
La vostra vendetta non ci fermerà: operazione di polizia a seguito della manifestazione del 31 gennaio 2026
Questa mattina a Torino e in alcune città italiane, diversi compagni e diverse compagne si sono svegliati con la polizia alle porte. Dodici perquisizioni, diciannove richieste di misure cautelari, dal carcere all’obbligo di firma, tutte però che andranno prima discusse con l’interrogatorio di garanzia.
Il motivo è il corteo del 31 gennaio 2026, quando cinquantamila persone provenienti da tutta Italia hanno attraversato le strade di Torino in corteo a seguito dello sgombero dell’Askatasuna.
C’eravamo tutti e tutte quel giorno, accanto a compagni e compagne che da anni camminano al nostro fianco in Val di Susa. Oggi alcuni dei partecipanti a quella giornata vengono chiamati a rispondere di quanto successo, capri espiatori dell’ennesimo tentativo di rappresaglia della Questura torinese.
In Val di Susa conosciamo bene queste dinamiche volte a intimidire e mettere a tacere con imputazione spropositata di reati e “danni” addebitati. E conosciamo bene la “violenza “ di cui siamo costantemente chiamati a rispondere. Quella che ci vede difendere la nostra terra, le nostre case e i nostri ideali, che viene imputata a chi lotta per un futuro differente, lontano dalle dinamiche imperanti che sfruttano le persone e devastano i territori, facendo gli interessi dei più forti. Forti sulle spalle degli altri, di studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, di tutte le persone che sono sacrificabili in un mondo disegnato per pochi.
Questa giustizia che colpisce chi lotta, chi difende la terra, chi si oppone alla devastazione del territorio. Una giustizia che protegge chi devasta, chi sfrutta, chi fa gli interessi di pochi e lascia da soli gli altri, che chiama violenza la nostra dignità e ordine il loro sopruso.
Le loro ritorsioni purtroppo non conoscono confini. A Torino come in Val di Susa, così come a Genova, Firenze, Reggio Emilia, Milano, Cagliari e tutte le città in cui vivono le persone coinvolte con l’operazione di questa mattina.
A tutte e tutti loro va la nostra solidarietà e gratitudine, con la consapevolezza che insieme possiamo resistere e possiamo costruire insieme un’alternativa migliore ai loro deserti.
Torino è partigiana, avevamo detto quel giorno. Così come la Valle, che sta e starà sempre al fianco di chi lotta.
Askatasuna vuol dire libertà.
Solidarietà ai compagni e alle compagne!

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