
Libertà per gli studenti e le studentesse!
La repressione sugli studenti di Torino ci tocca da vicino, nelle modalità, nelle forme, nella struttura sistemica con cui il potere si accanisce su chi, con lucidità, apre gli occhi, alza la testa e dice basta a questa realtà penosa in cui viviamo.
Il 12 maggio undici tra ragazzi e ragazze di Torino, si sono visti arrivare la Digos in casa. Perquisizioni, denunce, misure cautelari: Emiliano, Francesco e Jacopo vengono tradotti in carcere, Sara, Niccolò, Lorenzo ed Emilio arresti domiciliari, mentre per Loris, Massimiliano, Stefano e Eugenio obbligo di firma giornaliera.
Tutti e undici, il 18 febbraio hanno partecipato alla manifestazione nazionale studentesca contro l’Alternanza Scuola Lavoro.
Partiamo dal fatto che questo tipo di percorso scolastico in troppi casi è utilizzato per sfruttare manodopera giovanissima, per lo più minorenne, in situazioni che non hanno nulla a che vedere con la formazione (scolastica per l’appunto). Ricordiamo tutte e tutti i servizi in TV di alcuni studenti che prestavano servizio nei bar per raggiungere il monte ore, stabilito dal Ministero dell’Istruzione, tale da permettergli di accedere alla promozione, come all’esame di maturità.
Lavori veri e propri, non retribuiti, con turni e orari, che nulla hanno a che vedere con i percorsi formativi, il tutto corredato da fondi europei e nazionali utilizzati per coprire le spese delle aziende, che si offrono con fantomatici progetti formativi.
Da lì settimana successiva, sono più di 60 le scuole che vengono occupate solo a Torino, oltre 130 in tutta Italia. Artisti e figure intellettuali si schierano a fianco di questi adolescenti perché più maturi di tutti quelli che anagraficamente risultano adulti, ma che non hanno un briciolo di sguardo lontano, verso il futuro.
Loro, gli adulti, chi ricopre quei luoghi di potere, quelli in cui si prendono le decisioni, continuano a spremere ogni risorsa esistente sulla faccia della Terra, da quelle naturali, fino a quelle umane e animali. Grandi opere, nucleare, armamenti, produzioni intensive. Questo è il loro modello che porta in una sola e unica direzione: la devastazione.
In Valsusa abbiamo il problema del Tav che ha già (nell’ordine): deturpato una montagna, distrutto centinaia di ettari di aree boschive, inquinato l’atmosfera, sprecato decine di milioni di euro, militarizzato un’intera valle alpina e sottratto risorse direttamente ai settori di primaria necessità. Ancora oggi, nonostante siano state ritirate le gare d’appalto per il fantomatico nuovo auotoporto di San Didero, quindi il cantiere non è solo fermo fattivamente, ma lo è anche formalmente, una jeep, una camionetta e un idrante delle forze dell’ordine, restano attivi e pronti a difendere il “nulla di nulla”.
Sono centinaia i procedimenti aperti sui No Tav e troppe le storie di persone che sono state attaccate dalla Procura di Torino, dallo svariato elenco dei Pm con l’elmetto, intenti a provare in tutti i modi a reprimerci e silenziarci, a noi, troppo testardi per abboccare e troppo uniti per cadere nel loro vortice.
Jacopo, Francesco ed Emiliano devono uscire dal carcere subito, 13 giorni sono fin troppi, contando la sospensione dell’interrogatorio di garanzia per via della positività al covid a cui è risultato Emiliano, che ha trovato ancora impreparati sia il carcere che il tribunale, nonostante siano passati due anni e più, dall’inizio della pandemia.
Siamo vicine e vicini a Sara perché non può esistere ritrovarsi agli arresti domiciliari per aver svolto azione di speakeraggio durante una manifestazione, non si possono punire le parole.
Tutti liberi, tutte libere!
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