
L’ordine degli ingegneri rifiuta la strumentalizzazione SITAV
Le ultime due settimane hanno visto una campagna a reti unificate di tutti i media piemontesi e nazionali in favore del Tav torino-Lione e in particolare della mobilitazione per il sì alla grande opera, di domani sabato 10 Novembre a Torino, alla quale parteciperanno tra gli altri Forza Italia, PD, Forza Nuova, CasaPound, sindacati confederati e diversi ordini professionali.
Rispetto a questi ultimi c’è un acceso dibattito sulla scelta esclusivamente politica di schierarsi con la piattaforma per il SÌ costituitasi nell’ultimo mese. I primi a salire sul carrozzone della mobilitazione si tav sono stati l’Ordine degli architetti, dei commercialisti e dei notai e avvocati. Il più attivo è quello degli architetti, che al pari delle promotrici della mobilitazione, vede l’occasione come trampolino politico per le prossime elezioni comunali e regionali, tanto che hanno già proposto alla rete autodefinitasi “onda” un documento di cinque punti che basta leggere per rendersi conto si tratti più di un programma elettorale a tutti gli effetti che una piattaforma per la protesta.
Chi si è chiamato fuori da questi giochetti politici è l’Ordine degli ingegneri che ieri, attraverso un comunicato, ha fatto sapere che non si schiera con la mobilitazione. I motivi dell’astensione sono: la posizione politica di tutta la piattaforma si tav, la molteplicità delle posizioni all’interno dell’ordine (molti sono gli ingegneri torinesi dichiaratisi pubblicamente contro l’opera) e il ruolo dell’Ordine stesso nell’ambito del dibattito pubblico. Come ben espresso dagli ingegneri gli ordini professionali sono enti la cui iscrizione è obbligatoria per permettere l’esercizio della professione e il loro scopo non è assumere posizioni politiche al sostegno di un qualsiasi partito, ma difendere gli interessi della categoria. Inoltre ciò che è palesemente venuto a galla nelle ultime ore è la elitaria scelta dei presidenti dei vari ordini nello schierarsi con la mobilitazione senza interpellare gli unici che in teoria avrebbero voce in capitolo, ovvero gli iscritti. La presenza di voci discordanti all’interno delle varie categorie è stata totalmente non considerata, facendo passare per posizione politica universale quella che magari non è nemmeno l’idea più condivisa.
“Se qualcuno vuole fare una lista civica lo faccia pure, ma prima deve dimettersi dall’Ordine (…) Non sarà un dramma (se il tav non si farà cfr.) per gli ingegneri torinesi, la maggior parte lavora in piccoli studi professionali”. Con queste semplici parole Toneguzzo, presidente dell’Ordine degli ingegneri, ha chiuso la bocca a tutti i ciarlatani che da anni vanno avanti a proclamare l’arrivo di ricchezze immense per il territorio piemontese, solo grazie alla realizzazione dell’opera.
Come da anni scriviamo nei nostri articoli e diciamo nelle piazze, che purtroppo per la combriccola si tav, la mobilitazione si tav si muove esclusivamente su un piano ideologico-politico e soprattutto di interessi economici dell’elitè industriali delle grandi opere pubbliche, che non perdono alcuna occasione pur di devastare interi territori in nome del binomio denaro-cemento. L’occasione odierna non è altro che l’ennesima trovata per mettere su un carrozzone dei trombati alle ultime tornate politiche, ritorna comodo l’esempio del presidente dell’ordine degli architetti che a quanto pare è già in odore di candidature politiche in quota PD. Quello che ci teniamo a sottolineare ancora una volta è il non cadere nell’inganno che questi soggetti stanno costruendo, ovvero di far passare una mobilitazione in favore di un opera inutile, dannosa e devastante (relazioni scientifiche e studi condotti da specialisti lo hanno provato) per una protesta contro l’immobilismo della giunta pentastellata.
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