
In Val di Susa all’alba non canta il gallo, ma gracchia la ruspa

In Val di Susa all’alba non canta il gallo, ma gracchia la ruspa. Chi decide dall’alto, ben lontano dalla comunità, conta cantieri, profitti e aggiorna il suo ridicolo sito con la solita vetrina d’orgoglio ingegneristico.
Il 10 febbraio infatti è stato pubblicato l’ennesimo aggiornamento non richiesto dai cantieri italo-francesi. Un tripudio di gallerie, tunnel, svincoli e percentuali. Ma procediamo con ordine: in Italia, Chiomonte sfoggia lo svincolo appena finito e l’autoporto di San Didero è quasi pronto ad ospitare i mezzi dedicati al trasporto merce su ruota (esatto, proprio quelli che non ci saranno più grazie al tav). In Francia invece, sotto la montagna, le talpe meccaniche scavano e scavano, e crescono come funghi caverne, pozzi e impianti di aerazione. Della comunità che abita quelle zone o dei danni causati al territorio e all’ambiente nemmeno una parola. D’altronde ma che ci importa, ci basta sapere che la talpa Viviana si è presa qualche giorno di meritato riposo per il cablaggio.
E poi la ciliegina sulla torta: con l’audacity che solo un maschio performativo può avere, c’è il grande annuncio: il raggiungimento di 46,6 km di tunnel (su un totale di 164). Ovvero, signore e signori, addirittura il 28,5% di avanzamento in dieci anni di scavi. Se il ritmo resta questo (e se possiamo dire, ci speriamo anche) forse per l’inaugurazione le macchine voleranno e la talpa Viviana potrà cablare l’area in autonomia.
La Stampa in un articolo del 12 febbraio 2026, dal titolo “Linea Tav tra Avigliana-Orbassano: ‘Basta parole, si parte entro l’estate’” (oltre a riprendere i sensazionali dati di cui sopra) riporta che sarebbe già stato svolto l’80% delle acquisizioni fondiarie e che i sondaggi ante-operam continuano imperterriti: segno che qualcosa si sta muovendo, anche se non ci è ben chiaro che cosa. Nel frattempo, a Salbertrand, dopo l’inaugurazione del grande ponte sullo stret.. cioè sulla Dora Riparia per collegare il sito con la A32, si procede con la “valorizzazione” del materiale di scavo. Che cosa vuol dire? Che si spostano grandi quantità di materiale, alzando nuvoloni di polvere. Si dice che faccia male respirarle, ma almeno finalmente ci propongono qualcosa di “tangibile”. A Chiomonte invece si è tutti entusiasti per l’inizio della “prima fase”, la più lunga della storia, considerando che il cantiere è aperto dal 2012. Per l’occasione persino una fresa – purtroppo ancora anonima, mentre tutte le altre TBM hanno nomi femminili, perché il sessismo non risparmia nemmeno le macchine da milioni di euro – farà un viaggetto in Germania (beata lei) prima di tornare qui per iniziare a scavare, forse, nel 2027. Chiaramente sempre che non ci mettano altri 14 anni, altrimenti la fresa innominata avrà tempo per un grande tour mondiale. Come direbbe qualcuno “basta parole”, ma continuiamo a celebrare l’evento come qualcosa di nuovo, fingendo che quel cantiere non sia lì da ormai ben più di un decennio.
Intanto TELT sul suo sito descrive il progetto come “un’avventura collettiva”, un’esperienza condivisa, una grande storia di cooperazione e progresso, che vede Francia e Italia che lavorano fianco a fianco, territori coinvolti, imprese locali, sostenibilità. Come sempre i titolari della partita sono le imprese, gli appalti e i memorandum europei, mentre le persone reali che abitano le valli restano in panchina, utili solo come statistica o come ostacolo da gestire con cortesia burocratica. È una narrazione in cui il dissenso e il conflitto scompaiono e tutto profuma di un finto inevitabile progresso.
E come se non bastassero cantieri, gallerie e svincoli, TELT ha deciso quest’anno di regalarci anche un libro (no, non quello da colorare che trovi nell’apposita sezione per i bambini, perché metti caso che a tuo figlio piacciano i cantieri misto unicorni, posso dire ad oggi la loro unica grande idea). Il libro uscito l’11 febbraio si intitola “Tracce di Futuro” ed è gratuitamente scaricabile sul loro sito. Dieci anni di Torino‑Lione raccontati dai “professionisti” che ci hanno lavorato, ex ministri, dirigenti, commissari e “VIP” della ferrovia, tutti intenti a spiegare quanto sia stata avvincente la costruzione (perlomeno quello che hanno fatto finora) dell’infrastruttura più contestata d’Europa, loro che nonostante le avversità non si sono arresi (cringe). Ovviamente senza mai incontrare chi subisce i cantieri sulla pelle e senza l’intervista di qualcuno che in Val di Susa o in Maurienne ci viva. La valle diventa un concetto astratto, utile solo come contorno decorativo. Ogni conflitto, ogni danno sociale, ogni comunità che resiste è cancellato. Foto e consigli operativi dipingono un progresso ordinato, pulito, dove le persone reali sono invisibili, senza possibilità di parola. La narrazione di TELT è – come sempre- mero spettacolo e propaganda.
Il modello che viene portato avanti è chiaro: la valle non deve essere abitata, deve essere sfruttata. Tutto ciò che, d’altronde, non può essere romanticizzato sulla carta, ossia i cantieri permanenti, i camion, le polveri, l’acqua inquinata e i territori militarizzati. Le comunità in questo modo sono da piegare, non da ascoltare. Il danno sociale e ambientale è un “effetto collaterale”, minimizzato e alle volte addirittura negato completamente. Chi vive la valle paga, chi decide incassa. Il TAV svuota case, cancella comunità, consuma territorio. Ma la propaganda parla di “opportunità”. L’importante è che i cantieri funzionino, che le ruspe abbiano il loro ritmo, che la narrazione resti intatta.
Sempre lo stesso copione, lo stesso rumore. In Italia e in Francia siamo uniti in effetti, grazie a TELT, dallo stesso scenario. Comprati terreni, immobili, silenzi. Le vite reali si spostano, i profitti no. Chi decide resta lontano, blindato nel proprio tornaconto, mentre chi perde tutto si arrangia da solo tra carte, inghippi burocratici e filo spinato. È tutto chiarissimo: non serve nemmeno più fingere.
TELT, il governo, le istituzioni si fanno attori travestiti da fautori del progresso. Parlano di modernità mentre riducono i territori a colate di cemento e le persone a disturbo.
Tutto il resto è propaganda, con il solito sorriso di chi da trent’anni firma decisioni sulla pelle degli altri.
Però, se proprio vuoi partecipare alla festa, puoi prenotare la tua gita al cantiere comodamente dal sito di TELT o andare a chiedere risposte di vita agli sportelli informativi di Susa e Chiomonte. Porta il casco, la pazienza… e magari anche una pala, così finalmente puoi sentirti parte dell’avventura collettiva.
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