Incendio a Bologna 2014, caso risolto: No Tav. Strage di Bologna 1980: mandanti ignoti. Le 10 ore più strane del Viminale
di Andrea Doi – www.nuovasocieta.it – Nelle stazioni ferroviarie di Bologna non sempre fila tutto liscio. In quella Centrale il 2 agosto 1980, nella sala d’aspetto della seconda classe, scoppiava una valigetta. Una strage: 85 morti.
Nella notte fra il 22 e il 23 dicembre 2014, alla stazione Santa Viola, alle ore 4.30 circa scoppia un incendio che si presume sia di tipo doloso. Ritardi nei treni ma, per fortuna, nessuna vittima. In quest’ultimo caso, nella vigilia di Natale, fanno capolino, nelle prime pagine di tutti i quotidiani on line, illustri colleghi dei media mainstream insieme al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi. Non hanno dubbi: si tratta di terrorismo e conoscono, visti i titoli e i cinguettii del ministro su Twitter, anche i mandanti e gli autori, i gruppi eversivi legati ai No Tav. E’ arrivata la telefonata di rivendicazione? È stato ritrovato qualche documento che rivendica la paternità dell’azione? No, figuriamoci. A dire chi ha appiccato l’incendio sono le scritte trovate sul luogo “dell’attentato”. Infatti questa stazione, lungo i suoi binari, è piena di scritte, sui muretti come sui pali della luce. Addirittura qualcuno, questa mattina, prima dell’arrivo di fotografi e cameramen ha preso una parte di centralina elettrica, l’ha staccata e posizionata in modo che tutti potessero riprenderla, come si fa quando sul tavolo della Questura viene messo il materiale sequestrato (di solito c’è un po’ di tutto: bastoni, badili, coltellini svizzeri, Ventolin per l’asma, caramelle per la gola, eccetera) perché c’è una scritta – sostiene in inizialmente la scientifica – Tav. Quella scritta in realtà è “Tau” con una piccola O sulla U. Nelle gallerie fotografiche delle principali testate on line si vedono gli uomini delle scientifica misurare altre pericolose scritte: “Tls”, “Blaria”. Solo in tarda mattinata la Questura di Bologna, dopo che il web si è già sbizzarrito a dimostrare che quelle non sono scritte di rivendicazione, ammette che si tratta di tag con cui i writer “segnano” il territorio. Una sorta di firma per essere conosciuti. Yo! E Tau con lo O piccola sulla U di fama dopo questa notte ne ha guadagnata parecchia.
Da notare che le fiamme dell’incendio non erano del tutto spente, che il Viminale parla già di segnali inquietanti e di episodi non isolati. Ammette che sono di bassa intensità ma che questi possano nelle prossime settimane aumentare. Alcuni giornalisti addiruttura scrivono di una rottura all’interno del movimento valsusino, con una parte più radicale con pulsioni eversive. Fanno capire (e neanche tanto tra le righe) che dietro ci sarebbero i cosiddetti anarcoinsurrezionalisti. Non solo. La sentenza di pochi giorni fa che ha assolto dall’accusa di terrorismo quattro militanti No Tav condannati a tre anni e sei mesi per danneggiamento di un compressore sarebbe sbagliata, con Lupi che i pm a mantenere l’accusa di terrorismo per l’appello. Coincidenza vuole che l’incendio di Bologna serva a rafforzare un teorema già respinto dalla Corte di Assise. Ora qualche considerazione. La prima. Negli ultimi tempi laparola terrorismo in Italia è diventata un mantra, qualcuno sembra quasi invocarne lo spirito. Aumentando ansie e paure nelle persone. La seconda. L’incendio sui binari della stazione Santa Viola è stato segnalato alla polizia ferroviaria alle 4:25. Il presunto attentato avrebbe colpito quattro pozzetti. Alle 7:30 la circolazione, seppur con ritardi, era riattivata. Questi i fatti. Per l’intera mattinata i giornali aprivano intitolando “attentato”, “trovate scritte No Tav”, “per Lupi è terrorismo”, “perquisizioni in abitazioni di presunti anarcoinsurrezionalisti” e “il Viminale lancia l’allarme su terrorismo pronto ad alzare il tiro”. Tutto questo fino alle 14:40, quando noi stiamo scrivendo queste righe. Dunque in poco più di dieci ore il caso si può dire chiuso. Non si può dire lo stesso, dopo circa 35 anni dall’esplosione, di quanto accaduto alla stazione di Bologna, dove non si conoscono ancora e probabilmente non si conosceranno mai i mandanti. Il nostro paragone potrebbe essere da qualcuno considerati inappropriato. Ma come detto all’inizio, nelle stazioni ferroviarie di Bologna succedono cose strane…
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