
LA FISSA DEL BUCO E IL TEMPO DELLE MELE
Ci chiediamo cosa abbia fatto di male la Val di Susa per meritarsi tutto questo. Deve esserci una tale avversione, un tale odio verso questo territorio che, altrimenti, non si spiegherebbe perché vengano concentrate qui tutte le brutture possibili e immaginabili.
È notizia di qualche giorno fa che, nella tratta italiana del progetto Torino-Lione affidata a RFI e che interesserà tutti i comuni tra Bussoleno e Avigliana, la linea ferroviaria si trasformerà — invece dei tanto sbandierati lavori di adeguamento poco impattanti — in un unico “tubo” lungo oltre 23 chilometri. Un tubo realizzato con pannelli fonoassorbenti alti da 2 a 7,5 metri, le cui pareti esterne verranno rivestite nei toni del cielo e della montagna per mitigarne l’impatto paesaggistico. Na pijà për ël cül.
Provate a immaginare: una gigantesca galleria a cielo aperto, pensata per ridurre il disagio acustico dei treni ad alta velocità (perché treni merci e passeggeri qui sono sempre passati), che spaccherà in due il territorio come un moderno Muro di Berlino, separando borgate montane e paesi di fondovalle già ricchi di “barriere architettoniche”.
In pratica, si è riusciti a progettare un buco proprio nell’unica tratta dove non c’era bisogno di scavare.
Il 20 febbraio, durante un partecipato consiglio comunale a Borgone — uno dei comuni più colpiti dalle conseguenze del progetto — la minoranza ha espresso con forza le criticità legate agli interventi di cantierizzazione, sottolineando come il progetto sia stato calato dall’alto e sia destinato a rivelarsi inutile e dannoso per il paese. Motivo per cui ha proposto l’impugnazione degli atti della valutazione di impatto ambientale. Anche perchè non c’è solo il tubo: si parla anche della soppressione dei passaggi a livello e della costruzione di una nuova Sottostazione Elettrica, nata dalla “triplice intesa” tra RFI, Terna ed Edison, prevista nei terreni antistanti la centrale idroelettrica ed ottenuta attraverso l’esproprio di terreni agricoli alle imprese locali. Riuscire a far arrabbiare perfino la Coldiretti non era semplice, ma il TAV e RFI ci stanno riuscendo.
Il sindaco Diego Mele, di Fratelli d’Italia, totalmente allineato all’opera, ha giustificato il suo mutismo verso i cittadini parlando di un «aumento del potenziale nel settore logistico» che, se opportunamente sfruttato, porterebbe benefici all’economia del paese. Secondo lui, la soppressione dei passaggi a livello — sostituiti da una rotonda e da una strada di circa 800 metri — faciliterebbe l’accesso alla zona industriale per i mezzi provenienti dal nuovo autoporto di San Didero, collegato all’autostrada. D’altronde, la sua posizione non stupisce: “il tempo delle Mele”, per Borgone, ha significato per anni TIR e camion di movimento terra che scorrazzavano in mezzo al paese, causando continui disagi durante la costruzione dell’autoporto. E anche qui, come a Susa e Bussoleno, non si sente nemmeno parlare della richiesta di una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS).
Questo progetto porterà solo devastazione in valle, altro che lavoro e progresso. Chi vorrà mai visitare, vivere o lavorare in un luogo che per almeno i prossimi dieci anni sarà un susseguirsi di cantieri, polveri e cemento? Un territorio in cui la natura e i prodotti della terra vengono sacrificati in favore di un treno. E con quale coerenza si può considerare il lavoro degli agricoltori di serie B, per poi vantarsi dei prodotti Made in Italy?
Ma forse è proprio questo l’obiettivo di chi costruisce la Torino-Lione: trasformare la Valle di Susa in un semplice corridoio a veloce percorrenza verso le grandi città, e non certo in un luogo in cui fermarsi ad assaporare la bellezza delle nostre montagne. Con buona pace della tanto evocata “vocazione turistica” a cui ambiscono le amministrazioni comunali, soprattutto quelle favorevoli all’opera.
La morale è sempre la stessa: laddove il sistema TAV propone di trasformare la valle in un Cantiere Unico, i No TAV dovranno rispondere con un movimento unito. Perché basta un granello di sabbia in un ingranaggio per inceppare l’intera macchina.
Da Rivalta a Salbertrand, passando per San Giuliano di Susa, non è finita qua.
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