
La Pasqua della sanità sacrificata: blitz in Val di Susa, assaltati i diritti dei cittadini

Ormai la Pasqua è passata da una decina di giorni, lo sappiamo, ma vorremmo portare l’attenzione ad un evento avvenuto proprio in quei giorni nella nostra Val di Susa. Mentre i giornalisti scrivevano favolette sui fantomatici black bloc pasquali che si addestrano alla guerriglia tra le nostre montagne (mamma mia ragazzi, anche a noi piacciono i film di azione ma anche un po’ meno), qui sotto i nostri nasi è avvenuto il vero blitz; quello che si fa con i timbri e le delibere, che se ne frega come sempre dei cittadini valsusini.
Di che cosa stiamo parlando?
Dal 4 aprile l’ASL TO3 ha soppresso il Punto di Assistenza Pediatrica Territoriale dell’Ospedale di Susa, che prevedeva la presenza di un pediatra il sabato mattina in struttura. Un altro servizio essenziale per le famiglie della Valle, soprattutto per chi lavora tutta la settimana, cancellato nel silenzio e nell’indifferenza più totale. Come mai? Si parla di motivi “economici e di bilancio”.
Insomma le parole si mescolano e le notizie si nascondono ma la storia resta sempre la stessa.
Quest’ennesimo evento di sanità sacrificata è l’istantanea precisa della sanità piemontese a trazione Cirio. Non è un episodio isolato, come purtroppo sappiamo bene. Da tempo ormai si tagliano i servizi di prossimità, si chiudono gli ambulatori, si accorpano i reparti e si scarica il peso sulle spalle dei cittadini. Si lascia indietro quello che dovrebbe essere il servizio primario e più importante su qualunque territorio e per qualunque abitante.
In Valle la contraddizione è decisamente brutale ed evidente.
Come è possibile che nello stesso territorio dove scorrono miliardi di euro per il così tanto celebrato buco e i suoi cantieri infiniti fatti di cemento, polveri e dubbia trasparenza burocratica, non ci siano anche due spicci per garantire un pediatra ai bambini il sabato mattina?
È chiaramente una questione di priorità. Sicuramente non le nostre, sicuramente sbagliate.
Ma state tranquilli che le risorse per devastare il nostro territorio ci sono sempre, mentre invece quelle per curare chi lo abita, “mancano i fondi”.
Insomma, il servizio pediatrico del sabato è stato gentilmente scaricato sulla Guardia Medica senza troppe cerimonie. Ma con un bel regalo degno di nota: chiaramente, ora, per mettere un po’ di pepe alle problematiche di tuo figlio, devi “superare” filtri telefonici e prenotazioni. Anche se l’ambulatorio è lì, vuoto, nello stesso ospedale, non ti puoi presentare e basta, ma c’è il classico percorso a ostacoli della sanità italiana, che ogni tanto fai davvero prima a tirare le cuoia. Probabilmente il tentativo è quello di spingere le famiglie al Pronto Soccorso di Susa o di Rivoli, strutture già sature e che raramente riescono a dedicare l’attenzione necessaria specialmente ai piccoli pazienti.
Un maldestro modo di dire che il servizio c’è, è attivo, ma che nella realtà dei fatti è reso decisamente molto meno efficiente e difficoltoso, per non dire impossibile.
La verità è che si sta cercando di normalizzare l’idea di una sanità per ricchi e una sanità per poveri. Una sanità dove se abiti in una valle di montagna come la nostra sei un cittadino di Serie B che non ha diritto ad avere l’assistenza medica. Tutto è ridotto all’osso, al minimo indispensabile. Ma non vi preoccupate, magari non potrete portare vostro figlio dal medico in tempi brevi, ma nel 2034 forse finiscono i lavori del TAV, e potrete farlo espatriare in tempi brevissimi (tutto comunque da vedere).
La chiusura del punto pediatrico di Susa non è solo un mero dettaglio tecnico. Ci troviamo nuovamente di fronte ad un chiaro segnale politico, la continuazione di una guerra contro i servizi pubblici in Valle di Susa. Un territorio che vogliono svuotare e piegare, che continuano a martoriare con la promessa di ottenere un giorno la Grande Opera fonte di innovazione e modernità. E intanto ci stanno togliendo tutto quanto.
Mentre i giornali sognano “blitz” e guerriglieri nei boschi, il vero assalto in Val di Susa è questo. È un assalto silenzioso, fatto di macchinazioni e di false promesse di cui abbiamo davvero le tasche piene.
Giù le mani dall’Ospedale di Susa. Giù le mani dalla Val di Susa.
La sanità non si taglia. Si difende.
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