
La Francia frena e l’Italia fa la spia
Pochi giorni fa, il 30 giugno, si è conclusa a Lione la “Connecting Europe Days”, una tre giorni dedicata al trasporto e alla mobilità a livello europeo con il fine di verificare il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal Europeo.
Ovviamente al centro della discussione si trovava il progetto della Torino-Lione.
Iveta Radicova, la coordinatrice europea responsabile del progetto ad alta velocità, ha espresso i suoi giudizi riguardo l’operato dei due paesi, nello specifico a proposito dello stato attuale dei lavori delle rispettive tratte nazionali di accesso al tunnel del Moncenisio, quindi non rispetto alla galleria vera e propria.
Tra i vari progetti approvati dall’esecutivo dell’Unione Europea vi sono le vie d’accesso ferroviarie del tunnel del Brennero e del Tav, dunque, nonostante i falsi allarmi e la bocciatura della Francia, pressata su più lati per accelerare, l’Ue non sta prendendo in considerazione l’idea di chiudere i rubinetti. Infatti stanzia 220 milioni per l’Italia, fondi approvati dalla Commissione europea sulla base dei progetti presentati.
È indicativo che in Francia la Transalpine, comitato composto da imprese sostenenti l’opera Torino- Lione, accusa il governo di puntare sull’ammodernamento della Digione-Modane invece che alla realizzazione del Tav. Inoltre, la Francia continua a interrogarsi sull’effettiva opportunità di investire ingenti somme per un’opera che andrebbe più a beneficio dell’Italia. Certo, da un lato la Francia continua a rimanere in un limbo in cui si tiene a distanza dai grandi entusiasmi, a partire dal timore di non avere la garanzia di rientrare negli extra costi a seguito degli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia, dall’altro lato non ufficializza nessuna inversione di marcia, così come l’Europa. Il governo italiano, dalla sua, tenta di ringalluzzirsi grazie al fatto che siano riusciti a portare avanti i lavori del tunnel di base, dimenticando la vicenda degli appalti per l’autoporto a San Didero.
Telt prova a mettere in scena una strategia da show televisivo puntando il dito sui ritardi degli altri per distogliere l’attenzione dal contesto nostrano, gridando al lupo per la perdita dei finanziamenti europei e mettendo all’angolo gli amministratori dei territori coinvolti, ricattandoli tramite la favoletta delle compensazioni con l’obiettivo di mettere paura di perdere il bottino (quale?) dell’Europa.
Un ricatto che prosegue e che diviene gioco utile a Telt se pensiamo agli incontri invernali tra gli amministratori locali della val di Susa e il commissario italiano Mauceri. Incontri che hanno portato con la mera ed inutile presenza del territorio alla “promozione” dell’Italia a Lyon durante questa ultima tre giorni. Vedremo promozione che diviene altro denaro pubblico destinato a chi i territori come la Valle di Susa vuole devastare.
Insomma, da un lato ci sono le chiacchiere da quattro soldi e dall’altro ci sono i fatti. Questi riguardano le enormi difficoltà di portare avanti l’opera date dall’obsolescenza del progetto stesso, da studi che non tengono conto delle particolarità dei terreni (basti pensare alla questione di Salbertrand), dall’incapacità di avere la minima attenzione nei confronti delle innumerevoli conseguenze ambientali, come l’enorme spreco d’acqua che implicano i lavori e anche il solo mantenimento del cantiere senza che venga smossa una pietra.
Ovviamente, il tutto dovendo fare i conti con la resistenza dei valsusini e con la diffusione a macchia d’olio di movimenti, comitati, attivisti che lottano per la tutela dei territori a fronte di un sistema politico cieco e sordo capace soltanto di pensare alla propria fetta di torta.
Vedremo dunque nei prossimi mesi se i sindaci valsusini decideranno di presentarsi ancora agli inviti del commissario Mauceri e se proprio loro vorranno aiutare ancora una controparte sempre più in difficoltà. Sarebbe una situazione a dir poco curiosa e surreale.
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