
PER DOVERE DI CRONACA NOTAV
(lettera inviata a La Stampa) Niente succede per caso e i fatti se non contestualizzati si offrono alle manipolazioni.
Mentre tutti esprimono indignazione e solidarietà al giornalista “ferito” , io esprimo rammarico per l’ennesima manipolazione mediatica a danno del movimento No TAV e della lotta che da anni si persegue per un diverso stile di vita.
Ero presente all’udienza del processo del 21 novembre e intendo semplicemente riportare ciò che ho visto e sentito, con gli occhi e con il cuore, passando per la necessaria opera di razionalizzazione.
E’ stata scelta una delle aule più piccole del tribunale,con capienza di 40 posti per un processo che solo come imputati ne aveva 46.
46 TENUTI IN PIEDI E AMMASSATI COME BESTIAME, DI CUI DUE IN GABBIA.
La polizia che alitava sul viso della contro parte, non c’era spazio nemmeno per gli avvocati e tantomeno per il pubblico, accorso numeroso per dimostrare la propria solidarietà non per scatenare risse.
Il presidente parlava piano, con la testa bassa e sebbene più volte si invitasse ad alzare il tono di voce o usare i microfoni presenti in aula continuava nello stesso atteggiamento.
Tutto questo non è per caso, sono scelte che aumentano il livello di tensione , inaspriscono gli animi, provocano conflitto.
Quando sono iniziate le proteste e gli slogan il fotoreporter ha cominciato a filmare, badate bene solo in quel caso , indugiando sugli imputati e sui ragazzi più giovani.
Inizialmente gli è stato solo chiesto di smetterla, lui ha risposto in modo arrogante”Faccio che cazzo voglio” e ha continuato.
Solo allora l’atteggiamento dei no tav più vicini è diventato più aggressivo verbalmente e c’è stato il tentativo di spostare fisicamente la telecamera,ma lui non ha smesso, spintonando al pari chi aveva accanto.
Si è staccato un ragazzo dalle prime fila e gli si è avvicinato con voce pacata chiedendogli di calmarsi, di capire e di smetterla di filmare, di essere tranquillo, e lui lo ha mandato a quel paese ribadendo di voler e poter fare quello che gli pareva.
Poi è uscito in mezzo ai no tav accalcati perché costretti dalla mancanza di spazio, non perché volessero aggredirlo, e se qualcuno in quel frangente lo ha spinto o altro , devo dire che aveva più il sapore di una difesa che di un attacco.
Una difesa all’immagine ed alla dignità di chi crede e porta avanti la lotta, contro ad una continua manipolazione che vuole dipingerla con tinte fosche, come quando vedendo un gran premio si spera sempre nell’incidente,magari mortale.
Analogamente nella nuova grande aula hanno cercato di fare entrare solo 40 persone come pubblico, nonostante fosse un’aula grande e capace e ci fossimo trasferiti proprio per poterci stare tutti.
E’ stato necessario spingere o infilarsi di lato per entrare.
Poi il rinvio ..un rinvio con la motivazione ufficiale della mancata notifica ad alcuni imputati…mancata notifica forse verificabile a priori, sebbene io non sia una esperta di procedure processuali.
Non si è rinviato perché i no tav presenti hanno impedito qualcosa., o sono stai cattivi, come tra le righe sembrano suggerire i quotidiani e i servizi televisivi.
Per dovere di cronaca- Giulia Ferro- Una dei tanti No Tav –
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