Invadi un terreno 1 mese di reclusione
da TG Valle Susa. E’ passato solo un mese da quando la casa del leader carismatico del movimento, Alberto Perino, 67 anni, bancario in pensione, viene perquisita dalla Digos nel quadro di un’inchiesta aperta per istigazione a delinquere ma che in realtà vuole fare luce anche sul modo in cui gli attivisti ricavano le informazioni che poi utilizzano per scorribande contro il super treno ad alta velocità in Valle di Susa.
Oggi il processo per invasione di terreni è ripreso con le arringhe dei difensori, il Pm Manuela Pedrotta ha chiesto la condanna del leader No Tav, e altri nove attivisti. Tre mesi sono stati invece richiesti per un militnte del centro sociale Askatasuna – recentemente finito nel mirino del Comune di Torino dopo la mozione per la vendita degli spazi occupati e quindi a rischio sgombero.
L’episodio risale al 12 gennaio 2010 annunciato da un comunicato stampa del movimento No Tav che recitava:
Per questo organizza per sabato 9 gennaio alle 14,00 un presidio pacifico e di massa presso l’Autoporto di Susa, con partenza dal semaforo sulla SS24 in località Traduerivi di Susa e alle 21,00, presso il centro polivalente di Bussoleno, un’assemblea popolare con gli amministratori per decidere come proseguire la mobilitazione e il presidio del territorio.
A quel giorno di mobilitazione anti-sondaggi, gli oppositori arrivavano con delibere assunte da 17 Consigli comunali della Valle di Susa, contrari ai sondaggi finalizzati alla nuova linea ad Alta capacità/velocità Torino-Lyon. Rafforavano le precedenti prese di posizione delle amministrazioni locali, accompagnate dalle 32.000 firme contro il Tav presentate a Strasburgo nel settembre 2007. Momento nel quale anche la Comunità Montana delle Valli di Susa e Sangone dava il suo appoggio in chiara opposizione al Tav.
Quel giorno in località Traduerivi convergono circa 1500 attivisti, i manifestanti costruiscono a tempo di record un presidio, molto simile a quello di Venaus, proprio nel punto dove dovrebbe essere trivellato il pozzo numero 68 (sono 91 quelli previsti in totale tra Val di Susa, Val Sangone, Torino e Settimo), della trivella neanche l’ombra e la gente passeggia liberamente nel luogo del sondaggio marciando pacificamente nei punti “S 68″ e “S 69″, le due porzioni di terreno distanti circa 500 metri l’una dall’altra. L’arrivo delle trivelle era previsto nei giorni successivi e ai Comuni interessati non erano ancora arrivate le lettere ufficiali. Al sito 68, i manifestanti montarono il loro presidio su terreno di proprietà del Comune di Susa: una casa di lamiera lunga 5 m e alta 3 con due cartelli tipici della segnaletica stradale, affissi sulla porta dell’entrata, dove campeggiava le scritte “No Tav” e “No sondaggi” – allora dichiararono – “Presidieremo notte e giorno, da qui non passerà nessuno”. Oltre ai No Tav, erano presenti anche alcuni amministratori della valle contrari all’opera tra cui il sindaco di San Didero e i vicesindaci di Avigliana e Mattie; non si registrarono né disordini né blocchi del traffico, una pattuglia soltanto di carabinieri e alcune volanti della polizia stradale fecero capolino osservando da lontano. In quell’occasione ilmovimento dichiarò “Anche i sondaggi sono una buffonata. Sappiamo che per farli servono al massimo 3 milioni di euro, perché ne hanno chiesti 6? Forse per finanziare qualche campagna elettorale?” Si era periodo di elezioni.
I fatti di allora parlano chiaro: in localita’ Traduerivi a Susa, un gruppo di manifestanti, si badi bene un gruppo di manifestanti, ostacolò un sondaggio preliminare legato alla Tav, oggi la Procura ha chiesto una condanna a un mese per tutti. Forse è giusto supporre che dietro a quel mese di penale si possa aprire un risarcimento danni. Per quell’episodio Ltf ha già avviato una causa civile in cui chiede per l’appunto un risarcimento.
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