
Philippe nuovamente assolto: la lotta No Tav non si processa
Ancora una volta Philippe è stato assolto. Mercoledì 9 settembre, infatti, la Corte d’Appello di Chambéry ha confermato l’assoluzione di uno dei volti storici della lotta al Tav in Val Maurienne, finito a processo per alcune delle parole pronunciate durante una mobilitazione contro il progetto Lyon-Turin.
Al centro del procedimento c’era una parola: “sabotaggio”.
Durante un’iniziativa a Saint-Jean-de-Maurienne Philippe aveva utilizzato l’espressione «Il faut saboter la Tav» e per quelle parole era stato accusato di avere incitato al sabotaggio del Lyon-Turin.
Ma ancora una volta, in tribunale, questa ricostruzione non ha retto.
La Corte d’appello ha stabilito che il termine «sabotaggio» può avere diversi significati e che, nel contesto in cui era stato utilizzato, le parole di Delhomme non costituivano un appello chiaro e preciso a compiere danneggiamenti volontari pericolosi per le persone.
Una parola pronunciata durante un momento di opposizione alla costruzione della linea ferroviaria Torino – Lione non è diventata un reato.
E non è la prima volta che accade.
Questa è infatti la quarta assoluzione per Philippe nell’ambito delle vicende giudiziarie legate alla sua opposizione al Lyon-Turin. Una lunga sequenza di procedimenti che ha portato il militante davanti ai giudici per le sue azioni e per le sue parole contro un’opera che, dall’altra parte delle Alpi come in Val di Susa, continua a essere contestata.
Nel febbraio 2025, infatti, era stato assolto per un’azione di blocco dei camion diretti verso il cantiere. Nell’aprile dello stesso anno era arrivata una seconda assoluzione relativa ad altri fatti, tra cui le contestazioni legate alla manifestazione di Saint-Jean-de-Maurienne.
Nonostante le assoluzioni, il procedimento è proseguito in appello, fino all’udienza del 13 maggio e alla sentenza dello scorso 9 settembre.
A portare avanti l’accusa c’era anche TELT, la società incaricata della realizzazione della nuova linea ferroviaria.
Ed è proprio questo il punto che va oltre la singola vicenda giudiziaria.
Perché mentre sui due versanti delle Alpi si continua a costruire e scavare, continua anche il tentativo di ridurre l’opposizione a un problema da affrontare nelle aule di tribunale.
Ma il problema è che la lotta al Lyon-Turin non nasce dalle parole di Philippe, né da quelle di un singolo militante.
Nasce da territori che da decenni mettono in discussione un’opera considerata devastante, inutile e imposta. Nasce dalle persone che in Maurienne e in Val di Susa continuano a mobilitarsi, a discutere, a organizzarsi e a costruire iniziative contro il progetto.
E soprattutto nasce da una consapevolezza che nessun procedimento giudiziario può cancellare: il dissenso non è un incidente di percorso. È parte della storia stessa di quest’opera.
Quattro assoluzioni descrivono un’altra storia. Raccontano che, ancora una volta, il tentativo di portare nelle aule giudiziarie il conflitto politico intorno alla Torino – Lione non è riuscito a cancellare le ragioni di chi quell’opera continua a contestarla.
Dalla Maurienne alla Val di Susa, il fronte è lo stesso: da una parte un progetto che distrugge i territori. Dall’altra comunità che continuano a opporsi.
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