‘occupazione della Geovalsusa
da Infoaut.org – Si è aperto questa mattina al Tribunale di Torino il processo a carico di una ventina di No Tav per l’occupazione dello studio della Geovalsusa srlavvenuta il 24 agosto del 2012.
Quell’estate, durante il campeggio di lotta di Chiomonte, erano state infatti decise diverse iniziative, molte delle quali legate alla campagna “C’è lavoro e lavoro” lanciata dal movimento No Tav in merito alle ditte coinvolte nella realizzazione della Torino-Lione. Tra queste anche la Geovalsusa, che come molte altre aziende che partecipano alla grande abbuffata del Tav vanta personaggi e un passato non proprio immacolati…
Quel pomeriggio alcune decine di No Tav decisero quindi di far visita alla sede torinese della ditta, appendendo uno striscione contro la militarizzazione e la devastazione della Valle di Susa dal balcone della palazzina e distribuendo alcuni volantini all’esterno spiegando le ragioni dell’iniziativa. Il tutto si svolse in maniera assolutamente tranquilla, senonché qualche mese dopo, a novembre, a pochi giorni dal corteo No Tav a Lione, Procura e Questura confezionarono una nuova operazione repressiva “a orologeria” contro il movimento proprio a partire da quei fatti: 7 arresti domiciliari, 4 provvedimenti di obbligo di non dimora a Torino e 6 obblighi di firma, il tutto con una palese sproporzione tra i fatti contestati e le misure cautelari applicate.
Questa mattina si è dunque aperto il processo a carico dei No Tav coinvolti: a rappresentare la Procura è Manuela Pedrotta, già impegnata assieme ai più noti colleghi Padalino e Rinaudo in altri procedimenti contro il movimento, che oggi ha ascoltato e interrogato i primi testimoni dell’accusa. Si tratta di due agenti della Digos e un agente di polizia che intervennero sul posto perché chiamati dai dipendenti della Geovalsusa. I tre hanno ricostruito gli avvenimenti di quel pomeriggio, con qualche confusione su orari e numeri dei partecipanti…ben poco altro c’è da aggiungere per ora, dal momento che le stesse testimonianze dei tre agenti hanno confermato l’inconsistenza delle accuse (la maggior parte dei No Tav sono stati inseriti nell’operazione semplicemente perché si trovavano all’esterno della sede a distribuire dei volantini!), gonfiate ad hoc dalla Procura per far apparire l’iniziativa come un grave caso di intimidazione e tentare di intimidire il movimento con una delle tante operazioni che abbiamo visto susseguirsi in questi anni.
Le prossime udienze del processo riprenderanno in autunno a ritmi piuttosto serrati, com’è peraltro ormai abitudine per tutti i procedimenti che vedono coinvolti i No Tav…
a sarà dura!
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