
Il rilancio del Comitato di Supporto: dialogo a senso unico firmato Regione Piemonte
La Regione Piemonte accelera sulla tratta nazionale della Torino-Lione tra Avigliana e Orbassano rilanciando il “Comitato di supporto” incaricato di accompagnare l’avanzamento dell’opera e affrontarne le criticità. Un organismo che viene presentato come luogo di confronto con i territori ma che, nei fatti, sembra configurarsi come uno strumento utile a gestire e assorbire le opposizioni locali mentre il progetto continua il proprio iter.
Come noto, questo tavolo non nasce oggi. Il Comitato era già stato annunciato dalla Regione all’inizio di marzo e si era insediato ufficialmente il 18 marzo al Grattacielo Piemonte, alla presenza di tecnici, Rfi, sindaci e amministratori locali. In quell’occasione la Regione aveva parlato apertamente di un “percorso strutturato di accompagnamento” finalizzato a garantire un avanzamento efficace e coordinato dei lavori sulla tratta nazionale.
Nel corso della nuova riunione del 13 maggio sono stati istituiti sei tavoli tecnici dedicati a cantierizzazione, terre e rocce da scavo, opere compensative, accessibilità e viabilità, risorse idriche e monitoraggio ambientale. Gli enti territoriali coinvolti hanno presentato 110 osservazioni articolate in 16 macro temi. Al tavolo siedono Comuni della bassa valle e dell’area metropolitana torinese, Città Metropolitana, Unione Montana, Enti Parco e Arpa Piemonte.
La tratta Avigliana-Orbassano costituisce, all’oggi, uno dei segmenti più impattanti della futura linea: circa 24 chilometri di nuova infrastruttura funzionali al collegamento con lo scalo merci di Orbassano e con il corridoio europeo. Un progetto che continua ad avanzare nonostante le criticità ambientali e territoriali emerse e le forti preoccupazioni espresse da amministrazioni locali e abitanti dei paesi coinvolti.
Non è un caso che la Regione abbia sentito la necessità di aprire tavoli specifici su terre di scavo, risorse idriche, viabilità e monitoraggio ambientale: significa che gli impatti dell’opera sono già evidenti e impossibili da minimizzare. Dietro la retorica del “dialogo con il territorio” si nasconde infatti la gestione delle conseguenze prodotte dall’avanzamento dei cantieri: milioni di metri cubi di materiale (tra cui smarino) da movimentare, aumento del traffico pesante, pressione sulle falde e trasformazione permanente di ampie porzioni di territorio. Più che strumenti di partecipazione reale, questi tavoli si configurano come dispositivi utili a rendere compatibili e governabili impatti che le comunità locali denunciano a gran voce.
Alcuni amministratori, però, hanno già preso le distanze dall’impostazione del Comitato. Il Comune di Avigliana, presente alla prima seduta di marzo, aveva precisato che la propria partecipazione era finalizzata esclusivamente all’analisi critica del progetto e “non certo a supporto dell’opera”, contestando apertamente anche la denominazione scelta dalla Regione. Tra le criticità sollevate figuravano l’assenza della valutazione di impatto sanitario, le modifiche sostanziali intervenute rispetto al progetto originario e i rischi legati a consumo di suolo, cantierizzazione e risorse idriche.
Mentre si moltiplicano organismi tecnici e strumenti di “condivisione”, si continua dunque ad andare avanti dentro una logica già vista: decisioni prese dall’alto e territori chiamati a subirne le conseguenze. E il fatto stesso che le istituzioni debbano predisporre tavoli permanenti per affrontare acqua, cantieri, traffico e monitoraggi restituisce la misura della devastazione che questo progetto rischia di produrre sui territori attraversati dalla nuova linea.
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