
Le relazioni pericolose tra appalti e ‘ndrine nella Valle di Susa di Ascanio Celestini
di ASCANIO CELESTINI su ‘La Repubblica’
“Abbiamo preparato un dossier sulle ditte che lavorano a questo cantiere. Ci sono titolari di aziende che negli ultimi anni sono stati inquisiti, condannati e finiti in carcere. Ma l’inchiesta più importante è la Minotauro dove si è scoperto che in Piemonte c’è una grossa parte della ‘ndrangheta che sta investendo soldi”.
Al campeggio No Tav mi mostrano una rete col filo spinato e una ventina di guardie dentro. “Loro sono chiusi in gabbia, i prigionieri sono loro, non siamo di certo noi e vorremmo liberarli”. Presidiano un’altra grande gabbia, quella nella quale hanno chiuso una montagna: il Rocciamelone. “Questa è un’area militarizzata.
Per accedere ai loro campi i contadini devono presentare i documenti ai posti di blocco, nonostante questa non sia zona di cantiere. Uno che coltivava lavanda ha perso il campo. Ora è in Marocco dove ha un aiuto dallo Stato. “La comunità montana aveva stanziato due miliardi di lire per rimettere in piedi l’economia legata all’Avanà, il vino autoctono.
Con quello che è capitato i contadini stanno subendo un danno enorme tanto che persino Gérard Depardieu ha dichiarato “Sono pronto anche a scendere in piazza per evitare che queste vigne vengano devastate o anche solo inquinate dall’Alta Velocità”.
E poi c’è un museo che non è più visitabile. “Dietro quella collina è iniziata la devastazione. Ci sono carabinieri, alpini, guardie di finanza e polizia con un carro armato, idranti e mezzi militari vari che girano attorno alle recinzione.
“Qui portano uomini e mezzi che usano in Afghanistan… questa è la situazione che ci troviamo a vivere in Valle di Susa. Sembra un’assurdità e fino a che non la vedi veramente non ci puoi credere”. Le barriere sono state messe da una delle ditte all’attenzione dalla magistratura.
Il rapporto del nucleo investigativo dei carabinieri “estende ombre nuove su appalti pubblici, compresa la commessa per realizzare la recinzione nel cantiere di Chiomonte” scrive la Stampa. “Fra i dipendenti di Italcoge risulta Bruno Iaria, capo della (‘ndrina) locale di Cuorgnè e nipote di Giovanni che divide con Nevio Coral il ruolo di protagonista del rapporto dei carabinieri.
Nel 2007 fotografano 14 imprenditori e un dipendente Sitaf (concessionaria autostradale in Valle Susa) mentre entrano in casa sua, a Cuorgnè, per un incontro. Nel gruppo si nota Claudio Pasquale Martina, socio del Lazzaro e di Italcoge nell’Ati che si aggiudicò l’appalto di Chiomonte”.
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