
La talpa che stenta a venire alla luce: l’inizio dei lavori di Chiomonte slitta al 2028

Nuova talpa, nuovi ritardi.
Questa volta la colpevole non è la povera Viviana che in Francia continua ad arrancare e a non ripartire, bensì la sua collega italiana che invece stenta proprio a venire alla luce.
È di questa mattina infatti la notizia che la prima fantomatica talpa che dovrà entrare in servizio per scavare il tunnel TAV a partire da Chiomonte, non arriverà alla fine di quest’anno, bensì alla fine del prossimo.
La cosiddetta macchina “dual mode” destinata a Chiomonte, progettata per adattarsi a condizioni geologiche drasticamente diverse (roccia dura da un lato, terreni soffici e instabili dall’altro) è una creazione della Herrenknecht di Schawanau (azienda della quale approfondiamo i rapporti con il genocidio palestinese qui)
La talpa, annunciata in pompa magna da tutti i mezzi di comunicazione e pronta da marzo, periodo nel quale era stata fatta anche una grande inaugurazione come se dovesse iniziare a scavare da un momento all’altro, dovrebbe essere trasportata in parti separate in Italia e riassemblata in loco, per scavare una galleria di servizio di tre km e poi altri sette in direzione di Susa.
Ma come dicevamo, notizia eccezionale, l’entrata in funzione della senza nome slitta dall’inizio del 2027 all’inizio del 2028.
Non una sorpresa che ci lascia particolarmente stupiti, visto lo storico dei ritardi di quest’opera.
TELT dà la colpa ai fatti del 25 luglio scorso, quando in occasione del Festival Alta Felicità, migliaia di persone hanno marciato verso i cantieri della devastazione e sono riusciti ad entrare a Chiomonte e a prendere il cantiere per alcune ore. Il merito dei ritardi ce lo prendiamo volentieri (la lotta paga!), anche se in genere se la cavano comunque egregiamente bene anche da soli. Da quel giorno, sostengono che il cantiere sia fermo per più di tre mesi e non è stato possibile svolgere i lavori propedeutici all’arrivo dell’impotente fresa.
Si stima di riprendere i lavori a novembre (Quindi domani? Chi lo sa). Come al solito il tutto resta avvolto da una coltre di fumo, che lascia intravedere i contorni dei fatti e non la sostanza piena. In tutto questo, non c’è un comunicato di TELT a riguardo. Come al solito, si sta zitti zitti per le cattive notizie e invece si urlano ed esasperano le buone. D’altronde con che faccia Manuela Rocca, dopo aver più volte ripetuto alla cittadinanza segusina che non ci saranno ritardi e che le date stimate per i lavori da lei e dai suoi predecessori sono sempre veritiere durante l’incontro “aperto” svoltosi in settembre a Susa, potrebbe mai dire che in un mese emmezzo è già stata – nuovamente (ormai dovresti averci fatto l’abitudine eh) – sbugiardata?
Un altro tema che viene toccato con la notizia di oggi è la questione dell’abitare: un migliaio di operai saranno impegnati nei lavori della Torino Lione (o così millantano). Per accogliere chi viene “da fuori”, visto che contrariamente a quanto sbandierato i posti di lavoro non comprenderanno molta mano d’opera locale, non sarà costruito un campo base, ma si vuole fare ricorso ad abitazioni sfitte nei comuni di Susa, Chiomonte, Salbertrand e Torrazza Piemonte. Il progetto di Telt “Maison del Habitat” parla di un territorio di supporto all’opera, focalizzandosi sulla casa come alloggio temporaneo e funzionale ad una permanenza provvisoria di una forza lavoro di passaggio. Il progetto è stato presentato ieri ai sindaci, durante il comitato di supporto all’opera, con la solita retorica del “lo facciamo per aiutarvi”.
Noi il vostro aiuto non lo vogliamo: se proprio proprio ci volete aiutare, quello che potete fare è andarvene.
La Val di Susa resta ferma e solida nelle sue convinzioni: quest’opera non la vogliamo. Non vogliamo i vostri operai di passaggio né le vostre false promesse. Vogliamo che i soldi siano investiti per il territorio e per le persone che lo abitano: nella messa in sicurezza del territorio, nella sanità, nelle scuole, nel lavoro vero e duraturo. Non accettiamo che la nostra valle venga svuotata e trasformata in un corridoio di passaggio per interessi che non ci appartengono.
Ogni ritardo, ogni giorno che si aggiunge al loro calendario, mese, anno, non fa che avvalorare la nostra causa, le nostre ragioni. Resisteremo un metro e un minuto più di voi!
C’eravamo, ci siamo e ci saremo, continueremo a lottare per fermare quest’opera, a fare tutto quello che è necessario per proteggere la nostra terra.
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