
Nebbia in Val Susa: tra sassi e manganelli
Riprendiamo da Volere la Luna questo articolo di Giovanni Vighetti sulle giornate appena trascorse in Val Susa.
Il 13 aprile, dopo una notte di turbolenze in Valle di Susa, a San Didero, dove cittadini e amministratori si stanno opponendo alle operazioni propedeutiche alla costruzione di un nuovo autoporto, il prefetto di Torino, Claudio Palomba, ha auspicato «che valori cardine costituzionalmente tutelati della nostra democrazia, come la libera espressione del dissenso e il diritto di manifestare, non siano strumentalmente utilizzati quale pretesto per comportamenti, come quelli registrati in Val di Susa nelle ultime ore, connotati da una inaccettabile violenza generalizzata». Le sue parole riassumono bene il punto di vista di chi, al di là delle frasi di prammatica, ha comunque un’idea autoritaria della democrazia. Il concetto di questo punto di vista è: si può manifestare, esprimere il proprio dissenso ma poi tutti a casa.. a guardare qualche programma lavacervello davanti alla tv, perché le decisioni le prendiamo Noi (https://volerelaluna.it/controcanto/2021/04/07/la-democrazia-autoritaria-che-e-dietro-langolo/).
Si possono avere opinioni diverse, ma sicuramente la democrazia è rispetto e considerazione delle comunità locali che vanno ascoltate e devono poter decidere del proprio futuro. Tutto questo in Valle di Susa non c’è stato perché la contrarietà dei cittadini e delle amministrazioni locali al progetto, ormai monco e sempre più assurdo della Torino Lyon, non è mai stata rispettata. Anzi è sempre stata sbeffeggiata: quante volte proprio all’indomani di cortei di 35-40.000 cittadini è stato dato lo schiaffo di accelerazione negli appalti o dei lavori dei cantieri!
I politici ‒ dal piddino Gariglio all’evanescente Giachino, passando per volgari esponenti della destra che hanno definito “feccia” il Movimento No Tav ‒ ripetono, come un disco rotto, le consuete frasi sulla violenza dei No TAV, ma tacciono, per ignoranza o per malafede, sul vuoto progettuale e finanziario che c’è in Francia sul tratto della ferrovia da Saint Jean de Maurienne a Lyon (https://volerelaluna.it/tav/2021/03/29/come-ti-distruggo-la-valsusa-lalleanza-tra-alta-velocita-e-autostrada/). Parlarne sarebbe l’ammissione che la leggendaria linea ad alta velocità, che partendo da Kiev doveva arrivare a Lisbona, sbuca e si ferma solo nella Maurienne e quindi il tunnel di base è fine a se stesso.
Ma parliamone della violenza. A volte vola qualche sasso: non è bello ma è inevitabile, e succede storicamente in tutte le parti del mondo quando le ragioni inascoltate sono costrette alla protesta, ed è difficile in alternativa tirare solo piume di gallina. Ma, dall’altra parte, i cittadini si trovano davanti forze militari sproporzionate per numero e violenza, che sgomberano i presidii di notte, che avanzano con blindati e idranti sparando lacrimogeni al gas CS ad altezza d’uomo, ben protetti da casco, scudo, parastinchi, paragomito, e roteando il manganello sulla testa di chi si oppone senza alcuna protezione sul proprio corpo. Questa non è violenza? una manganellata fa forse meno male di un sasso?
Manganelli e pietre sono l’esatta fotografia della deriva autoritaria di una classe politica inetta e inadeguata che delega alla forza pubblica la soluzione, manu militari, di scelte che non possono essere accettate da chi le subisce perché non sono determinate dall’interesse generale ma dagli interessi delle lobby, che nella quarantennale vergognosa assenza di una legge di regolamentazione, hanno la forza e la possibilità di condizionare il Parlamento. E perché mai dovremmo accettare la devastazione del territorio in cui viviamo? Per un tunnel di base fine a se stesso, visto che la Francia, favorevole al tunnel perché l’Italia paga anche gran parte della quota in carico ai transalpini, non ha alcuna intenzione di costruire la conseguente linea ad alta velocità tra Saint Jean de Maurienne e Lyon?
Perché Stampa e Repubblica, stesso gruppo editoriale, tacciono sul fatto che la Francia ha rinviato al 2038 la valutazione, non la progettazione e tantomeno l’inizio dei lavori, se costruire o meno la linea ferroviaria per il proseguimento del tunnel di base (https://volerelaluna.it/talpe/2019/05/07/linformazione-alla-prova-del-tav/)? La risposta è semplice e rimanda agli interessi della tradizione Fiat, già general contractor per la costruzione di altre linee ad alta velocità. Ma la Fiat non c’è più, non c’è più nemmeno Fca, e gli eredi dell’impero Agnelli vendono pezzi importanti dell’industria automobilistica in favore degli utili degli azionisti. A breve ci sarà anche il passaggio dell’Iveco alla cinese Faw, e Stellantis non avrà particolari riguardi per gli stabilimenti italiani a partire da Mirafiori e Melfi. Torino perde la sua centralità industriale nel settore automobilistico e i Sì TAV torinesi si riempiono la bocca di bolle di sapone per un tunnel fine a se stesso e che non va da nessuna parte (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2018/10/22/quel-treno-per-lione-alla-vigilia-di-una-scelta/).
E i valsusini dovrebbero limitarsi fare quattro passi in un corteo gridando No TAV per poi tornare a casa, realizzati, a guardare la TV, e lasciare che tra San Didero e Bruzolo venga cementificata un’altra area di 70.000 mq per costruire un altro autoporto, che venga smantellato quello di Susa per essere sostituito con un cantiere di deposito dello smarino estratto dal futuro tunnel di base, con conseguente degrado ambientale dell’area e della vita dei cittadini che vivono tra Susa e Bussoleno.
Non è accettabile e continueremo ad opporci.
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