
La Repubblica: due pesi due misure
di comitato no tav Spinta dal Bass- Spazio Sociale Visrabbia
Lettera aperta al direttore di La Repubblica Ezio Mauro
L’ex sindaco [Chiamparino], arrivato a Palazzo di giustizia alle 15 con l’avvocato Fulvio Gianaria, è stato sentito per due ore dal pm Padalino e dal procuratore aggiunto Beconi sul caso delle facilitazioni concesse ai locali in riva al Po che avrebbero causato, secondo l’accusa, un danno di un milione di euro alla città.
La Repubblica Torino edizione on line, 29 Ottobre 2013
“Tu non sei italiano, sei un extracomunitario nero di m…! Devi andare via da questa valle”. A pronunciare la frase, un attivista No Tav, poi identificato in Stefano S., 27 anni, di Sant’Antonio (sic) di Susa, e ora indagato per ingiuria con l’aggravante della finalità dell’odio razziale e oltraggio. L’inchiesta è stata aperta dal pm Antonio Rinaudo. […] Il giovane che ha proferito gli insulti razziali poche ore dopo era stato identificato il giorno stesso (sic), a manifestazione conclusa Stefano S. insieme con un amico, era stato fermato in macchina lungo la statale al bivio di Venaus.
La Repubblica Torino, 28 Ottobre 2013, p. V.
Potremmo fermarci qui, tanto è evidente la differenza di trattamento che La Repubblica riserva all’ex sindaco, e ora presidente della Compagnia di San Paolo, e a un ragazzo no tav. Non entriamo nel merito delle accuse rivolte al sindaco, non ne sappiamo nulla, e a Stefano, anche se conoscendolo per noi non possono che panzane e tentativi di delegittimare il movimento. Ma restiamo colpiti nel constatare ancora una volta, la differenza di trattamento riservata dal suo giornale a un potente politico, con cui viene usato il guanto di velluto, e a un ragazzo no tav, la cui colpevolezza pare già stabilita.
Nel primo caso, con l’ex sindaco, la giornalista Ottavia Giustetti utilizza giustamente, essendo ancora nel pieno delle indagini, un condizionale, rafforzato dalla formula di rito “secondo l’accusa”. Non così con il no tav. Non c’è in tutto il pezzo firmato da Erica Di Blasi dedicato al presunto insulto razzista un solo condizionale. La sentenza sembra già pronunciata e i fatti ormai accertati, pur essendo anche in questo caso, soltanto all’inizio delle indagini. Mai vengono usate quelle formule di rito tipiche del giornalista che frequenta le questure: “sostengono gli investigatori…”, “risulta dalle indagini…”, “secondo la polizia…”. Non c’è nessun inquadramento giornalistico, sulla carta appare direttamente la parola della questura, una accusa ancora tutta da dibattere viene presentata come un fatto acclarato.
A noi pare grave che il giornalismo si riduca a questo stato larvale.
Sappiamo bene che alcuni cronisti abituati a trarre tutte le loro informazioni dalla questura e a condividere materialmente molto tempo con le forze dell’ordine tendono inevitabilmente a utilizzare quel particolare punto di vista per descrivere le vicende. Ma un giornalista, o al limite la redazione del suo giornale, dovrebbe essere in grado di smarcarsi perché solo nelle dittature i giornali sono il megafono della polizia.
Forse dovrebbe chiedersi se giornalisti che si occupano di nera come la Di Biasi, abituati a riprodurre dei comunicati provenienti dalla questura, siano le persone più indicate per raccontare le lotte sociali. Visti i risultati la nostra risposta è negativa.
P.S. con la giornalista Erica Di Blasi avevamo avuto un curioso scambio su twitter in cui sosteneva che determinati fatti, come la manomissione di un auto o una violenza sessuale, venivano raccontati su La Repubblica solo dopo una regolare denuncia, può leggerlo qui http://storify.com/SpintaDalBass/solo-previa-denuncia
comitato no tav Spinta dal Bass- Spazio Sociale Visrabbia
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