
“Ordinaria democrazia” in Valsusa. di Nicoletta Dosio
“ Sono amico di Mario Virano, vorrei passare per il convegno” , il cordone di polizia si apre e il personaggio passa senza particolari problemi.
“ Ho lasciato l’auto nel piazzale, devo recuperarla per andare a lavorare, vorrei passare” ma
Ecco due episodi di una intera mattinata di “ordinaria democrazia” in Valsusa. Si dovrebbe raccontare della Valle spaccata in due dai posti di blocco piantati sulle statali da Avigliana a S. Ambrogio, delle decine e decine di blindati che bloccavano la zona industriale di Avigliana, degli almeno cinquecento poliziotti schierati in assetto antisommossa per impedire a un centinaio di NO TAV, in gran parte pensionati, di avvicinarsi all’Hotel Ninfa, sede del convegno PD dal roboante titolo “Val di Susa. Ora lo sviluppo”.
Dal convegno ampiamente annunciato sui muri della Valle come pubblico sono esclusi anche gli imprenditori di “Etinomia per un’ economia responsabile”.
Dentro al salone ci sono non più di una ventina di partecipanti. I più mattinieri, Esposito e Ferrentino, arrivati fin dalle sette del mattino per non rischiare di incontrare contestazioni (ma qualcuno più mattiniero di loro li ha colti con le mani nella marmellata…). Più tardi arrivano, alla chetichella Saitta e Napoli ( forza della trasversalità degli affari…)
Le ore passano lente, tra scudi che spingono, battute ironiche, andirivieni di digos, camion che vorrebbero accedere alla zona industriale ma si trovano davanti blindati e transenne a intasare la via intitolata a Martin Luther King (mi viene in mente che nei primi anni novanta ci fu addirittura una vertenza sul nome da dare alla strada: i lavoratori dell’Azimut avevano proposto di intitolarla a Ernesto Che Guevara, ma non se ne fece nulla perché i dirigenti statunitensi opposero un veto assoluto, prontamente recepito dal Comune “…per non perdere le ricche commesse dei miliardari americani”): il nome del combattente per i diritti civili fa un certo effetto, assediato da caschi e manganelli!
In cielo si alternano sole e nuvole, il paesaggio, intorno, oltre la desolazione dei piazzali, ha i colori dell’autunno, uno stormo di uccelli in volo ci ricorda che l’inverno si avvicina.
A un certo punto tra i piedi degli uomini in arme spunta un ramarro, procede lentamente, incerto, come intirizzito dal freddo, viene verso di noi. Qualcuno lo prende, lo mette al riparo su uno scampolo di prato sopravvissuto alla cementificazione…ed è bello e commovente riflettere su quanto sia tenace, forte e gentile questa nostra lotta che sa farsi carico anche degli esseri più deboli e all’apparenza insignificanti. Per questo siamo destinati a vincere ed a rimanere vivi in chi verrà dopo di noi. Invece, i personaggi che in una sala blindata discutono, sulla pelle di tutti, dei propri sporchi affari e non conoscono né decenza né generosità né bellezza sono soltanto polvere che il vento della storia presto spazzerà via, per sempre.
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