
Nuovo stop per i cantieri Tav, Sitaf ritira gara per l’autoporto
La notte fra il 12 e il 13 Aprile 2021, ormai un anno fa, centinaia di poliziotti e carabinieri occupavano i terreni che sarebbero dovuti servire per la costruzione del nuovo autoporto di San Didero, funzionale alla realizzazione della Nuova Linea Torino Lione. Da allora recinzioni, filo spinato e decine di uomini fanno la guardia a un guscio vuoto perché i lavori non sono mai partiti. Oggi scopriamo che non solo i lavori non sono mai iniziati, non solo l’appalto non è mai stato assegnato, ma addirittura la gara per assegnare i lavori è stata revocata, e questo è successo giusto pochi giorni fa.
Questa vicenda sarebbe farsesca, se non ci fossero di mezzo molti soldi pubblici e decisioni calate sulla testa di amministratori e cittadini. Merita di essere raccontata con precisione.
Il 13 Febbraio 2020 Sitaf, la società che gestisce l’autostrada A32, pubblicava il bando di gara per i lavori di “rilocalizzazione dell’Autoporto di Susa” , il valore stimato dei lavori era di 47 milioni e mezzo di euro. La data limite per la presentazione delle offerte era posta al 16 Marzo 2020, poi posticipata al 18 Giugno.
Durante il 2020 in numerosi documenti di TELT, la società responsabile della realizzazione della Nuova Linea Torino Lione, veniva riportato come il contributo finanziario europeo all’opera era “confermato a condizione del rispetto di un cronoprogramma di attività che prevede […] l’avvio dei lavori del Nuovo Autoporto nei Comuni di San Didero e Bruzolo quale risoluzione di interferenza entro il 31 dicembre 2020”.
E così arriviamo all’occupazione dell’area nella notte fra il 12 e il 13 Aprile 2021.
Un paio di mesi dopo l’occupazione militare ecco un nuovo colpo di scena: Sitaf sospende la procedura per la necessità di alcune modifiche progettuali. Siamo inizio giugno 2021, i terreni sono occupati da qualche settimana, gli amministratori e i valsusini hanno a più riprese manifestato la loro contrarietà al progetto e alla modalità militare di imporlo. E questa sospensione scatenò un polverone; poco tempo dopo Sitaf fu costretta a fare marcia indietro, revocando la sospensione e sostenendo che “si rende necessario, in ragione della natura dell’intervento e del rilievo strategico dell’opera cui accede, procedere con tempestività ed urgenza alla ripresa delle operazioni di gara”. Da quel momento fino ad oggi la situazione non è cambiata, un fortino militare circondava un sedicente cantiere in cui i lavori languivano. Fino alla notizia di questi giorni.
Sitaf annuncia la revoca della gara di appalto e “di tutti gli atti precedenti e successivi inerenti alla procedura in oggetto”.
Questa vicenda impone alcune domande:
1)chi ha deciso, e su quali basi, di occupare i terreni di San Didero quando ancora non era stato neppure assegnato l’appalto per i lavori?
2)quanto è costata la scelta di occupare i terreni di San Didero, utilizzando migliaia di uomini per oltre un anno, senza che ve ne fosse alcun bisogno dato che i lavori sono ben lontani dall’incominciare?
3)qualcuno chiederà conto di questa scelta e di questa spesa inutile, e qualcuno ne risponderà?
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