In Europa le ragioni dei No Tav di Sonia Alfano
da ilFattoQuotidiano.it La “Legge di stabilità” è stata approvata e verrà ricordata dai più come l’ultimo atto del Governo Berlusconi IV (speriamo l’ultimo che l’Italia conosca nella sua storia). Scarsa attenzione è stata dedicata ai suoi contenuti. All’art. 19 della Legge si realizza compiutamente il progetto politico di criminalizzazione del dissenso e di stupro della volontà popolare, con obiettivo la Val di Susa e i comitati pacifici (come dimostra la manifestazione del 23 ottobre scorso) che si oppongono alla costruzione del Tav Torino-Lione. Le zone dove dovranno sorgere i cantieri, infatti, diventano “aree di interesse strategico nazionale” e chiunque vi si introduca abusivamente ovvero impedisca o ostacoli l’accesso autorizzato a tali aree, è punito con l’arresto da tre mesi a un anno e con un ammenda fino a 309 euro. Mi sono fatta promotrice, insieme a Gianni Vattimo, di una lettera ai presidenti delle tre principali istituzioni europee (Barroso, Van Rompuy e Buzek) che è stata sottoscritta da 24 eurodeputati, nella quale si esprime profonda preoccupazione per le conseguenze della militarizzazione di un’intera valle e si chiede di accogliere la richiesta dei cittadini di predisporre studi imparziali riguardo l’analisi costi-benefici dell’opera e di organizzare una delegazione del Parlamento Europeo in loco. Inoltre mercoledì al Parlamento Europeo, a Strasburgo, ho organizzato una conferenza-dibattito dal titolo “Prospettive del Progetto Prioritario TEN-T n.6 (Lione-Torino) tra opposizione popolare e crisi finanziaria ed economica dell’Europa” durante la quale interverranno il Prof. Marco Ponti, il Prof. Sergio Ulgiati e l’Ing. Ivan Cicconi per fornire il loro esperto punto di vista sulla reale utilità dell’opera (diretta streaming a partire dalle 15 su www.soniaalfano.it). Nel programma dell’evento è previsto un dibattito, con gli interventi di eurodeputati a favore e contrari al Tav. Purtroppo, devo dirlo con estremo rammarico, i 10 parlamentari Pd-Pdl che a vario titolo si occupano o si sono occupati dell’argomento, hanno tutti declinato l’invito. Allo stesso modo si è comportato il commissario del Governo italiano Mario Virano, anch’egli invitato, anch’egli impegnato. Ovviamente non metto in dubbio l’esistenza degli impegni già presi, ritengo però che, come troppo spesso si è verificato nella lunga vicenda del progetto Lione-Torino, anche stavolta rischia di venir meno un serio confronto politico tra gli argomenti No Tav e quelli pro-Tav. Il “senso di responsabilità”, da alcuni evocato come cortina dietro la quale celare tutti quei provvedimenti che nulla hanno a che fare con l’interesse collettivo, dovrebbe imporre proprio in questo delicato momento una riflessione sulla strada da imboccare per il futuro del nostro Paese: cemento, grandi opere, sperperi di denaro pubblico, regali alle mafie, criminalizzazione delle popolazioni locali? No, grazie. E se i partiti e le coalizioni continueranno a scegliere questo approccio, nessun problema. Io continuerò a scegliere i cittadini. La “ragion di partito” non mi appassiona, è solo un modo per nascondere le proprie responsabilità politiche dietro un simbolo. Il confronto è democrazia, l’interesse da perseguire è quello dei cittadini (e non quello dei partiti).
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