
LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI…
Ma i giudici la interpretano in modo molto differente a seconda dei presunti colpevoli
A Roma il 15 ottobre 2011 nel corso delle manifestazioni degli indignados ci furono tafferugli anche piuttosto violenti tra i manifestanti e le FF.OO. Nei tafferugli andarono a fuoco diverse autovetture private, ci furono vetrine rotte, bancomat danneggiati e un blindato dei CC andò a fuoco. Volarono i sanpietrini, volarono le manganellate.
Lo scorso 20 aprile è scattato il blitz su mandato del tribunale di Roma in tutta Italia e 13 presunti colpevoli sono stati raggiunti da perquisizioni e ordinanze cautelari: 7 arresti domiciliari e 6 obblighi di firma presso la P.G. queste le motivazioni del Gip: assalto al blindato è da tentato omicidio. Il gip del tribunale di Roma ritiene che l’assalto debba integrare «gli estremi del più grave delitto di tentato omicidio, peraltro non contestato dal pm». Il magistrato giudica sufficiente la misura dei domiciliari «essendovi il concreto pericolo che, verificandosene nuovamente l’occasione, gli indagati possano porre in essere altre azioni violente contro le forze dell’ordine».[1] Le accuse vanno dalla resistenza aggravata, alle lesioni, alla devastazione, per alcuni con l’aggravante del saccheggio, fino a prevedere, come scritto sopra, addirittura il tentato omicidio.
Noi riteniamo che fino alla fine dell’iter processuale tutti dovrebbero essere liberi.
A Chiomonte il 27 giugno dello scorso anno durante la resistenza popolare allo sgombero, da noi considerato illegittimo, della Maddalena e poi il 3 luglio 2011 in occasione della manifestazione nazionale di assedio al fortino del non cantiere LTF ci fu una violenza inaudita da parte delle FF.OO. decise prima a conquistare ad ogni costo l’area e a bloccare le vie di accesso e poi a difenderla con ogni mezzo. E alcuni di loro si macchiarono di gravi illeciti (si veda in merito le denunce dei pestaggi dei fermati, i lanci di lacrimogeni ad alzo zero, i manifestanti feriti ecc. ecc.), a cui rispose la reazione popolare di resistenza alle violenze.
Il 26 gennaio 2012 su mandato della Procura e del Tribunale di Torino è scattato il blitz in tutta Italia e 26 presunti colpevoli sono finiti in carcere e 14 persone sono finite agli arresti domiciliari o con l’obbligo di dimora. L’accusa per tutti è di resistenza aggravata e presunte lesioni da dimostrare in tribunale. Alcuni sono tutt’ora in carcere e per Giorgio Rossetto per il quale il giudice ha scritto nell’ordinanza “la detenzione in carcere è il minimo che si può prevedere” ci si è accaniti in modo particolare: finito a Saluzzo, perché a Torino non chinava la testa di fronte ai soprusi, è nelle celle di isolamento con un trattamento assolutamente illegale, giungendo ad infliggerli la scorsa settimana 6 mesi di censura sulla posta in entrata e in uscita. Ma questi compagni in carcere, PERCHÉ NO TAV sono tutti cittadini in attesa di giudizio con accuse RIDICOLE e in parte decisamente pretestuose, basate solo su informative della questura.
PERCHÉ QUESTO ACCANIMENTO GIUDIZIARIO? Solo perché ci si oppone ad una grande opera piena di illegalità sulle quali la magistratura torinese non indaga.
La legge è uguale per tutti ma i tribunali e le procure no, per qualcuno si accaniscono in modo particolare.
Condove, 25/4/2011
Alberto Perino
[1] http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=191855&sez=HOME_ROMA
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