Per una giusta Resistenza. Libertà per i No Tav!
Rimbalza sui giornali da alcuni giorni la notizia della notifica di anni di reclusione per 12 attivisti che a vario titolo parteciparono alla giornata di mobilitazione del 3 marzo 2012 organizzata dal movimento No Tav.
Ricordiamo i fatti. A seguito di una partecipatissima assemblea in piazza del mercato a Bussoleno, il 3 marzo 2012, si decise di dividersi in due gruppi: uno si mosse in corteo a Bussoleno, un altro si diresse ad Avigliana per contestare le dichiarazioni provocatorie dell’allora premier Monti e liberare i caselli di una delle autostrade più care d’Italia, la Torino Bardonecchia, che dal lunedì della stessa settimana fino al giovedì era già stata occupata in maniera permanente dal movimento.
Erano giorni di intensa mobilitazione: Luca Abbà pochi giorni prima era stato fatto cadere dal traliccio e lottava tra la vita e morte. Le mobilitazioni coinvolsero migliaia di persone in tutta la valle, scontri ed occupazioni si susseguivano per lanciare al paese intero un messaggio di determinazione contro il sistema del Tav e le forze dell’ordine che con violenza continuavano ad imporre la loro presenza.
In questo procedimento giunto oramai a conclusione la società concessionaria dell’autostrada A32 la Sitaf (da sempre parte attiva nei lavori per la Torino-Lione), si era costituita parte civile chiedendo un risarcimento di 25.ooo euro per mancati pedaggi e danno di immagine, poiché secondo loro le mobilitazioni del Movimento No Tav avrebbero fatto crollare in quei giorni il “turismo” in Val di Susa.
Ipocrita affermazione, già sappiamo, nel momento in cui è chiaro a tutti che il vero nemico del turismo in Val di Susa sarebbe l’avvio del cantiere definitivo della Torino- Lione, con le sue ricadute concrete, l’inquinamento e la militarizzazione del territorio.
Di questo processo non dimenticheremo le domande ai testimoni sui toni e le posture dei soggetti processati, i riconoscimenti non effettuati o errati da parte del personale di polizia (con in mano annotazioni, foto e di fronte al video) sollecitati e suggeriti dal pm e, nell’incapacità di farli, rinviati all’udienza successiva, il tentativo di ricondurre un clima nella realtà disteso (tutti gli automobilisti citati come testimoni dall’accusa si sono dichiarati tranquilli e per nulla minacciati) ad una dimensione di pericolo e violenza.
Non dimenticheremo, soprattutto, come secondo la polizia la caduta di Luca dal traliccio sia stato un evento “romanzato” dal movimento No Tav, trattandosi semplicemente di un gesto sconsiderato da parte dell’attivista (il poliziotto rocciatore, sempre secondo loro, non seguiva Luca mettendolo in pericolo, ma lo voleva solamente invitare a scendere).
Il 9 marzo 2017, 5 anni dopo i fatti, il pm con l’elmetto Rinaudo chiese circa 40 anni di carcere complessivi, con pene dai 3 ai 4 anni che il tribunale poi trasformò in 1 o 2 anni a seconda dei casi, per reati talmente irrilevanti (blocco del traffico, violenza privata ma soprattutto il famigerato concorso) da sembrare sin dal primo grado una chiara condanna politica, in continuità con gli intenti persecutori più volte avvallati e palesati dai giudici torinesi.
Oggi i vari gradi di processo sono giunti al termine e con il ricorso respinto da parte della Cassazione inizia un conto alla rovescia prima che le misure diventino esecutive (c’è possibilità entro 30 giorni di fare richiesta di misure alternative, poi si attenderà l’udienza del tribunale di sorveglianza ecc…). A diversi No Tav, è bene sottolinearlo, oltre a questa condanna hanno sospeso precedenti condizionali, facendo aumentare il periodo di reclusione ben oltre i due anni. Per altri invece è la prima condanna in assoluto e dovrà essere scontata poiché i giudici hanno ritenuto non meritassero la sospensione della pena con la condizionale (il blocco stradale evidentemente è un reato che indispone per la sue efferatezza, sic!)
Tornando a noi, nonostante il tribunale di Torino, insieme alla procura e la questura, cerchi di riscrivere la storia di quegli anni a colpi di sentenze e regalando anni di carcere come se fossero noccioline, chiara è la percezione di vendetta da parte di uno Stato che non si rassegna al fatto che esista, ancora oggi, un popolo indomabile e sordo alla sua retorica e alle sue bugie.
Come scrivemmo anni fa proprio a commento di un’udienza di questo processo, noi e i tantissimi No Tav di tutta Italia siamo invece l’esempio e la memoria vivente di quei giorni in cui la Val di Susa rimase bloccata per giorni interi, in cui da Bussoleno a Palermo, passando per decine città d’Italia, migliaia di persone scesero in piazza con blocchi e cortei, arrivando addirittura a scontrarsi con la polizia a difesa di stazioni ed istituzioni, e denunciando a gran voce l’ingiustizia subita dagli abitanti della valle.
Noi in quei giorni non denunciammo nessun tradimento di Monti e del governo tecnico, poiché le carte erano state svelate da tempo, bensì agimmo una rottura, insanabile, con un sistema che aveva quasi ucciso Luca e che con immenso sdegno aveva continuato a muovere le ruspe a pochi metri dal suo corpo gravemente ferito. Oggi Luca sempre per colpa di questo tribunale sta scontando un’assurda pena di un anno in regime di semilibertà, facendo dentro e fuori dal carcere.
In attesa di ulteriori indicazioni su come intenderemo muoverci nei prossimi mesi a sostegno dei condannati No Tav, non possiamo che rimarcare la distanza etica, morale e politica tra chi pratica una giusta resistenza e chi invece prova a riprodurre un sistema di sfruttamento. La storia, lo sappiamo, ci darà ragione.
Solidarietà ai coraggiosi della Valsusa ed un ringraziamento ai numerosi No Tav da tutta Italia che ci stanno inviando attestati di solidarietà.
Libertà per Nicoletta, Dana, Francesca, Stella, Mattia, Maurizio, Aurelio, Fabiola, Michele, Mattia, Paolo, Massimo!
Libertà per la Val di Susa!
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