POLEMICHE SULLA TRASMISSIONE “MI MANDA RAITRE” [GUARDA VIDEO]- TROPPO POCO SPAZIO ALLE RAGIONI SI TAV
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La trasmissione Mi manda raitre andata in onda con un serio ed articolato servizio sulla manifestazione del 23 ottobre in Val di Susa ha fatto scatenare l’ennesimo prepotente polverone contro il movimento no tav e contro chi prova a raccontare le ragioni di questa protesta. Ricordiamo infatti nel lontano 2005 come il governo dovette retrocedere sulla pressione di una reale resistenza popolare (quella dei valsusini che a Venaus difesero la loro terra) e di un’immagine vera e forte del movimento no tav. Il movimento era agli occhi di tutti gli italiani una cosa nuova, una speranza in un’Italia alla deriva governata da una casta di pochi corrotti. Ci fu poi il cambio di governo e poi un altro ancora ma prima di rivedere le truppe in val di Susa un’attenta operazione di “correzione mediatica” venne e viene tuttora messa in atto. Tacere le ragioni della protesta, non parlare del movimento no tav, in ogni caso parlarne male o riportando un punto di vista che demolisca quell’effetto verità e simpatia pericoloso per i fautori dell’opera. Chi ha vissuto in val di Susa in questi anni se ne è reso conto in prima persona, ha visto le centinaia di manifestazioni ignorate, le centinaia di assembleee informative taciute e ha visto in prima pagina con dei titoli terrificanti solo le immagini della resistenza popolare. Queste ultime tutte vere, giuste e rivendicate in pieno dal movimento ma descritte e riportate all’opinione pubblica con il sottotitolo o il commento di parte. L’immagine della valle di Susa è stata così curvata con un laborio costante dall’abile illusore Virano, commissario governativo e dai cronisti di parte e appiattiti alle lobby di affari e partito. Oggi che questo meccanismo sembra rompersi e alcune trasmissioni tv e servizi su carta iniziano nuovamente a descrivere questa lotta per quello che è realmente nella sua complessità ritroviamo quel sentimento di paura tipico dei politicanti in affanno che in coro si stringono attorno al commissario Virano e che con un guizzo bipartisan arrivano a invocare la commissione di vigilanza per bocca dei soliti Stefano Esposito (pd) e Agostino Ghiglia (pdl). Tutti uniti a cercare di arginare i messaggi che escono dalla valle di Susa, deputati lontani sui banchi del parlamento, a braccetto invece, e con l’acquolina in bocca quando si tratta di affari da oltre 22 mld di euro. L’informazione mai come oggi diventa centrale per manipolare l’opinione pubblica e tenere sotto sedativo un paese in crisi sull’orlo però di una crisi di nervi. L’informazione stessa che non riesce ad essere imbrigliata nei canali mainstream ma che si espande nel web, che scavalca le barriere e arriva sempre più dove prima era taciuta e che dagli stessi mainstream fatica ad essere contenuta.
Di seguito in allegato il servizio apparso oggi sabato 29 ottobre sul quotidiano piemontese LaStampa che descrive pruriti e malumori del giorno dopo.
Le scuse telefoniche del direttore di Rai 3, Antonio Di Bella, e la promessa di «assumere idonei correttivi» attenuano solo in parte la durissima lettera che il commissario straordinario per la Torino-Lione, Mario Virano, ha scritto al conduttore di Mi manda Rai 3, Edoardo Camurri, allo stesso Di Bella, ai vertici della Rai, e a Sergio Zavoli, presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza per contestare la parzialità di un programma dove «dei 18 minuti e 45 secondi dedicati alla Torino-Lione solo due minuti mi sono stati lasciati per sostenere le ragioni dell’opera».
Virano parla di «un atto importante» da parte del direttore di Rai 3 che però non cancella l’accaduto: «E’ difficile sfuggire all’impressione che si trattasse di una mera foglia di fico per dare una parvenza di pluralismo ad una trasmissione univocamente indirizzata». Nella lettera ai vertici Rai si ricostruisce la vicenda. Racconta di un pressing per ottenere la sua partecipazione e l’intesa per un dibattito di venti minuti. Dibattito che però nel corso della serata si è progressivamente ridotto in durata (4 minuti) e posticipato alla fine della trasmissione dopo un lungo reportage sulla manifestazione No Tav del 23 ottobre in Valsusa. Una scelta che il conduttore comunica a Virano spiegandogli anche che quei quattro minuti avrebbero dovuto essere equamente divisi con Luca Mercalli, meteorologo No Tav, e con il giornalista che ha realizzato il servizio. Per Virano è impossibile «spiegare le ragioni del Sì in una manciata di secondi e così spiego a Camurri che lascerò gli studi». A quel punto interviene un responsabile di trasmissione che lo convince a restare.
Alla fine Virano parlerà per 120 secondi. Commenta: «Mi amareggia, ma non mi sorprende più, che Rai 3 (dopo le trasmissione “Che tempo che fa”, “Report”, “Mi Manda Rai Tre”) abbia sposato le ragioni della minoranza No Tav, minoranza significativa, preparata e combattiva, ma pur sempre minoranza». Per Virano c’è anche un problema di costi: «Per la mia comparsata la Rai ha speso tra viaggio aereo, pernottamento e trasfer in aeroporto non meno di 480 euro». E visto che i «costi saranno posti in capo al canone Rai da parte di una trasmissione che fa della lotta agli sprechi il suo target chiedo alla Rai di quantificare quelle spese per poi pagarle di persona».
Ma è probabile che il caso finisca anche sul tavolo della commissione di vigilanza. Gli onorevoli Stefano Esposito (Pd) e Agostino Ghiglia (Pdl) ne chiedono l’intervento. Il primo per censurare la «faziosità» del programma e chiedere di ripristinare una corretta informazione. Il secondo per chiedere di bloccare la «propaganda televisiva a favore dei No Tav». E il deputato Giorgio Merlo, componente Pd della Vigilanza, chiama in causa il direttore di Rai 3 che deve «garantire lo stesso trattamento per chi sostiene le ragioni del sì e quelle del no».
Intanto ieri il segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, intervistato a Radio Anch’io, ha sottolineato la necessità che i lavori del cantiere vadano avanti: «Io sono per farla, con il dialogo, ma per farla. E’ diventata una battaglia ideologica che va contro il merito. A chi cavalca la ribellione dico: qui parliamo di una ferrovia, di treni, bunto e basta, non di un autostrada». Ma per il consigliere regionale grillino, Fabrizio Biolé «autostrada o ferrovia lo spreco (e l’impatto) non cambia».
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