PLANO PRESIDENTE COMUNITA’ MONTANA SCRIVE A SIM KALLAS (pres. com. trasporti UE)
Mr. Siim Kallas
Vice President of the
European Commission
200 Rue de la Loi
Berlaymont
B-1049 BRUSSELS
Mr. Laurens Jan Brinkhorst
Coordinator of TEN-T
Priority Projet n. 6
move-coord-brinkhorst@ec.europa.eu
Mrs. Désirée Oen
Coordination of TEN-T projects
desiree.oen@ec.europa.eu
Oggetto: Treno ad alta velocità (TAV) in Valle di Susa
Gentile Signora e gentili Signori,
Nel ringraziarvi per la disponibilità sempre dimostrata nel considerare i problemi della Valle di Susa sul tema della nuova linea ferroviaria tra Torino e Lione compreso nel Progetto Prioritario TEN-T 6 che attraversa la nostra Valle, mi permetto di illustrare alcuni punti critici dell’iniziativa.
Più del 50% dei transiti stradali tra Italia e Francia sono interregionali ossia relativi a viaggi entro i 500 km. Su queste distanze la ferrovia non riesce a essere competitiva in quanto implica due trasbordi all’inizio e alla fine. Ciò significa che c’è un limite piuttosto consistente all’entità del riparto realizzabile (oltre a quanto già detto sui costi del trasporto ferroviario usando una linea speciale e quindi con materiale rotabile speciale).
La logistica non comporta la produzione di merci, semmai limitate trasformazioni e successivo smistamento. Le attività effettivamente produttive di beni di largo consumo (quelli che viaggiano in ferrovia) in un contesto globalizzato migrano (e in parte sono già migrate) verso paesi a basso costo della mano d’opera, a cominciare dall’est europeo per finire in Cina.
Le attività logistiche sono dunque attività derivate e di servizio. Certo non possono essere l’ossatura di un sistema economico e non sostituiscono l’industrializzazione che si va perdendo. La via di uscita sta nei valori aggiunti di qualità, contenuto tecnologico, innovazione che non si realizzano in piattaforme movimento merci.
I paesi dell’est in potenziale crescita più veloce corrispondono a mercati non ancora saturi che possono produrre beni a basso costo e assorbire beni di consumo; la provenienza di tali beni e in parte anche la loro destinazione è ancora più a est in Asia oppure più a sud in Africa. Il collegamento terrestre tra Italia e Francia è secondario in questo contesto.
Forse per il XXI secolo le vie che contano sono quelle su cui viaggia l’informazione e se i percorsi non sono almeno di un migliaio di chilometri (e se il quantitativo di merce non è ingente) nemmeno la migliore delle ferrovie riesce ad essere competitiva con la strada, inoltre l’autostrada e la linea ferroviaria esistenti sembrano al momento soffrire di un sottoutilizzo piuttosto che di una prossima saturazione.
Per le ragioni sopra esposte la Comunità Montana che rappresento e la maggioranza dei Comuni interessati dal tracciato ha sempre esposto critiche sul progetto che presenta scenari di elevato impatto per la popolazione e per l’ambiente della Valle di Susa. Nel 2005, 24 Comuni erano contrari alla nuova linea, l’avvio dei lavori del tunnel geognostico di Venaus era avvenuto alla presenza di circa 1.000 Agenti delle Forze dell’Ordine e le manifestazioni di piazza radunavano oltre 40.000 persone.
Per tentare di risolvere questi problemi era stata istituita una Commissione denominata “Osservatorio” che proponeva diverse alternative di tracciato senza riuscire a convincere la popolazione dell’utilità della nuova linea: infatti nel 2010, all’avvio della campagna di sondaggi, la situazione di ordine pubblico era praticamente immutata.
Nel mese di luglio la LTF S.A.S., Società incaricata della realizzazione della nuova linea, dava l’avvio alla recinzione di un’area prossima alla zona prevista per il cantiere di una galleria geognostica in località “La Maddalena” incontrando una fortissima opposizione della popolazione culminata in incidenti, con diversi feriti tra le Forze dell’Ordine e tra i dimostranti, blocchi stradali e ferroviari, e una sorta di militarizzazione dell’area.
Questa situazione di tensione perdura e riteniamo che le informazioni relative all’effettivo avvio dei lavori fornite dalla Stampa e dalle televisioni non siano del tutto rispondenti alla realtà. Ci permettiamo quindi di evidenziare una concreta situazione di rischio sociale e ambientale e, oltre a questo, i nostri legali ritengono irregolari le procedure di autorizzazione e di avvio del cantiere.
La convinzione che quest’opera non sia necessaria è rafforzata nella Popolazione locale dal difficilissimo momento economico e sociale che l’Europa e l’Italia stanno attraversando, con il Governo costretto a ridurre finanziamenti sulle scuole, sulla sanità, sugli interventi di difesa del suolo. Questa gravissima crisi accentua lo scontro sociale e popolare già forte nel nostro territorio.
Convinto che solo con il dialogo tra le Istituzioni sia possibile affrontare le gravi problematiche che stiamo vivendo, Vi chiedo di incontrare una nostra delegazione, per illustrare le ragioni della nostra opposizione e fornire una descrizione sul reale stato di avanzamento del progetto.
In attesa di una vostra cortese risposta, porgo i miei più cordiali saluti.
Il Presidente
Sandro Plano
(9/09/2011)
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