Processo “Sovrano”: al via l’appello tra ombre e contraddizioni
Si è da poco conclusa la prima udienza d’appello di “Sovrano”, il processo che lo scorso marzo aveva visto 16 dei 28 imputati assolti dall’accusa di far parte di un’associazione a delinquere e, a tal fine, di aver commesso diversi reati legati alla lotta No Tav e alla città di Torino, a partire dal centro sociale Askatasuna.
Con l’assoluzione di tutt* dal capo 1, quello associativo, ha preso oggi avvio il secondo grado su richiesta della procura torinese.
Prima di entrare nel merito, dobbiamo purtroppo segnalare come i timori rispetto a un clima non sereno nella maxi aula 2 del tribunale non fossero infondati.
Vale la pena raccontare che, rispetto alla prima composizione della corte (formata da tre giudici), due componenti sono stati “magicamente” sostituiti a pochi giorni dall’avvio del processo. Una circostanza quantomeno singolare, giustificata ufficialmente dalla carenza e dalla riorganizzazione di organico, ma che appare tutt’altro che neutrale, considerando che entrambe le nuove giudici si sono già espresse più volte contro i movimenti e i loro militanti.
Un altro elemento che non è passato inosservato è stato il divieto, imposto dai giudici (e persino dai cancellieri), di essere ripresi dalla RAI durante l’udienza, a differenza degli imputat*, che non hanno negato il proprio consenso: una scelta che sembra voler evocare una presunta “preoccupazione” per sé o lasciare intendere altro. Che teatrino!
Tornando all’udienza, il collegio difensivo ha sollevato due importanti questioni preliminari.
La prima riguardava la nullità di numerose notifiche, ma non è stata accolta.
La seconda su il concetto di incompatibilità di una delle giudici, Emanuela Ciabatti, alla quale è stato chiesto di valutare l’opportunità di non presiedere il processo, poiché in precedenza aveva già giudicato e condannato – nel maxi-processo No Tav – uno dei presunti promotori dell’associazione a delinquere per fatti attigui a quelli giudicati in questo procedimento.
Una richiesta che appare del tutto ragionevole, nel tentativo di garantire l’imparzialità del procedimento, ma che ha invece suscitato indignazione sia nella corte sia nella procura, quasi fosse un affronto, un reato di lesa Maestà! Non sorprende quindi che entrambe le questioni preliminari siano state rigettate.
Entrando nel merito del ricorso della procura, secondo il pm Avenati Bassi diverse conversazioni intercettate non sarebbero state adeguatamente valorizzate nel primo grado, così come le testimonianze dell’accusa non sarebbero state considerate nella giusta misura. Non tanto nella ricostruzione dei singoli episodi, quanto nei veri e propri “voli pindarici” della polizia giudiziaria, che nella normale vita dei movimenti di protesta pretende di individuare un’associazione a delinquere.
Nonostante le opposizioni della difesa, il collegio giudicante ha deciso di riaprire la fase dibattimentale, disponendo l’audizione dei due principali testimoni della Digos torinese, alla ricerca di non si sa quali elementi che sarebbero sfuggiti ai giudici del primo grado. Nel frattempo, i solerti funzionari della questura, avranno avuto tutto il tempo per affinare le loro dichiarazioni per tentare di impressionare la corte.
La richiesta della difesa di risentire, a questo punto, anche i testimoni della difesa non è stata accolta, delineando già dalla prima udienza un quadro di evidente parzialità.
Ci diamo quindi appuntamento al 18 maggio, alle ore 9.30, sempre nella maxi aula 2, per un’udienza in cui saranno sentiti i due poliziotti e gli imputati che sceglieranno di sottoporsi all’esame. Non sarà un processo lungo: per questo invitiamo tutte e tutti a partecipare e a portare sostegno in aula ai 25 imputat* di questo procedimento, che non deve trasformarsi nella resa dei conti che lor signori sembrano certi di poter ottenere.
Solidarietà a tutt* gli imputat*
Avanti No Tav!
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