verità. Quello che le chiediamo, in questa giornata di orgoglio giornalistico, è di essere giornalisti.
Perchè quando afferma che il giornalismo “non è mai stato attaccato, sminuito e dileggiato come in questi tempi” dimentica che lo stesso giornalista che racconta il falso sminuisce e dileggia la sua professione, mina la credibilità sua e del suo giornale.
Non ci inserisca senza distinzioni nell’elenco che cita la dittatura somala e la censura russa, perchè c’è una differenza fondamentale tra noi e loro: noi chiediamo che il giornalismo si occupi di informare raccontando ciò che in Val di Susa accade veramente, mentre le altre situazioni che riporta mirano a insabbiare la verità per preservare i propri interessi.
“L’Italia ha la variante giudiziaria: […] l’arma delle querele come minaccia”. Certo, lei e il suo collega Massimo Numa siete stati rinviati a giudizio per diffamazione a seguito di un articolo riguardante un’iniziativa no tav, ma quell’articolo raccontava il falso: sebbene si tratti di un reato molto delicato da valutare e per certi versi anche rischioso perchè può degenerare nella censura, richiedere l’impunità per i giornalisti anche se scrivono il falso significa sminuire il ruolo stesso del giornalismo, negarne la credibilità e non riconoscere l’impatto persuasivo che esso ha, ed è giusto che abbia, sulla popolazione.
Quando poi di pericoli si tratta, nessun giornalista impegnato così a fondo nella lotta ai no tav dovrebbe temere i pericoli che lei paventa.
Un giornalista come Numa non verrebbe mai minacciato dalla mafia, perchè delegittimando il Movimento No Tav lui gli affari della mafia li cura.
Nessuna censura governativa lo toccherebbe mai, perchè sminuendo il Movimento preserva gli interessi di questi governi-imprenditori.
Non parliamo “sull’onda del malessere e del qualunquismo”, né pensiamo che sia la “mancanza di garantismo” a costringervi a non raccontare “ciò che accade sotto casa”.
In una giornata come questa, noi riconosciamo il valore di “un’informazione libera e critica”, e vi invitiamo ad impegnarvi per farla.
Komitato Giovani No Tav
In risposta a http://www.lastampa.it/2013/05/03/esteri/quella-liberta-di-stampa-diversa-a-ogni-latitudine-ar5GSkphBpnAZwkQRIBHoK/pagina.html
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