
Impregilo e non solo. Il ponte mai fatto ingrassa i costruttori
IL GOVERNO INSISTE CON LO SPRECO: 300 MILIONI PRESI DAI FONDI PER IL SUD, E NON SONO GLI ULTIMI- di Giorgio Meletti, “Il Fatto Quotidiano”,14 ott. 2012
Dopo il danno, la beffa. Prima lo spreco di 300 milioni di denaro pubblico, spesi in studi preparatori, cioè per tenere in piedi il carrozzone della società Stretto di Messina. Adesso lo stanziamento di altri 300 milioni per risarcire i costruttori della mancata esecuzione di un’opera, il mitico ponte a campata unica di 3300 metri, da sempre considerata irrealizzabile. Beffa nella beffa: con la legge di Stabilità il governo ha messo le penali in conto al “Fondo per lo sviluppo e la coesione”, quello per il Sud gestito dal ministro Fabrizio Barca, secondo la tradizione di mettere la faccia più presentabile sulle operazioni più impresentabili. Ma adesso si apre la vera partita: non è detto che i costruttori del consorzio Eurolink (la Impregilo di Gavio e Benetton, la cooperativa rossa Cmc di Ravenna, la Condotte del gruppo Ferrocemento) si accontentino dei 300 milioni. La capacità dei manager pubblici di fare autogol potrebbe portare il conto molto vicino a un miliardo. Basti pensare che la spesa prevista è passata dagli originali 3,9 miliardi a 8,5. E le penali potrebbero adeguarsi.
Il re dell’autogol si chiama Pietro Ciucci. Una vita fa era un dirigente dell’Iri, e piaceva molto a Romano Prodi che lo impose alla presidenza dell’Anas. L’Anas è il primo azionista della Stretto di Messina spa, di cui Ciucci è oggi presidente, dopo che si è appassionato al ponte. Ciucci è anche commissario governativo per la realizzazione dell’opera, su nomina di Silvio Berlusconi che apprezzò la sua passione per il ponte tanto costoso quanto impossibile.
Nel 2005 la Stretto di Messina fece la gara internazionale per l’appalto del ponte più ardimentoso mai pensato dall’uomo, e curiosamente gareggiarono solo costruttori italiani, la cordata Impregilo, allora guidata dalla famiglia Romiti, e l’Astaldi. I grandi gruppi internazionali si tennero alla larga, senza capire che c’era la possibilità di guadagnare un sacco di soldi con il minimo sforzo. Infatti Impregilo, pur di vincere, fece un’offerta stracciata, 3,9 miliardi contro una base d’asta di 4,4. L’Astaldi fece ricorso al Tar, sostenendo che quell’offerta doveva essere esclusa per il “ribasso anomalo”. Il Tar del Lazio, presieduto da un esperto di grandi affari con soldi pubblici come Pasquale De Lise, respinse il ricorso.
Ciucci si precipitò a firmare, il 27 marzo 2006, il contratto con Eurolink, che prevedeva ovviamente l’unica cosa davvero interessante del ponte impossibile: una penale pari al 10 per cento dell’opera a favore di Eurolink se alla fine avesse prevalso il buonsenso e tutto si fosse fermato. Da quel momento è scattato il conto alla rovescia: dopo sei anni di paziente attesa, adesso Impregilo, Cmc e Condotte passano all’incasso.
Ma i sei anni non sono passati invano. Secondo le accuse di associazioni ambientaliste non estremiste (Wwf, Fai, Italia Nostra, Legambiente), che si sono già rivolte alle procure della Repubblica competenti, Ciucci in tutti questi anni ha condotto una danza che non poteva non portare al pagamento delle penali. Nella sua molteplicità di funzioni (controllore, controllato, affidatore dei lavori, commissario governativo, azionista della Stretto di Messina, manager della Stretto di Messina), mai contestata da alcuno perché l’affare del ponte soddisfa tutte le parti politiche, ha prodotto una serie di atti e contratti in questi anni nei quali gli stessi avvocati faticano a districarsi.
Il risultato è che, se nel contratto firmato nel 2006 era previsto il recesso dal contratto senza pagamento di penali se il Cipe (cioè il governo) avesse bocciato il progetto definitivo redatto da Eurolink, nel 2009 la Stretto di Messina ha modificato il contratto, stabilendo che la penale scatta anche senza pronunciamento del Cipe. Basta che il progetto sia stato approvato dalla Stretto di Messina, cosa che Ciucci si è affrettato a fare nel 2011. Quando poi il governo Monti, all’inizio del 2012, ha “definanziato” il ponte, Ciucci, come presidente di una società formalmente privata, la Stretto di Messina, ha fatto ricorso direttamente al presidente della Repubblica. Il ministro delle Infrastrutture, Corrado Passera, non ha fiatato. Se devono comandare i tecnici, chi è più tecnico di Ciucci? E i grandi costruttori incassano, come piace al governo Monti.
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