
La Vendetta della Prefettura per danneggiare la Valle
La Prefettura di Torino ha emesso un’ordinaza in cui vieta la vendita di alcool sopra 21 gradi e tutto il vetro o lattine indipendentemente da quale sia il contenuto, alcolico e non. L’ordine prefettizio investe i comuni di Venaus, Susa, Chiomonte, Giaglione, Bussoleno, San Didero per tutta la durata del Festival Alta Felicità. La motivazione addotta è quella, ormai abusata, dell’ordine pubblico. In sostanza si motiva il divieto con lo svolgimento del Festival e la marcia di sabato.
Per il Prefetto Cafagna bottiglie di birra e vino, il thè freddo o il chinotto potrebbero essere usati per attaccare i cantieri dell’alta velocità. Non è necessario essere parte del Movimento No Tav per accorgersi dell’assurdità di questo divieto. E’ bastevole il buon senso per capire che la volontà è quella di danneggiare l’economia della valle, provando ad addossare la colpa a chi protesta. Il festival da 10 anni oltre ad essere un’occasione di lotta e socialità, è per il tessuto economico valsusino un’opportunità in termini di ricadute sull’indotto commerciale. Molti piccoli negozi, alimentari e non, vengono visitati da chi arriva per il festival e rappresentano una boccata d’ossigeno in un momento di crisi. La decisione è del tutto strumentale e ha il sapore di una ritorsione meschina verso il tessuto sociale che sostiene il la lotta trentennale contro la devastazione della nostra Valle. A memoria, non ricordiamo marcia popolare o iniziativa di lotta contro i cantieri animata da persone ubriache o alterate, nè rimembriamo di lattine di aranciata utilizzate come arma.
Il movimento ha da sempre caratterizzato le proprie pratiche alla luce del sole, indirizzandole contro le strutture materiali che distruggono e inquinano il territorio minacciando la salute pubblica. Il rispetto per l’ambiente, per la nostra terra, per i lavoratori che non si prestano a distruggere la valle, per i piccoli artigiani o commercianti che non si svendono a Telt sono e saranno sempre valori incrollabili della nostra lotta. Il Festival rappresenta in questo senso un piccolo e umile esempio per dimostrare che la Val di Susa può avere un futuro diverso da quello di essere sacrificata al profitto del partito trasversale del tondino e del cemento, un futuro diverso da quello di diventare terreno di caccia per i profitti delle mafie. Molti amministratori dei comuni coinvolti stanno protestando per questa ingiusta ordinanza, anche rischiando di infrangere il “bon ton” istituzionale. Crediamo lo facciano a ragion veduta e che al massimo chi ha mancato di rispetto verso le istituzioni del territorio sia proprio la Prefettura. Questa ordinanza è più simile ad un editto regio, e tradisce la considerazione che il signor Cafagna abbia dei sindaci valsusini: probabilmente ai suoi occhi più simili a sudditi che a paria istituzionali. Ci sono invece amministrazioni, come quella segusina, che pur riconoscendo l’ingiustizia del Podestà, pardon, del Prefetto, preferiscono rimanere silenti. Ancora una volta ci si rifiuta di fare gli interessi dei propri cittadini. Si spera che, chinando la testa, si possa ricevere un miglior trattamento in futuro? Abbiamo visto i frutti avvelenati di questa mentalità supina.
La piana di Susa nei progetti dei promotori dell’opera, deve diventare la discarica di amianto e smarino dei cantieri, deve essere sventrata e sfruttata, e non basteranno i quattro spiccioli delle compensazioni a riparare il danno. Quelle stesse compesazioni che sono pochi milioni di euro, va detto che non sarebbero mai arrivate se non ci fosse stata la lotta no tav. Per essere no tav bastano i dati economici e scientifici, basta il buon senso della misura e delle proporzioni. Per essere si tav bisogna, o ignorare le evidenze, o avere nell’opera qualche tipo di interesse economico e di potere. Questa ordinanza oggi colpisce indistintamente nel mucchio e senza fare distinzioni.
Speriamo che sia l’occasione, per chi ancora non l’ha fatto, per aprire gli occhi e capire che in ballo c’è la vita della Valle. Se ce ne fosse stato ancora bisogno questo episodio ci mostra il futuro che hanno in mente Telt e Governo per la Val Susa.

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