
No alla sorveglianza speciale! Sosteniamo Stefano!
l Questore di Torino Gambino ha richiesto due anni di sorveglianza speciale per Stefano, giovane compagno, studente e lavoratore che da anni si spende generosamente e in prima persone, nelle lotte a Torino e in Val di Susa. Il 14 aprile si svolgerà la prima udienza presso il Tribunale di Torino.

I fogli che “motivano” la richiesta sono infarciti di retorica poliziesca e questurina studiata ad hoc per provare ad impressionare il Giudice che dovrà decidere l’applicazione o meno. Manifestazioni per la Palestina, contro il genocidio, la lotta contro il Tav e le tante lotte attraversate da Stefano in questi anni vengono trasformate in “occasioni per creare disordini” insinuando meschinamente che dietro la militanza ci siano loschi secondi fini. Per sostanziare la sua richiesta il Questore desume, non si capisce bene con quale collegamento logico, l’adesione del compagno all’associazione sovversiva o a delinquere, in base alla bisogna a quanto pare, che sarebbe in definitiva il centro sociale Askatasuna. Poco importa se il compagno in questione non sia mai stato imputato del processo “Sovrano”, nulla rileva per il Signor Questore il fatto che il processo sia finito in primo grado con l’assoluzione piena per tutti e tutte per quanto riguarda il reato associativo. Evidentemente Gambino, da poco a Torino, o non legge i giornali oppure non ha neanche paura di nascondere il proprio intento strumentale in cui la legge si piega ai propri desideri e necessità. Le lotte a Torino e in Val di Susa vengono dipinte come iniziative eversive cercando di cancellare i motivi reali e legittimi su cui si fondano: evitare la devastazione della nostra terra e delle nostre vite!
Ma analizziamo meglio l’operazione che viene portata avanti dalla Questura (su suggerimento della Procura?). Il primo dato da rilevare è che in questi giorni incomincerà il processo d’appello voluto dalla Procura per provare a ribaltare l’esito del primo grado del processo per associazione a delinquere contro movimento no tav e Askatasuna. È evidente che si vuole approfittare del clima mediatico che si creerà per portare a casa un risultato repressivo.
Il secondo dato, ancora più importante, è che questa richiesta è motivata dal fatto che le inchieste degli ultimi due anni portate avanti da Digos e Procura hanno dato ben magri risultati sul piano cautelare. Di fronte a decine di richieste di detenzione preventiva in carcere, sono state portate a termine misure ben più tenui. Quindi si cerca di far entrare dalla finestra ciò che non può entrare dalla porta. Lo si fa attraverso misure di prevenzione poliziesca completamente arbitrarie e di origine fascista. Basta lottare per essere sottoposti a sorveglianza? È un concetto pericoloso che va contrastato in tutti i modi. Questo tentativo di rimodellare l’utilizzo della sorveglianza speciale in mancanza di efficacia di altri dispositivi più consuetudinari non andrà fatto diventare la nuova prassi della Questura e Procura torinesi.
Lo abbiamo detto e lo hanno dimostrato le decine di migliaia di persone che sono scese in piazza il 31 gennaio per le strade di Torino: siamo Partigiani e sappiamo da che parte stare. Volevano far diventare Torino un laboratorio di Repressione e lo hanno trasformato in un laboratorio di Resistenza.
Iniziamo oggi una campagna di sostegno a Ste e contro la misura della Sorveglianza Speciale, che continueremo e amplificheremo in tutte le prossime udienze. Chiediamo a tutti e tutte di aiutarci a non far passare sotto silenzio questa ingiustizia e a mobilitarsi con noi!
Siamo Associazione a Resistere!
Da Infoaut.org
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