In Clarea il liquido lubrificante si smaltisce a terra. E si seppellisce.
di Gabriella Tittonel – Tg Valle Susa – Pioggia battente, neve sulle montagne intorno, freddo: questo lo scenario che ha accolto i partecipanti all’iniziativa della pulitura dei sentieri in Clarea di domenica scorsa. Iniziativa che ha visto il contenuto numero di persone non impegnate con falcetti, tosaerba e quant’altro, questo a causa delle condizioni meteorologiche non certo favorevoli, ma che si sono dedicate a piacevoli conversazioni all’ora di pranzo sotto il tendone e a passeggiate attente intorno alle reti, facendo tesoro di quanto venivano a scoprire.
Le osservazioni prima di tutto sono andate alla zona delle prese d’acqua in fondo al cantiere, nella zona interessata dalla moria di pesci di cui a oggi non è dato conoscerne la causa: intensamente colorata di verde marcio l’acqua dalle alghe, nel corso delle ore dilavata da un maggior gettito d’acqua fatta giungere nelle condotte. Situazione questa che i vari visitatori possono osservare ogni giorno regolarmente da tempo.
Ma la sorpresa per tutti è stata quella di scoprire l’esistenza di due bacini (baciass) in prossimità delle trivelle che operano nel cantiere, contenenti del liquido biancastro, con tutta probabilità frutto degli scarichi delle trivelle, quindi contenenti fanghiglia prodotta dal liquido che serve a lubrificarle (acqua emulsionata con olio). Scarichi dunque di tipo industriale, da smaltire in modo appropriato. Ma quanto ha destato l’attenzione di tutti verso il tardo pomeriggio è stata la messa in funzione di alcuni escavatori che hanno accuratamente coperto di terra la fanghiglia, consegnandola al terreno sottostante… Insomma, nel cantiere pare che lo smaltimento lo farà il terreno, che drenerà quanto gli viene consegnato, poi l’aria e il sole seccheranno il fango….
Toscana docet!
Storie parallele di alta velocità?
Pane amaro consegnato ai figli dei corrotti. Questo quanto ricordato da Papa Francesco in una sua omelia di alcuni giorni fa. E qui parrebbe pane amaro e avvelenato… Sul quale i visitatori non hanno potuto che fare ipotesi e del quale, come poi accade a qualche decennio di distanza, verranno a occuparsene magari le procure. Per scoprirne i responsabili. Ma non certo i colpevoli, perché colpevoli, è un fatto, saranno tutti coloro che avranno, in modo consapevole o inconsapevole, accettato questa situazione.
E intanto oggi agli amministratori viene chiesta fiducia su quanto si sta facendo… Il timore è che si tratti della stessa fiducia che si è chiesta a vario titolo nella terra dei fuochi. Che oggi sta consegnando alle generazioni conti devastanti.
Gabriella Tittonel
11 novembre 2013
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